(AP Photo/Andreea Alexandru)

I filtri per ripulire l’aria dal coronavirus

Una nuova ricerca preliminare ha sperimentato i filtri HEPA negli ospedali, rilevando una minore concentrazione delle particelle virali

(AP Photo/Andreea Alexandru)

Una nuova ricerca preliminare realizzata in alcuni reparti ospedalieri per malati di COVID-19 ha dimostrato come un particolare tipo di filtri (HEPA) sia piuttosto efficace nel ridurre la circolazione del coronavirus nell’aria. Lo studio conferma quanto avevano rilevato altri ricercatori nei mesi scorsi, che avevano però svolto le loro analisi in un ambiente controllato e non in condizioni realistiche, come le stanze e le corsie di un ospedale. I filtri HEPA potrebbero contribuire a ridurre il rischio di contagio negli ambienti al chiuso, soprattutto nei casi in cui non sia possibile cambiare l’aria aprendo porte e finestre.

In quasi due anni di pandemia, gli ospedali si sono rivelati tra gli ambienti a maggior rischio per i contagi da coronavirus, nonostante le precauzioni assunte dal personale sanitario.

Le particelle virali emesse dai malati nella loro fase contagiosa possono rimanere a lungo in sospensione nell’aria (aerosol), e se inalate per un certo periodo di tempo e a determinate concentrazioni possono causare nuovi contagi. Per questo motivo è importante aerare spesso gli ambienti al chiuso, attività che può essere svolta senza particolari problemi in molti ambienti di lavoro e domestici, ma che è più difficoltosa nei reparti degli ospedali, dove spesso il ricambio d’aria è gestito dai sistemi di aerazione per il riscaldamento e l’aria condizionata.

A inizio pandemia diversi gruppi di ricerca si erano chiesti se i filtri più indicati per ripulire l’aria, come quelli HEPA (da High Efficiency Particulate Air filter), fossero anche in grado di ridurre la quantità di coronavirus negli aerosol. I test avevano dato risultati positivi, ma erano stati svolti in ambienti controllati dove si potevano escludere molte variabili rispetto a ciò che avviene fuori dai laboratori.

Gli esiti di quelle ricerche avevano indotto molti ospedali a dotarsi di filtri HEPA portatili, da utilizzare nei reparti affollati di malati di COVID-19, in modo da ridurre la circolazione per via aerea del virus. Non era però chiaro se l’efficacia riscontrata in laboratorio fosse mantenuta anche in condizioni reali, con il rischio di dare un falso e rischioso senso di sicurezza agli operatori sanitari.

Le cose da sapere sul coronavirus

Gli autori della nuova ricerca hanno quindi pensato di mettere alla prova i filtri HEPA in condizioni più realistiche in ospedale. Li hanno installati in un reparto e in una terapia intensiva dedicati ai malati di COVID-19. I ricercatori hanno poi raccolto campioni dell’aria per una settimana mentre i filtri erano attivi, e per altre due settimane quando i sistemi di filtraggio erano stati spenti.

Nel reparto normale la presenza del coronavirus nell’aria è stata rilevata solo quando il filtro era spento, mentre era pressoché assente nella settimana in cui era rimasto acceso. Nel reparto di terapia intensiva le cose sono andate un po’ diversamente: le particelle virali del coronavirus non erano molto presenti né nella settimana con il filtro acceso né nelle successive due settimane con il filtro spento. I ricercatori ipotizzano che la minore circolazione del coronavirus in terapia intensiva sia dovuta al fatto che i pazienti arrivino in quel reparto a diversi giorni dalla manifestazione dei primi sintomi, quindi in una fase in cui sono meno contagiosi.

Lo studio, che deve essere preso con qualche cautela in attesa di una sua revisione, segnala che l’impiego dei filtri HEPA sia consigliabile soprattutto nei normali reparti COVID, rispetto alle terapie intensive dove sembra esserci una minore concentrazione di coronavirus nell’aria. Come prevedibile, il gruppo di ricerca ha inoltre notato che nella settimana con i filtri HEPA attivi si era ridotta la circolazione di numerosi altri patogeni (come virus e batteri), che sono la principale cause delle infezioni che si contraggono tipicamente in ospedale.

Sulla base delle ricerche svolte in passato e durante la pandemia, l’impiego dei filtri HEPA è stato consigliato da numerosi esperti e in alcuni casi dalle istituzioni sanitarie, non solo in ambiente ospedaliero. Filtri di questo tipo sono utilizzati sugli aeroplani e su altri mezzi di trasporto e possono contribuire a ridurre la circolazione del coronavirus, quando impiegati insieme a sistemi che garantiscano un flusso di aria verticale.