(Sean Gallup/Getty Images)
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  • domenica 12 Settembre 2021

«Un imprevisto è la sola speranza»

Scriveva Eugenio Montale – morto 40 anni fa – di un viaggio preparato troppo scrupolosamente

(Sean Gallup/Getty Images)

Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni (di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano
le guide Hachette e quelle dei musei,
si scambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;
prima del viaggio si informa
qualche amico o parente, si controllano
valigie e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima
del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è OK e tutto
è per il meglio e inutile.

E ora che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.

Eugenio Montale, “Prima del viaggio”, da Satura

Sono passati quarant’anni dalla morte di Eugenio Montale, il grande poeta italiano che ricevette il premio Nobel per la letteratura nel 1975. “Prima del viaggio” è una delle poesie di Satura, una raccolta che mette insieme componimenti scritti tra il 1962 e il 1970: è quella di cui fa parte la celeberrima “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” dedicata alla moglie Drusilla Tanzi, detta “Mosca”, ma anche poesie parodiche e di critica alla modernità. Montale morì il 12 settembre 1981, quarant’anni fa.

– Leggi anche: Un’altra poesia di Montale (non una di quelle più conosciute)