Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim, vincitori a pari merito della medaglia d'oro nel salto in alto alle Olimpiadi di Tokyo (Patrick Smith/Getty Images)

Gianmarco Tamberi sulla sua medaglia d’oro a pari merito

«Non dovrebbe mai toccare all'atleta decidere» ha detto parlando della finale di salto in alto alle Olimpiadi di Tokyo

Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim, vincitori a pari merito della medaglia d'oro nel salto in alto alle Olimpiadi di Tokyo (Patrick Smith/Getty Images)

Giovedì sera l’atleta italiano Gianmarco Tamberi gareggerà nella finale del salto in alto al meeting di atletica leggera di Zurigo, in Svizzera, competizione che fa parte della Diamond League. Per Tamberi è la gara più importante della stagione dopo le Olimpiadi di Tokyo, in cui aveva vinto la medaglia d’oro a pari merito con il qatariota Mutaz Essa Barshim.

In un’intervista a Repubblica, parlando del perché lui e Barshim avevano deciso di condividere la medaglia, Tamberi ha detto di ritenere che il regolamento andrebbe cambiato e che non dovrebbe essere lasciata agli atleti la possibilità di scegliere per il pari merito:

«Non dovrebbe mai toccare all’atleta decidere il pari-merito. Non è giusto, e se uno dei due non è d’accordo che si fa, si tira la monetina? […] Dovrebbe decidere il regolamento, senza possibilità di accordo. A noi va il compito di saltare, e basta. Tokyo è stato un fatto eccezionale, ma ha fatto comodo a tutti, perché altrimenti la finale dei 100 metri sarebbe stata ritardata e alla programmazione televisiva non andava bene. Chi garantiva che io e Barshim non avremmo continuato a fare pari misure per ancora un’altra ora? E chi mi dice che magari il mio oro non abbia motivato Jacobs a pensare che anche lui ce la potesse fare?»

A Tokyo Tamberi e Barshim avevano saltato le stesse misure senza errori (2,24 metri, 2,27, 2,33 e 2,37) e poi avevano commesso tre errori ciascuno sulla misura di 2,39 metri. A quel punto erano già sicuri di aver vinto almeno la medaglia d’argento e avrebbero potuto decidere di contendersi l’oro con uno spareggio, ma avevano deciso di non farlo e accettare entrambi l’oro. Tamberi ha raccontato che era stato Barshim a chiedere al giudice di poter condividere la medaglia d’oro, e che lui aveva accettato senza esitazione anche a causa dell’amicizia che lo lega al qatariota.

«È stato Barshim a chiedere al giudice: possiamo vincere tutti e due? Poi mi ha guardato, come a dire: ci stai? Non c’è stato nemmeno bisogno della mia risposta. E chi ero io per rifiutare un oro all’Italia? Avessi detto no e l’avessi perso mi avrebbero sommerso di critiche: presuntuoso, superbo, egoista. È stata un’occasione unica di amicizia».

Al meeting di Zurigo, però, non ci sarà Barshim tra i finalisti, e nel caso di vittoria Tamberi potrebbe diventare il nuovo numero 1 nel ranking mondiale. In finale gareggerà contro il bahamense Donald Thomas, il canadese Django Lovett, l’ucraino Andriy Protsenko, il russo Ilya Ivanyuk e il bielorusso Maksim Nedasekau.