Favara (Google)
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  • lunedì 16 Agosto 2021

È stato ucciso un ex presidente del consiglio comunale in provincia di Agrigento

Salvatore Lupo, di Favara, è stato ucciso con tre colpi di pistola in pieno giorno, da un uomo a volto scoperto

Favara (Google)

Salvatore Lupo, ex presidente del consiglio comunale di Favara, una città di 32.500 abitanti a dieci chilometri da Agrigento (Sicilia), è stato ucciso intorno alle 18 di domenica con tre colpi di pistola alla testa. L’omicidio è avvenuto nel centro della città, all’interno dello Snack american bar, in via IV Novembre. Lupo ha fermato la sua auto, una Porsche Macan, fuori dal bar, è entrato e ha chiesto al titolare di poter andare in bagno. Quando è uscito, un uomo, che lo aspettava all’esterno del bagno, gli ha sparato alla testa. L’assassino era a volto scoperto, è uscito tranquillamente dal bar e sembra si sia allontanato a bordo di un’auto guidata da un’altra persona (quest’ultima informazione non è ancora stata confermata ufficialmente, e va presa con cautela).

Salvatore Lupo, 45 anni, era piuttosto noto nell’agrigentino per la sua attività di imprenditore di residenze per anziani e comunità per il sostegno a minori con problemi psichici. Si era anche impegnato in politica nel centrodestra siciliano. Era entrato nel consiglio comunale di Favara nel 2011 eletto con l’MPA, il Movimento per le autonomie fondato da Raffaele Lombardo (presidente della Sicilia dal 2008 al 2012), schierato con il centrodestra. Nel 2015 era diventato presidente del consiglio comunale. L’anno successivo, con la vittoria alle elezioni del candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, Anna Alba, non era più rientrato tra gli eletti in consiglio (Alba si è dimessa pochi giorni fa per contrasti con i vertici del Movimento in Sicilia).

L’indagine sull’omicidio è affidata ai pubblici ministeri Paola Vetro e Barbara Cifalinò, che stanno cercando di fare chiarezza sui contrasti che Lupo aveva avuto recentemente con alcuni soci (anche familiari) di una serie di strutture destinate alla cura degli anziani. Il titolare del bar dove è avvenuto l’omicidio è riuscito a fornire un identikit dell’assassino.

Per ora non sembra essere seguita più di tanto la pista che porta alla criminalità organizzata. Il nome di Lupo non è mai emerso in indagini sulla mafia agrigentina che pure ha coinvolto Favara a più riprese. L’ambiente in cui è avvenuto l’omicidio è infatti a forte connotazione mafiosa.

Nel 2003, proprio nel giorno di Ferragosto, Carmelo Miloti, un imprenditore vicino a Giovanni Brusca (il boss corleonese, ora collaboratore di giustizia, autore con altri dell’attentato a Giovanni Falcone), fu assassinato mentre era seduto sulla poltrona del barbiere nel centro della cittadina. Più recentemente, l’inchiesta “Mosaico” della Procura di Agrigento si è occupata di una faida violentissima tra favaresi e persone che abitano in Belgio per il controllo del traffico di stupefacenti e armi. Tra il 2016 e il 2018, nel corso della guerra di mafia, cinque persone sono state uccise e ci sono stati altrettanti tentati omicidi.

Il 20 maggio Lupo era stato rinviato a giudizio nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Agrigento denominata “Catene Spezzate”. Secondo le accuse, in una comunità di Licata per il sostegno a minori con problemi psichici – la Suami cooperativa onlus, di cui Lupo era amministratore unico – avvenivano maltrattamenti sia fisici sia psichici ai danni dei ragazzi ospiti. Il caso era emerso nel 2017 grazie a una insegnante che aveva notato lividi ed escoriazioni sul corpo di uno dei suoi studenti, ospitato nella comunità alloggio. Pochi mesi dopo, la cooperativa Suami  era finita al centro di un’altra inchiesta, chiamata “Stipendi Spezzati”. Si trattava di un caso di estorsione: in pratica, ai dipendenti veniva dato uno stipendio, già decurtato, che poi in parte dovevano restituire al proprio datore di lavoro.

La pratica avrebbe riguardato venti lavoratori delle strutture guidate da Lupo: i dipendenti, minacciati di licenziamento, avrebbero consegnato ai dirigenti delle strutture bancomat e codici PIN con cui, secondo le accuse, sarebbe stata prelevata un’ampia quota di quanto era stato precedentemente versato. Anche per questa inchiesta Lupo, il 7 giugno, era stato rinviato a giudizio.