Un negozio di armi a Lake Barrington, Illinois, Stati Uniti (Scott Olson/Getty Images)
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  • giovedì 5 Agosto 2021

Il Messico ha fatto causa alle aziende di armi degli Stati Uniti

Avrebbero consentito che le loro armi finissero ai gruppi criminali di narcotrafficanti, dice il governo messicano

Un negozio di armi a Lake Barrington, Illinois, Stati Uniti (Scott Olson/Getty Images)

Mercoledì il governo messicano ha annunciato di aver fatto causa a 10 società statunitensi che producono armi, sostenendo che la loro mancanza di controlli nella vendita abbia alimentato il traffico illegale di armi tra i gruppi criminali dei cartelli della droga del Messico.

È la prima volta che un governo straniero fa causa alle società di armi americane: nella causa, intentata presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti a Boston, si accusano le società americane di aver facilitato attivamente la circolazione di armi in Messico, dove le regole sulla vendita ai privati cittadini sono molto più severe che negli Stati Uniti. Tra le aziende citate in giudizio ci sono Smith & Wesson, Barrett Firearms Manufacturing, Beretta USA, Glock e Colt’s Manufacturing, cioè le principali società produttrici di armi negli Stati Uniti.

La causa è stata annunciata in una conferenza stampa dal ministro degli Esteri messicano Marcelo Ebrard, che ha detto che «se non presentiamo una causa come questa e non la vinciamo, non capiranno mai, continueranno a fare la stessa cosa e noi continueremo ad avere morti ogni giorno nel nostro paese».

Secondo un recente rapporto del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, circa il 70 per cento delle armi in possesso dei criminali messicani è stato prodotto da società statunitensi. La causa del governo messicano arriva dopo che per anni aveva fatto pressioni sugli Stati Uniti affinché aumentassero i controlli sulla vendita di armi nel paese e sul contrabbando di queste oltre il confine: le armi che finiscono nelle mani dei criminali messicani vengono infatti comprate da cittadini americani che non hanno precedenti penali, che quindi possono acquistarle molto facilmente, e che poi le rivendono in Messico.

Secondo il governo messicano le società di armi non avrebbero fatto nulla per scoraggiare o interrompere questa pratica illegale, e anzi l’avrebbero promossa, producendo armi appositamente pensate per il mercato messicano. Nella causa si cita il caso di una pistola prodotta da Colt, una calibro .38 con inciso il volto dell’eroe rivoluzionario messicano Emiliano Zapata e una citazione a lui attribuita: «È meglio morire in piedi che vivere in ginocchio». Questa pistola venne usata nel 2017 per uccidere la giornalista Miroslava Breach Velducea, che stava indagato sui legami tra politici e criminalità organizzata.

Nella causa il governo del Messico ha chiesto alle società un risarcimento danni totale di 10 miliardi di dollari (circa 8,5 miliardi di euro), oltre a controlli più severi sulle vendite. Secondo il governo messicano ci sono precedenti legali che fanno sperare che la causa possa andare a buon fine: di recente, per esempio, la società di armi Remington si è offerta di pagare 33 milioni di dollari (27 milioni di euro) alle famiglie delle vittime della strage del 2012 nella scuola di Sandy Hook, in Connecticut, per risolvere la causa che queste avevano intentato nei suoi confronti.

Inizialmente Remington si era difesa dicendo di non poter essere citata in giudizio, in base a una legge introdotta nel 2005 che protegge le società di armi dall’essere ritenute responsabili quando sono stati commessi reati con i loro prodotti. La tesi di Remington era però stata però respinta dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, dato che le armi usate nella strage erano prodotte per scopi militari.

La Casa Bianca ha risposto alla causa del Messico dicendo che il presidente Joe Biden si è impegnato per cambiare le regole sulla vendita di armi negli Stati Uniti, chiedendo al Congresso di renderne più difficile l’acquisto, di reintrodurre il divieto di vendere armi d’assalto (decaduto nel 2004) e di abrogare la legge del 2005 che protegge le società di armi.

Per il governo messicano del presidente Andrés Manuel López Obrador, questo è soltanto l’ultimo tentativo di ridurre l’enorme violenza generata nel paese dal traffico della droga, che ogni anno provoca migliaia di morti. Eletto nel 2018, López Obrador promise di eliminare la violenza (tra le altre cose disse che per risolvere il problema avrebbe usato «abbracci, non proiettili», indicando che avrebbe cercato di risolvere le cause economiche del narcotraffico) ma per ora non ha ottenuto risultati: il tasso di omicidi e crimini legati al traffico della droga in Messico è stabile da quando è entrato in carica.