Gli Stati Uniti hanno bloccato più di trenta siti internet collegati all’Iran ritenuti responsabili di diffondere disinformazione

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha detto di aver bloccato più di trenta siti internet collegati all’Iran ritenuti responsabili di diffondere disinformazione. 33 di questi siti erano gestiti dal Servizio radiotelevisivo islamico di stato, mentre tre erano riconducibili a Kataib Hezbollah, milizia sciita appoggiata dall’Iran. Sulle homepage dei siti oscurati compare una notifica che avvisa del blocco nell’ambito di un’operazione di polizia statunitense; tra questi ci sono per esempio il sito della televisione in lingua araba Alalam TV, quello del canale in lingua inglese Press TV e quello di Lualua TV, un canale indipendente in lingua araba del Bahrein che trasmette dal Regno Unito. I domini dei siti bloccati appartenevano a società statunitensi, ma secondo il dipartimento di Giustizia nessuno dei gruppi che li gestivano aveva ottenuto dal governo degli Stati Uniti le necessarie licenze per usarli.

La notizia arriva pochi giorni dopo la vittoria alle elezioni presidenziali in Iran dell’ultraconservatore Ebrahim Raisi, che potrebbe interferire con i negoziati in corso per ripristinare l’accordo sul nucleare iraniano.

Martedì l’agenzia di stampa iraniana YJC ha detto che la mossa degli Stati Uniti «dimostra che i suoi appelli nei confronti della libertà di parola sono bugie». Già a ottobre il dipartimento di Giustizia americano aveva bloccato 92 siti internet che secondo le autorità statunitensi erano stati utilizzati per diffondere disinformazione e creare instabilità durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti; secondo il dipartimento di Giustizia, questi siti erano gestiti dalle Guardie rivoluzionarie, cioè l’unità dell’esercito iraniano incaricata tra le altre cose di “esportare la rivoluzione” all’estero.

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Il presidente eletto dell'Iran Ebrahim Raisi (AP Photo/ Vahid Salemi, File)