Una manifestazione dei dipendenti Alitalia lo scorso aprile all'aeroporto Fiumicino di Roma (Cecilia Fabiano/LaPresse)

L’accordo tra il governo e la Commissione Europea per la nuova Alitalia

È ancora in fase preliminare, ma prevede una forte discontinuità tra la vecchia compagnia di bandiera e quella che le succederà

Una manifestazione dei dipendenti Alitalia lo scorso aprile all'aeroporto Fiumicino di Roma (Cecilia Fabiano/LaPresse)

Il governo italiano e la Commissione Europea hanno trovato un accordo di massima per dismettere definitivamente la compagnia aerea di bandiera Alitalia e rendere operativa ITA, la compagnia di stato che le succederà (anche se non si sa ancora con quale nome commerciale) nel giro di qualche mese. L’accordo, che deve ancora essere definito nei suoi particolari, è stato raggiunto mercoledì sera dopo una riunione a Bruxelles tra la vicepresidente della Commissione Margrethe Vestager, che ha delega sulla concorrenza, e il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, con la presenza in videoconferenza del ministro dell’Economia Massimo Franco.

L’accordo prevede che la tra vecchia compagnia (Alitalia) e la nuova (ITA), ci sia una totale «discontinuità economica», e questo significa che ITA dovrà cominciare quasi da zero e ottenere tramite gare pubbliche la gestione dei servizi della vecchia Alitalia, come la manutenzione, il marchio e i servizi a terra, ma significa al tempo stesso che ITA non erediterà i debiti della vecchia azienda.

Questo passaggio è particolarmente importante perché la Commissione sta indagando sulla possibilità che gli 1,3 miliardi di euro che lo stato italiano ha versato ad Alitalia negli ultimi anni costituiscano aiuti di stato: se lo fossero andrebbero restituiti, e grazie alla discontinuità tra le due aziende non sarà ITA a doverlo fare.

Alitalia è in gravissima crisi da oltre trent’anni, e si stima che tra il 2017 e oggi (e probabilmente anche da prima) la compagnia abbia perso all’incirca un milione di euro al giorno. Dopo diversi tentativi fallimentari di acquisizione da parte di compagnie estere, come Air France ed Etihad, alla fine del 2020 il governo Conte creò la nuova società ITA (Italia Trasporto Aereo), controllata al cento per cento dal ministero dell’Economia, e mise Alitalia sotto il suo controllo, di fatto nazionalizzando l’azienda (era stata privatizzata nel 2008).

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L’obiettivo del governo era quello di fare di ITA una nuova compagnia di stato con un piano industriale totalmente nuovo, che avrebbe ridotto rotte, aerei, spese e personale, abbattendo di molto i costi, ma avrebbe mantenuto tutti gli asset e i servizi della vecchia Alitalia.

La Commissione Europea, soprattutto alla luce delle indagini sugli aiuti di stato ad Alitalia, ha chiesto invece che tra le due compagnie ci sia una discontinuità molto chiara, prerequisito fondamentale per evitare che la nuova compagnia si trovi subito oppressa dai debiti della vecchia. «La Commissione e le autorità italiane hanno raggiunto un’intesa comune sui parametri chiave per garantire la discontinuità economica tra ITA e Alitalia», ha fatto sapere un portavoce della Commissione dopo l’incontro tra Vestager, Franco e Giorgetti. «I contatti continueranno ora a pieno ritmo a livello tecnico».

Un altro prerequisito, questo però dipendente dalla volontà del governo, è che le attività della nuova compagnia siano sostenibili dal punto di vista economico, e che ITA riesca a stare sul mercato senza bisogno di prestiti e finanziamenti da parte dello stato, come invece è avvenuto finora con Alitalia. L’obiettivo, secondo il ministro Franco, è «restituire al paese un vettore nazionale di trasporto aereo capace di assicurare collegamenti interni e al di fuori dei confini nazionali, di garantire lo sviluppo dell’operatività e dell’occupazione operando a condizioni di redditività tali da generare un ritorno economico per l’azionista pubblico».

Secondo le indiscrezioni pubblicate dai giornali, il piano concordato, di cui ancora non si conoscono tutti i dettagli, prevede che ITA erediti da Alitalia circa 4.500 dipendenti (meno della metà di quelli attuali: saranno dunque necessari pesanti esuberi), che avranno però nuovi contratti, e circa 60 aerei (anche in questo caso meno della metà di quelli attuali). Tutti gli altri asset di Alitalia, però, saranno messi sul mercato, e per aggiudicarseli ITA dovrà competere in gare pubbliche con altre società potenzialmente interessate.

I due asset più importanti sono i servizi aeroportuali (in gergo handling, cioè i servizi come la gestione dei bagagli) e i servizi di manutenzione: finora sono stati controllati da Alitalia, ma nei prossimi mesi saranno venduti a terzi. ITA potrà comunque mantenere una quota di minoranza nei consorzi che compreranno i servizi, ed eventualmente anche una quota di maggioranza, ma soltanto di uno di questi, secondo le indiscrezioni.

Un altro asset che sarà messo in vendita è il marchio “Alitalia”. Il governo vorrebbe infatti che la nuova compagnia non si chiami ITA, ma che mantenga il nome Alitalia, che ha ancora un notevole richiamo e valore commerciale. Ma anche il marchio sarà messo a gara, dopo che un esperto ne avrà valutato il valore, e ITA dovrà contenderselo con altri potenziali acquirenti.

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Una questione complicata su cui ancora non c’è molta chiarezza è quella del programma fedeltà MilleMiglia, che costituisce di fatto un asset (qualche anno fa il programma fu venduto a Etihad per 111 milioni di euro, una cifra considerata al tempo bassa; in seguito è stato ricomprato): ITA non otterrà un trasferimento automatico della base dei clienti, e dunque anche il programma fedeltà dovrà essere messo in vendita, ma non è chiaro cosa succederà alle miglia già accumulate dai viaggiatori, se andranno perse o ci sarà modo di farle valere con la nuova compagnia.

Mentre il governo si dice soddisfatto dell’accordo raggiunto con la Commissione Europea – anche se, come ha detto Giorgetti ai giornalisti, siamo ancora all’inizio di un percorso molto lungo – il piano non piace ai sindacati, soprattutto a causa dei pesanti esuberi e dei tagli previsti: alcune sigle sindacali (Cub, Acc, Navaid e Usb) hanno indetto una protesta a Roma giovedì 27 maggio, mentre altre (Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto aereo) hanno indetto uno sciopero di quattro ore il prossimo 18 giugno.

Alitalia comunque continuerà a operare per tutta l’estate, e il governo ha già preparato un prestito da 100 milioni di euro per garantire la continuità del servizio. Proseguiranno nel frattempo le trattative e i lavori per il lancio della nuova compagnia, il cui esordio, ha scritto il Sole 24 Ore, dovrebbe essere non prima della fine di settembre 2021.