(Cecilia Fabiano/ LaPresse)
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  • venerdì 21 Maggio 2021

Ogni anno in Italia scompaiono migliaia di persone

E oltre seimila tra quelle denunciate nel 2020 risultano ancora irrintracciabili: di loro si occupa anche una struttura nazionale

(Cecilia Fabiano/ LaPresse)
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All’inizio di maggio sono state riaperte le indagini sul caso di Denise Pipitone, scomparsa il primo settembre del 2004 a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. All’epoca Pipitone aveva quattro anni: nonostante le ricerche e l’attenzione dei media non è mai stata ritrovata. Negli ultimi diciassette anni ci sono state molte segnalazioni infondate e speculazioni in merito alla sua scomparsa. Una di queste teorie, rilanciata alcune settimane fa da una trasmissione televisiva russa, sosteneva che Pipitone fosse stata adottata da una famiglia in Russia quando aveva pochi anni. È stato Giacomo Frazzitta, avvocato della madre di Pipitone, a chiarire che la ragazza russa non era Denise Pipitone. Il ritrovato interesse mediatico ha portato i magistrati della procura di Marsala a riaprire le indagini anche se non è ancora chiaro se ci sono elementi che porteranno a possibili sviluppi.

Il caso di Denise Pipitone ha vari elementi che lo distinguono – età della persona coinvolta, insistenza dei media, diffusione di teorie suggestive ma poco credibili – e negli ultimi anni ha contribuito a tenere alta l’attenzione sul tema delle persone scomparse e sull’importanza delle ricerche anche a distanza di anni dalla denuncia. Ma allo stesso tempo quella di Pipitone è una storia assai meno rara di quanto si possa pensare, una tra le tantissime che compongono un fenomeno a suo modo nascosto, nonostante alcune sue manifestazioni siano periodicamente oggetto di estese coperture mediatiche, anche da parte di seguitissime trasmissioni dedicate come Chi l’ha visto?.

I dati mostrano che il problema delle persone scomparse in Italia è esteso e non si può considerare emergenziale, ma strutturale. Nel 2020 sono state presentate 13.527 denunce di scomparsa: 7.473 persone sono state ritrovate (il dato comprende le persone ritrovate morte), mentre ci sono 6.054 persone che risultano ancora irrintracciabili. Il 74,4 per cento sono maschi, il 25,6 per cento femmine; 55,6 per cento stranieri e 44,4 per cento italiani. Seimila persone sono un numero considerevole: cinquecento al mese, sedici ogni giorno.

«È un fenomeno sociale spesso sottovalutato, ma con numeri importanti: dal 1974 ad oggi sono scomparse 63mila persone ancora da ritrovare». Dal febbraio dello scorso anno la prefetta Silvana Riccio è la commissaria straordinaria per le persone scomparse. Riccio guida un gruppo di funzionari e tecnici specializzati che hanno il compito di aiutare le prefetture a coordinare le ricerche. Non solo: la loro analisi di migliaia di casi ha contribuito a indagare il fenomeno in modo molto approfondito e a realizzare protocolli di intervento utili per le indagini e le operazioni di ricerca sul campo.

«La maggior parte degli scomparsi, il 57 per cento, sono minori», spiega Riccio. «È un tema particolarmente delicato. Stiamo parlando di persone fragili: molti minori sono stranieri non accompagnati che scappano dai centri di accoglienza e oltrepassano i confini italiani diretti verso il Nord Europa, da famigliari o amici, ma ci sono anche molti casi di minori italiani in fuga da situazioni di disagio, da problemi e tensioni famigliari. I dati ci aiutano nel nostro lavoro, anche se non riescono a mostrare l’eccezionalità di ogni singola vicenda».

Negli ultimi cinque anni l’andamento evidenzia un calo delle denunce, soprattutto rispetto alle oltre ventimila registrate nel 2016, ma nel 2020 il dato è calato solo dell’11 per cento rispetto al 2019 nonostante lo scorso anno sia stato eccezionale, a causa degli intensi controlli delle forze dell’ordine per il rispetto delle misure restrittive, in particolare il divieto di spostarsi da casa.

Secondo quanto dichiarato nelle denunce, 10.738 persone sono scomparse per “allontanamento volontario”, casi su cui le forze dell’ordine sono chiamate comunque a indagare, in 1.418 casi non è stata determinata la causa, 689 persone hanno disturbi psicologici, 571 sono scappati da istituti o comunità, 73 sono i minori sottratti al coniuge o a un altro congiunto, 38 le possibili vittime di reato.

È molto complesso affrontare tutti questi casi, non solo perché sono tanti. Ogni persona scomparsa ha una storia particolare, che deve essere indagata con attenzione e senza sottovalutare nessun aspetto, perché spesso il confine tra la scomparsa e l’allontanamento volontario non è ben definito. Quando sono coinvolti minori, inoltre, serve ancora più cautela, così come nei casi in cui la persona ha subìto minacce. La percentuale di persone scomparse che vengono ritrovate morte, poi, non è pubblica.

Quando viene presentata una denuncia, le forze dell’ordine sono obbligate a iniziare le indagini, a comunicare la scomparsa alla prefettura e a inserire i dati dettagliati nella piattaforma che raccoglie tutte le denunce analizzate dalla struttura commissariale. Da una prima analisi si cerca di capire se la situazione è particolarmente critica come nel caso di possibili vittime di reato, persone affette da disturbi neurodegenerativi, psichici o che in passato hanno manifestato una propensione al suicidio. La stessa attenzione viene riservata ai minori. Tutti questi casi vengono considerati a rischio e generalmente viene escluso l’allontanamento volontario.

La prefettura è chiamata ad attuare il piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse. Il piano è diverso per ogni territorio e viene studiato sulla base di caratteristiche geografiche e morfologiche. Se la provincia si trova in una zona montuosa vengono coinvolti il soccorso alpino e le squadre dei vigili del fuoco, mentre su coste, laghi o fiumi sono allertate anche altre squadre specializzate nella ricerca in acqua come la guardia costiera o il nucleo sommozzatori. Il piano contiene anche indicazioni più dettagliate sull’eventuale coinvolgimento dei volontari della Protezione civile e sui mezzi da utilizzare.

Negli ultimi anni il progresso tecnologico ha contribuito a rendere le ricerche più efficaci: vengono utilizzate mappe satellitari sempre più dettagliate, droni per i luoghi più impervi e i cani “molecolari”, una definizione giornalistica per indicare i cani addestrati a fiutare le particelle di odori. «Abbiamo firmato un protocollo con la Guardia di Finanza che metterà a disposizione aerei con un sistema in grado di rilevare fonti di calore sul territorio. Questi strumenti ci consentono di fare un lavoro più efficiente», spiega la commissaria Riccio.

Un altro importante sviluppo riguarda l’analisi e il confronto dei dati archiviati dalla struttura commissariale. Quest’ultimo aspetto è significativo anche nei casi di presunti allontanamenti volontari, quando una persona scompare trasferendosi all’improvviso, spesso in un’altra regione, lasciando i famigliari in una situazione di incertezza. Oggi non è facile rendersi irreperibili: l’utilizzo dei dati e dei controlli incrociati – su movimenti bancari, eventuali registrazioni di affitti e contratti per le utenze, richieste di cure alle aziende sanitarie o ai medici di famiglia – possono essere utili per rintracciare la persona scomparsa, verificare l’esplicita volontà di allontanarsi da casa ed escludere eventuali rischi per la sua salute. Queste novità, però, non hanno aiutato a far diminuire sensibilmente il numero delle denunce e delle persone ancora da ritrovare.

In tutti questi anni in cui sono state promosse molte campagne di sensibilizzazione non è ancora stato passato un principio: la velocità della denuncia è essenziale. Prima si attivano le forze dell’ordine, anche con una chiamata al numero di emergenza 112, e più possibilità si hanno di trovare la persona scomparsa. Lo dicono i dati e l’esperienza. Molti famigliari invece iniziano le ricerche in autonomia, anche quando sanno che i casi sono critici, e le forze dell’ordine sono chiamate a intervenire a ore o addirittura giorni di distanza dal momento della scomparsa. «Denunciare subito è fondamentale, perché ogni minuto che passa diventa più difficile rintracciarlo», è il primo messaggio contenuto nel video istituzionale che mostra come comportarsi nel caso di una persona scomparsa.

Un altro aspetto sottovalutato, e qui il richiamo va anche alle forze dell’ordine, riguarda i dettagli della denuncia. Per cercare una persona servono informazioni precise sulla sua vita, anche quelle che possono sembrare ininfluenti. Il contesto famigliare e sociale, le frequentazioni e l’utilizzo dei profili sui social network sono sempre più importanti per le indagini, in cui può essere coinvolta anche la polizia postale per cercare di rilevare le tracce lasciate in rete. «Bisogna entrare nella vita delle persone, soprattutto quando indaghiamo sulla scomparsa di minori», dice Riccio. «Negli ultimi anni è diventato sempre più centrale il lavoro degli psicologi, che possono aiutare nell’analisi degli aspetti relazionali e del contesto sociale. Offrono anche un sostegno ai famigliari nella gestione della pressione e dell’ansia: un altro intervento che ogni prefettura è tenuta a considerare e su cui sono stati fatti molti passi avanti negli ultimi anni».

La ricerca delle persone scomparse è uno dei pochi ambiti in cui spesso le forze dell’ordine cercano esplicitamente la collaborazione dei media, in particolare giornali locali e trasmissioni televisive. Chi l’ha visto? è una delle trasmissioni più longeve di Rai Tre, va in onda dal 1989 e ogni mercoledì sera viene guardata da milioni di telespettatori tra cui molti fedelissimi che non perdono nemmeno una puntata. Dal 2004 il programma è condotto da Federica Sciarelli e negli ultimi anni oltre a diffondere le foto e le generalità di persone scomparse si è occupato anche di casi storici molto noti tra cui la scomparsa di Denise Pipitone, il presunto rapimento di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, i delitti del Mostro di Firenze, le vicende della banda della Magliana e tanti altri. Sul sito ufficiale della trasmissione si possono trovare le schede di migliaia di persone che le forze dell’ordine stanno cercando in tutta Italia e all’estero.

In generale, la commissaria Riccio dice che in circostanze così particolari come le ricerche di una persona scomparsa i media possono offrire un grande aiuto alle forze dell’ordine, anche se la tendenza ad occuparsi dei casi più eclatanti può causare una sottovalutazione di tutti gli altri. «Diffondere queste notizie in modo appropriato significa fare un servizio alla collettività. Ma bisogna considerare che le indagini coinvolgono anche le procure e in quel caso bisogna avere maggiore cautela per non compromettere il lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine. La collaborazione è importante con i media, le associazioni, chi gestisce social network e spazi virtuali. Tutto può aiutare».

Tra i prossimi obiettivi della struttura commissariale ci sono nuovi accordi per dotarsi di strumenti tecnologici ancora più all’avanguardia, continuare la formazione delle forze dell’ordine, promuovere nuove collaborazioni con le associazioni di psicologi e soprattutto iniziare un progetto che coinvolge le scuole per lavorare sulla prevenzione della scomparsa dei minori, uno degli aspetti più preoccupanti. Studiare le cause degli allontanamenti è fondamentale per ridurre possibili situazioni di disagio dentro e fuori le famiglie, sul web oppure nei rapporti sociali, individuando possibili segnali che possono anticipare un episodio di allontanamento.

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Dove chiedere aiuto
Se sei in una situazione di emergenza, chiama il numero 112. Se tu o qualcuno che conosci ha dei pensieri suicidi, puoi chiamare il Telefono Amico allo 02 2327 2327 oppure via internet da qui, tutti i giorni dalle 10 alle 24.

Puoi anche chiamare l’associazione Samaritans al numero 06 77208977, tutti i giorni dalle 13 alle 22.