Il Giappone estenderà lo stato di emergenza a Tokyo e in altre tre prefetture fino a fine maggio, a meno di tre mesi dalle Olimpiadi

Una donna con la mascherina cammina a Tokyo, in Giappone (AP Photo/Eugene Hoshiko)
Una donna con la mascherina cammina a Tokyo, in Giappone (AP Photo/Eugene Hoshiko)

Il governo giapponese ha deciso di estendere fino a fine maggio lo stato di emergenza già in vigore nelle prefetture di Tokyo, Osaka, Kyoto e Hyogo (le prefetture sono la suddivisione territoriale di primo livello del Giappone e sono 47). La situazione è considerata particolarmente preoccupante perché a Tokyo fra meno di tre mesi è in programma l’inizio delle Olimpiadi, previste per quest’estate dopo il loro rinvio nel 2020. Molti cittadini giapponesi ed esperti hanno chiesto la cancellazione delle Olimpiadi, benché gli organizzatori e il Comitato internazionale olimpico (CIO) avessero già deciso di vietare l’arrivo di spettatori dall’estero e nonostante un recente accordo tra l’azienda farmaceutica Pfizer e il CIO per fornire una vaccinazione contro il coronavirus agli atleti a cui non viene data la priorità nei propri paesi.

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Lo stato di emergenza in Giappone comporta forti misure restrittive di contenimento del coronavirus nelle aree in cui viene proclamato, come la chiusura dei ristoranti e il fatto che i residenti possano uscire di casa solo per motivi di necessità. Altre due prefetture, quelle di Aichi e Fukuoka, entreranno da mercoledì 12 maggio in stato di emergenza, mentre otto prefetture saranno in stato di pre-emergenza, che consente di applicare le misure restrittive in maniera più flessibile.

Il precedente stato di emergenza era stato deciso dal 25 aprile per evitare gli spostamenti delle persone durante la Settimana d’oro, un periodo di festività del paese che finisce il prossimo mercoledì. Le misure però non hanno avuto gli effetti sperati, e una lieve diminuzione dei casi a Tokyo, la capitale del paese, viene attribuita ai minori test che sono stati fatti negli ultimi giorni. Il Giappone è inoltre molto indietro con le vaccinazioni: poco più del 2 per cento della popolazione ha ricevuto una dose di un vaccino.