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  • sabato 27 Marzo 2021

In Myanmar decine di manifestanti sono stati uccisi dall’esercito

Lo riportano i media locali con stime che superano i 90 morti, il bilancio peggiore dall'inizio delle proteste due mesi fa

Sabato in Myanmar decine manifestanti che protestavano contro la giunta militare che ha preso il potere sono stati uccisi dall’esercito. Lo riportano alcuni media locali: il sito di notizie Myanmar Now parla di 91 morti in 40 diverse città, di cui 24 a Yangon, la città più grande del paese, mentre The Irrawaddy parla di 59 morti in 28 località. L’ambasciata statunitense in Birmania ha confermato che le forze di sicurezza stanno «uccidendo civili disarmati».

Dal colpo di stato del primo febbraio, in Myanmar sono in corso grandi manifestazioni contro e ci sono stati numerosi scontri con la polizia e l’esercito, ma non c’erano mai stati così tanti morti in un’unica giornata. Il 27 marzo è la festa nazionale delle forze armate e l’esercito aveva cercato di dissuadere i manifestanti dal protestare avvertendo sulla televisione nazionale che avrebbero potuto essere colpiti alla testa e alle spalle.

Nonostante questo i gruppi che organizzano le manifestazioni avevano diffuso degli appelli per mantenere alta la partecipazione nel corso della giornata. Le proteste sono in corso, oltre che a Yangon, anche a  Mandalay, la seconda città più popolosa, Magway, Mogok, Kyaukpadaung e Mayangone.

Non esistono conteggi ufficiali delle persone morte dall’inizio delle manifestazioni, né da parte delle autorità locali, né delle agenzie di stampa internazionali, ma secondo quello tenuto dal gruppo di attivisti “Associazione di assistenza per i prigionieri politici”, normalmente citato dalle agenzie di stampa internazionali, i morti sarebbero ormai più di 400, considerando le vittime di oggi.

In un discorso trasmesso in TV il generale Min Aung Hlaing, il capo dell’esercito, ha promesso nuovamente che verranno organizzate nuove elezioni, ma non ha detto quando.

Manifestanti contro la giunta militare in una zona di Yangono, il 27 marzo 2021 (AP Photo, La Presse)
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