Alberto Giovanni Gerli (YouTube/Data&Tonic)
  • Italia
  • giovedì 18 Marzo 2021

La strana nomina di Alberto Gerli nel comitato tecnico scientifico

Un imprenditore senza evidenti qualifiche era stato scelto per consigliare il governo sull'epidemia, ma si è dimesso quasi subito

Alberto Giovanni Gerli (YouTube/Data&Tonic)

L’imprenditore e ingegnere 40enne Alberto Giovanni Gerli è stato per un paio di giorni uno dei dodici componenti del nuovo comitato tecnico scientifico, l’organo che consiglia il governo sulle strategie da adottare contro la pandemia da coronavirus. Dopo le estese accuse e polemiche seguite alla sua nomina, giudicata perlopiù inspiegabile vista l’assenza di apparenti qualifiche e meriti scientifici e accademici, si è dimesso giovedì pomeriggio spiegando di voler evitare ai membri del comitato «inutili ostacoli e distrazioni rispetto alle importanti e difficili decisioni che sono chiamati a prendere in un momento tanto delicato per il Paese», secondo una dichiarazione data al Corriere della Sera.

Gerli, che contestualmente alla nomina era stato indicato come appartenente al «mondo statistico e matematico-previsionale», da un anno si occupa in modo amatoriale di numeri legati all’epidemia, avendo cominciato dichiaratamente per noia, ma finora molte delle sue previsioni si sono rivelate clamorosamente errate. Le dinamiche e le origini della sua nomina non erano chiare, e la maggior parte delle fonti sentite dal Post – negli ambienti, partiti e istituzioni che sono stati citati come possibili sponsor di Gerli – hanno detto di non avere idea di chi sia e di come fosse finito lì.

Tra mercoledì e giovedì in molti si erano chiesti cosa ci facesse Gerli nell’organismo consultivo del ministero della Salute e della presidenza del Consiglio, insieme a rispettati scienziati come il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, quello dell’Istituto Superiore di Sanità, il presidente dell’AIFA e altri infettivologi e immunologi. Contattato dal Post, Gerli aveva sostenuto di non sapere con precisione da chi sia stato suggerito per il suo nuovo ruolo, attribuendone le motivazioni al suo lavoro recente sui modelli per prevedere l’andamento dell’epidemia. Un lavoro che però è stato più volte smentito dai fatti, e che in queste ore è ancora assai contestato.

Alberto Giovanni Gerli ha 40 anni e abita a Padova, in Veneto. Nel 2006 si è laureato in Ingegneria gestionale all’università di Padova dopo aver scritto la tesi durante un’esperienza alla Texas A&M University, vicino a Houston, come Gerli ha scritto nel suo curriculum. Non si è mai occupato di sanità, epidemiologia o virologia. «Ingegnere gestionale sognatore, ex-startupper diventato imprenditore, marito, papà di un bambino che spera possa crescere in un mondo in cui si fanno scelte più sostenibili. Innamorato della luce» è la biografia che ha scritto sul suo sito Riflessionitotali.com. È fondatore e amministratore delegato della Tourbillon Tech, un’azienda che si occupa di consulenza aziendale, e prima ancora lo era stato di Arianna, una società nel campo dell’illuminazione a led con cui ha vinto un bando per la sostituzione di 40mila lampioni della città di Roma.

All’inizio della sua esperienza lavorativa ha lavorato nella società di consulenza aziendale Accenture come analista, e alla Sifi Diagnostic di Treviso. Tra il 2016 e il 2019 è stato anche consigliere delegato del gruppo giovani di Confindustria Padova e dal settembre 2019 è responsabile della funzione finanziaria di Gamera Interactive, una startup con sede a Padova che si occupa di videogame. È appassionato di bridge, il gioco di carte. Gioca da 20 anni – «uno sport meraviglioso che a molti di voi ricorderà eleganti signore davanti ad un tè», aveva detto a gennaio al Fatto – e si è candidato alle elezioni della Federazione italiana gioco bridge. Non è riuscito a diventare presidente: ha ottenuto il 34 per cento (127 voti) contro il 66 dell’avvocato Francesco Ferlazzo Natoli, confermato alla guida della federazione.

Le cose da sapere sul coronavirus

In un video pubblicato nel suo canale YouTube “Data & Tonic” – che ospita a oggi quattro video, tre sul Covid e uno intitolato “I numeri per avere successo in amore” – Gerli racconta perché ha iniziato ad analizzare i dati dell’epidemia. «Cinque marzo del 2020, era una notte fredda e buia. Sono a casa, wi-fi lento, Netflix non va. Lavorare? Pfff, poca voglia. Dormire? Troppo presto. Che faccio?». Sollevando un dito come a segnalare una rivelazione, Gerli continua: «Decido di mettermi a studiare un po’ di numeri sul Covid-19. Non sono un epidemiologo, però amo i numeri. 33 per 82? 2.704» dice avvicinandosi al risultato esatto dell’operazione, 2.706.

Come spiega nel video, Gerli già da qualche tempo aveva iniziato ad analizzare i dati dei contagi rilevati in Cina e a studiare un possibile modello predittivo dell’epidemia. In un modello predittivo, come se ne sono visti molti negli ultimi mesi, i dati dei contagi vengono utilizzati per tracciare le curve del contagio e capire quanti potrebbero essere i positivi dopo un certo periodo, prevedendo quando potrebbe esserci il picco e la successiva discesa in base ai fattori esterni.

Il 2 aprile del 2020 scrisse su Twitter all’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al presidente della Regione Veneto Luca Zaia. «Qui c’è il mio modello. Vi tornano i numeri?». Pochi minuti dopo provò a contattare anche l’influencer Chiara Ferragni e suo marito, il cantante Fedez. «Ho fatto con scienziati in prima linea un modello predittivo dell’epidemia, sarà pubblicato su una rivista scientifica. Potrebbe essere utile per prendere le corrette decisioni. Mi aiutate a diffonderlo?» Ci provò anche con Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York, senza risultati.

Gli scienziati in prima linea di cui parla Gerli compaiono nel sito di “Predict Covid-19”, il nome del suo modello predittivo: sono Stefano Centanni, professore del dipartimento di Scienze della Salute dell’università Statale di Milano, la collega Monica Miozzo, sempre dell’università Statale di Milano, e Giovanni Sotgiu, professore di medicina clinica e sperimentale dell’università di Sassari.

Il modello di Gerli, ribattezzato anche “Indice Gerli”, dimostrerebbe che un’ondata dell’epidemia non può durare più di 40 giorni e che le misure di contenimento devono essere prese quindi nei primi 17 giorni per essere efficaci. Sulla base di questa tesi, un lungo lockdown sarebbe inutile perché oltre i 40 giorni, indipendentemente dalle misure restrittive, la curva dei contagi calerebbe.

Matteo Villa, ricercatore del centro studi Ispi, ha dedicato a Gerli un lungo commento su Twitter. Già lo scorso anno, Villa definì il modello “falso e pericoloso”. «Il modello è campato in aria perché mette insieme una serie di curve, spezzettate, per approssimare i dati e prevedere il futuro. Si chiama “overfitting”: produce risultati ottimi su dati su cui è stato calibrato, ma si perde in un bicchiere d’acqua quando gliene dai di nuovi», ha scritto Villa.

Parlando delle critiche di Villa, Gerli ha detto di «rispettare chi ha idee diverse». «Il modello è stato realizzato partendo dalla curva dei contagi rilevati nella provincia di Wuhan, con politiche sociali diverse da quelle europee e italiane», ha spiegato. «La matematica descrive il passato e può aiutare a capire il futuro prossimo».

Secondo Gerli, molte delle sue previsioni si sono rivelate esatte, e attribuisce sporadici errori e fraintendimenti al fatto che leggendo soltanto i titoli degli articoli che le riportano non si abbia un’idea completa delle condizioni e delle premesse dei suoi studi.

Lorenzo Ruffino, analista di YouTrend e Pagella Politica, ha messo in fila alcune delle tante previsioni errate di Gerli. A inizio febbraio l’ormai ex componente del CTS disse che in Veneto «si potrà magari verificare qualche ritardo ma per la fine di febbraio la regione quasi certamente entrerà nella zona bianca». Il Veneto non è mai entrato in zona bianca, anzi, dal 15 marzo è in zona rossa. Durante il mese di febbraio, Gerli è stato piuttosto attivo anche nell’analisi nelle province lombarde, per cui ha fatto previsioni poco precise.

Il 22 febbraio Gerli propose anche uno studio sulle varianti, pubblicato dal Corriere della Sera. L’obiettivo della sua analisi era individuare le province con un’alta prevalenza di varianti del coronavirus. Il modello indicò tre province in Lombardia, quattro in Emilia-Romagna, cinque in Toscana, una nelle Marche, una in Abruzzo, una nel Lazio, una in Calabria e due in Basilicata, senza individuare quelle in cui la presenza delle varianti era assodata, come Perugia.

Nonostante l’andamento reale dell’epidemia non confermasse quasi mai le sue previsioni, molti giornali hanno iniziato a parlare dell’“indice Gerli” come di un modello utile a capire la situazione epidemiologica in tempo reale, e non in ritardo di dieci giorni come nel caso delle elaborazioni “ufficiali” (tra il contagio e i sintomi passano in media cinque giorni, poi bisogna farsi fare un tampone, poi bisogna aspettare il risultato del tampone, poi il dato deve essere mandato a chi li aggrega, e solo allora si finisce nei “nuovi contagi” che ci vengono riferiti ogni giorno). «Si tratta di un’informazione quantomeno fuorviante», scrive Ruffino. «I dati alla base dell’analisi di Gerli sono quelli diffusi dalla Protezione civile. Non riflettono la precisa evoluzione dell’indice Rt».

Il curriculum e gli ultimi lavori di Gerli non sembravano insomma quelli che ci si aspetterebbe dal consulente di un governo su questioni epidemiologiche, soprattutto se si considera che Gerli era l’unico membro del comitato ritenuto esperto di matematica previsionale. Non è facile, però, capire perché fosse stato selezionato.

Gerli era stato indicato come un analista dei dati per la Regione Lombardia, ma diverse persone che lavorano nell’assessorato al Welfare guidato da Letizia Moratti e nello staff del presidente Attilio Fontana dicono di non sapere chi sia. Il dottor Maurizio Cecconi, che fa parte della commissione “indicatori” della Regione, ha scritto su Twitter di non averlo mai sentito nominare.

Alcuni giornali hanno scritto che Gerli potrebbe essere stato nominato “in quota Lega”, con l’obiettivo di inserire nel comitato figure più “ottimiste” e propense alle riaperture piuttosto che a nuovi lockdown. In realtà più fonti interne al partito hanno spiegato al Post di non sapere nulla della nomina, e lo stesso Gerli dice che la qualifica di esperto per il ministero dello Sviluppo economico guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti gli è stata attribuita per errore dai giornali.

Nel comunicato stampa in cui sono stati annunciati nomi dei dodici componenti del nuovo CTS, si legge che la nomina era stata decisa dal Capo Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, da cui non è stato possibile avere un commento. Anche fonti del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità smentiscono che Gerli sia stato nominato su loro indicazione. E Stefano Bonaccini, portavoce delle Regioni, ha confermato di avere indicato Sergio Abrignani, professore di patologia generale all’Università degli Studi di Milano e membro del Consiglio superiore di Sanità.

Gerli non si è sbottonato sull’origine della sua nomina – «la domanda che mi stanno facendo tutti» – e si è limitato a spiegare che non sa con precisione da chi sia stato sponsorizzato. «La Protezione Civile ha deciso di cambiare membri e mi ha selezionato», aveva spiegato al Post prima di dimettersi. «Credo che il mio lavoro sia stato apprezzato dalla comunità scientifica, in particolare dagli esperti con cui ho lavorato negli ultimi mesi». Tra gli scienziati con cui ha firmato alcuni studi sulla mortalità dall’inizio dell’epidemia, ci sono Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, Carlo La Vecchia, professore ordinario di Statistica medica ed Epidemiologia all’Università di Milano, e Stefano Centanni, un altro professore del dipartimento Scienze della Salute sempre dell’Università di Milano con cui ha lavorato al modello “predict covid-19”.