I dati sul coronavirus in Italia di oggi, sabato 6 marzo

Nelle ultime 24 ore in Italia sono stati rilevati 23.641 casi positivi da coronavirus e 307 morti a causa della COVID-19. Attualmente i ricoverati sono 23.272 (373 in più di ieri), di cui 2.571 nei reparti di terapia intensiva (46 in più di ieri) e 20.701 negli altri reparti (327 in più di ieri). Sono stati analizzati 187.612 tamponi molecolari e 167.412 test rapidi antigenici. La percentuale di tamponi molecolari positivi è stata dell’11,4 per cento, mentre quella dei test antigenici dell’1,3 per cento. Nella giornata di venerdì i contagi registrati erano stati 24.028 e i morti 297.

Le regioni che hanno registrato più casi nelle ultime 24 ore sono Lombardia (5.658), Emilia-Romagna (3.232), Campania (2.843), Piemonte (1.793), Lazio (1.563).

Le principali notizie della giornata
Si è riunito a Roma il Comitato operativo della Protezione civile per valutare nuove azioni con l’obiettivo di accelerare i ritmi di somministrazione della campagna vaccinale. All’incontro ha partecipato anche il nuovo commissario per l’emergenza coronavirus, il generale Francesco Paolo Figliuolo. Nel corso dell’incontro è stata ribadita la necessità di rafforzare in ogni Regione il coordinamento tra i referenti della Protezione civile e le aziende sanitarie. La Protezione civile avrà un ruolo sempre più importante nella distribuzione delle dosi e nell’organizzazione dei punti vaccinali.

Le cose da sapere sul coronavirus

Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha firmato un’ordinanza che istituisce la zona rossa nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini. L’ordinanza sarà in vigore da lunedì 8 marzo a domenica 21 marzo. Il provvedimento viene adottato per fermare la diffusione dei contagi, che continua ad aumentare a causa delle cosiddette varianti. Negli ultimi 14 giorni, nel territorio di competenza dell’azienda sanitaria delle tre province, si è registrata un’incidenza di 832 casi di positività ogni 100mila abitanti.

Secondo il segretario nazionale della Federazione dei medici di famiglia (FIMMG), Silvestro Scotti, al momento i medici di famiglia hanno a disposizione solo 10 dosi di vaccino ogni settimana e solo nelle regioni dove sono stati sottoscritti accordi per il loro coinvolgimento nella campagna vaccinale. Scotti spiega che «si sta creando una forte discriminazione dei pazienti fragili, dal momento che il vaccino più disponibile sembra quello AstraZeneca, utilizzabile però solo nella fascia 18-65 anni senza patologie e quindi dirottato su altri».