Una canzone dei Bravely

O "di" Bravely: c'è sempre quel problema lì con i "progetti", ovvero le band fatte di uno solo

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera, pubblicata qui sul Post l’indomani, ci si iscrive qui.
Esce a maggio un disco nuovo di Damien Jurado, di cui avevamo parlato qui. Una canzone c’è già.
E c’è un video nuovo, svedese, di una canzone del disco dei Future Islands dell’anno scorso, che a risentirlo non era niente male.
Non si farà il Primavera Sound, festival spagnolo di grande popolarità internazionale.
È morto a soli 59 anni Claudio Coccoluto, uno dei più famosi deejay italiani di sempre, e persona intelligente e interessata a migliorare il mondo. E che si era scritto una invidiabile “bio” su Twitter.

Ed è morto anche Bunny Wailer, dei Wailers, quelli di Bob Marley and the Wailers. Stir it up.

In parenthesis
Se ascolti tanta musica ti capita, una o più volte nella vita, di imbatterti per caso nel disco di qualcuno di cui ti innamori e te lo figuri tra i dischi più ammirati e famosi dell’anno, e invece passa il tempo e l’unico che lo avesse mai ascoltato e amato sembri essere tu. Alcuni – con una eccessiva stima di sé – li chiameranno poi “dischi sottovalutati”: io tendo a pensare che i meccanismi per cui ci piacciono delle canzoni siano spesso molto accidentali e personali, e che là fuori ci saranno migliaia di sconosciuti che suonano in certi bar e che forse ora fossi in quel bar li troverei più bravi dei Nirvana e comprerei il loro cd al banchetto all’ingresso.
Ho un paio di canzoni dei Conglomerate, per esempio, che ho ascoltato per anni, da trentenne: poi di recente sono tornato a cercarle e mi sono accorto che di quel disco non c’è quasi traccia, né dei Conglomerate, da nessuna parte. Non so nemmeno capire di dove fossero, e chissà come ci erano arrivati, in quella cassetta che ascoltavo a Pisa allora.

Comunque, volevo parlare d’altro. È che ho faticato molto anche a trovare informazioni sui Bravely, che poi è il nome con cui si presenta Matthew Smith, cantautore che si è manifestato finora con nomi diversi. E malgrado le sue immagini promozionali lo mostrino con una sua figaggine, come quella della foto qui sopra, mi sono imbattuto soprattutto in altre immagini pubblicate da un sitarello del New Jersey, di lui assai meno cool che si dedica al suo hobby di scolpire tronchi di legno.

Ma veniamo al dunque: il disco dei Bravely è di un anno fa, canzoni quiete e notturne, e lui ha una voce ruvida e dolce che vale la pena. È buono, il disco, ma in mezzo ha questa canzone speciale e notturna, bella bella, dall’andamento inesorabile e il racconto di una condizione prigioniera (lui ha spiegato che è tutto autobiografico, malattia mentale e cuore infranto).

In parenthesis
I can tell it’s always next to me
Can’t escape, is this my fate? is there a way
that i’ll ever be free?

(Ho trovato il disco dei Conglomerate, su Bandcamp: le due canzoni erano questa e questa. Erano californiani, uno di loro ha avuto una brutta storia, anni dopo: ha appena fatto un disco nuovo di elettronica)

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