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  • martedì 16 Febbraio 2021

A causa delle varianti del coronavirus sono stati cambiati i criteri di utilizzo dei test rapidi antigenici

Il ministero della Salute ha pubblicato una circolare che introduce una modifica ai criteri di utilizzo dei test antigenici rapidi: al contrario di quello che era stato previsto a inizio gennaio, d’ora in avanti sarà necessario eseguire un secondo tampone, molecolare o con un diverso tipo di antigenico, per confermare la positività rilevata dal test antigenico.

La nuova disposizione è stata stabilita in seguito alla presenza sempre più significativa delle cosiddette varianti del coronavirus. Al momento, infatti, non si può escludere che l’arrivo delle varianti abbia influito sull’efficacia dei test antigenici rapidi. Nella circolare, il ministero spiega che la variante inglese e quella brasiliana presentano mutazioni nella proteina “Spike”, attraverso cui il virus riesce a legarsi alle membrane cellulari eludendone i sistemi di sicurezza.

Secondo il ministero, queste mutazioni non dovrebbero causare problemi ai test antigenici, ma solo in teoria. «È da tenere però presente che anche per la proteina N stanno emergendo mutazioni che devono essere attentamente monitorate per valutare la possibile influenza sui test antigenici che la usino come bersaglio», si legge nella circolare. «Alla luce dei risultati disponibili nella letteratura scientifica appare chiaro che, pur considerando l’elevata specificità dei test antigenici, i campioni positivi a tali test in contesti a bassa prevalenza necessitano di conferma con un test molecolare o, in caso di mancata disponibilità di tali test molecolari, con un test antigenico differente, per eliminare la possibilità di risultati falsi positivi. D’altro canto, data la sensibilità analitica non ottimale di diversi test antigenici attualmente disponibili, è consigliabile confermare la negatività di test antigenici eseguiti su pazienti sintomatici o con link epidemiologico con casi confermati di COVID-19 (i contatti stretti, ndr)».

– Leggi anche: Cosa fare contro le varianti del coronavirus

Come avvenuto a gennaio, quando era stata concessa la possibilità di individuare casi positivi con il solo test antigenico, questo cambio potrà influire sull’attività di test e di monitoraggio sanitario, sia nel lavoro quotidiano dei laboratori, sia nella raccolta dei dati sull’epidemia.

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(Cecilia Fabiano/ LaPresse)