(TOM MIHALEK/ANSA)
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  • mercoledì 10 Febbraio 2021

Deep Blue 1 – 0 Garry Kasparov

25 anni fa un computer di IBM batté il celebre campione del mondo di scacchi, anticipando il futuro

(TOM MIHALEK/ANSA)

Il 10 febbraio 1996 in un anonimo centro congressi di Philadelphia, in Pennsylvania, il campione del mondo di scacchi, il russo Garry Kasparov, decise di non fare la sua 37ª mossa e preferì concedere la vittoria all’avversario. Alzandosi, e prima di allontanarsi dalla scacchiera, Kasparov strinse la mano a Feng-Hsiung Hsu, l’uomo che davanti a lui aveva mosso i pezzi bianchi. Ma Kasparov non era stato battuto da lui. Il suo vero avversario era stato Deep Blue, un computer della IBM.

In quel momento, 25 anni fa, Deep Blue era diventato il primo computer della storia a battere a scacchi un campione del mondo in carica – forse il più forte di tutti i tempi – in una partita con cadenza di tempo da torneo. Fu un momento storico, che arrivò quando due case statunitensi su tre non avevano un computer, quando ancora non c’erano le chiavette USB e quando ancora Google doveva essere fondata.

Kasparov, diventato campione del mondo a soli 22 anni, arrivava da una serie di grandi partite e grandi vittorie, in particolare contro lo storico rivale Anatoly Karpov. Come ha scritto Wired, Kasparov aveva «dominato per anni il gioco degli scacchi con uno stile feroce e con spavalderia». Già dagli anni Ottanta aveva giocato – e vinto – a scacchi contro alcuni computer. Nel 1985, per esempio, ne sconfisse 32 in circa cinque ore.

Il progetto di Deep Blue, un computer costruito con il solo scopo di essere fortissimo a scacchi, era nato negli anni Ottanta, ma non dentro a IBM. Mark Robert Anderson – professore esperto di sistemi informatici – ha spiegato sul sito The Conversation che l’idea «nacque come tesi di uno studente, non come esuberante progetto di uno dei più grandi produttori di computer al mondo». Lo studente era proprio Feng-Hsiung Hsu, che nel 1996 si sarebbe ritrovato a muovere i bianchi davanti a Kasparov. Nato a Taiwan nel 1959 (quattro anni prima di Kasparov), Hsu arrivò negli Stati Uniti nel 1982 e studiando microprocessori e circuiti integrati si appassionò a quelli che oggi chiameremmo videogiochi di scacchi, che da alcuni decenni avevano interessato diversi altri matematici e informatici, compreso Alan Turing.

Insieme ad altri studenti, Hsu costruì un computer noto come ChipTest, che in un solo secondo era in grado di analizzare qualcosa come 500mila mosse scacchistiche. Da lì, Hsu e compagni passarono a un nuovo e ancora più avanzato computer che, in riferimento al supercomputer del romanzo umoristico e fantascientifico Guida galattica per gli autostoppisti, chiamarono Deep Thought (“Pensiero Profondo”). In un secondo  poteva analizzare fino a 720mila mosse e nel 1989 vinse i Mondiali di scacchi per computer senza perdere nemmeno un incontro.

A fine 1989 – forte del suo titolo mondiale – Deep Thought sfidò Kasparov, il detentore del corrispettivo titolo umano, e perse. «Kasparov ha vinto a mani basse», scrisse l’indomani il New York Times. Kasparov disse: «Non riesco a immaginarmi cosa vorrebbe dire vivere sapendo che un computer è più forte della mente umana, dovevo sfidare Deep Thought per proteggere la razza umana».

Già allora comunque – persino in quello stesso articolo – si intuiva che in un futuro nemmeno troppo lontano un computer avrebbe potuto battere il più forte degli scacchisti umani. Quel computer arrivò quando Hsu e compagni iniziarono a collaborare con la IBM, facendo evolvere Deep Thought in Deep Blue (l’affascinante e dettagliata spiegazione di come fecero è su The Conversation), un computer in grado di analizzare 100 milioni di mosse in un secondo. Deep Blue non era in grado di imparare da solo, di accumulare esperienza e prendere decisioni in base a essa, ma le sue capacità di calcolo gli permettevano di prevedere e valutare le possibili mosse con enorme anticipo.

– Leggi anche: Il cinema e gli scacchi non vanno d’accordo

Nel 1996, sette anni dopo la sconfitta di Deep Thought, Deep Blue si prese la sua grande rivincita, che il giorno successivo il New York Times raccontò come «un’inattesa vittoria della macchina sull’uomo». Era già successo che alcuni gran maestri di scacchi fossero battuti da certi computer in partite veloci, una delle tante modalità in cui si può giocare a scacchi in cui è centrale la rapidità di pensiero ed esecuzione, punti forti dei computer, e un po’ meno la strategia. Ma non era mai successo che a perdere fosse un campione del mondo, in una partita in cui entrambi i giocatori hanno più tempo per fare le loro mosse, come quella disputata a Philadelphia nel 1996.

In quell’occasione, quando Kasparov si arrese, gli restavano solo 5 minuti e 42 secondi del tempo a disposizione; Deep Blue, invece, aveva ancora quasi un’ora ed era, scrisse il New York Times, «palesemente in controllo del gioco».

Hsu e Kasparov nel 1997 (STAN HONDA/ANSA/TO)

L’articolo raccontò anche che dopo aver stretto la mano a Hsu, Kasparov se ne andò «con passo svelto» e senza parlare con i tanti giornalisti presenti. Parlarono invece gli umani dietro a Deep Blue. Tra gli altri Joseph Hoane, che disse: «Non esagero se dico che oggi abbiamo visto all’opera una delle più grandi concentrazioni di capacità computazionale di sempre, all’opera su un singolo problema».

Kasparov nel 1997 (KGG/HONDA/ANSA)

Dopo quel primo confronto scacchistico ne seguirono altri, e già l’11 febbraio Kasparov ne vinse uno. In effetti, secondo diversi esperti, nonostante la prima sconfitta continuava comunque a essere più forte e creativo di Deep Blue, anche se di certo meno analitico nelle sue mosse.

Kasparov riuscì a vincere per 4-2 una prima serie di 6 partite (alcune delle quali finirono in parità, con mezzo punto assegnato a entrambi).

Nel 1997 furono però organizzate altre 6 partite, alle quali Deep Blue si presentò dopo essere stato ulteriormente perfezionato (qualcuno lo chiamò “Deeper Blue”). Kasparov vinse la prima, Deep Blue la seconda; poi seguirono tre pareggi e l’11 maggio 1997 una determinante e di nuovo storica vittoria di Deep Blue, che fu poi ritirato e smantellato, rendendo impossibile per Kasparov ottenere una rivincita.

Kasparov dopo essere stato sconfitto nel 1997 (STAN HONDA / ANSA)

Negli anni successivi ci furono nuove sfide a scacchi tra umani e supercomputer, e anche altre sfide ad altri giochi, ma nella memoria di molti le partite tra Kasparov e Deep Blue sono rimaste come il simbolo del momento in cui “le macchine hanno superato l’uomo”. Un momento che è stato analizzato e raccontato da ogni possibile prospettiva, anche prendendo in considerazione il fatto che a far vincere Deep Blue potesse essere stato una sorta di malfunzionamento di quest’ultimo. Circa un anno fa, comunque, Kasparov parlò così di quella sua sconfitta:

«Ho fatto pace con il passato. Alla fine, non fu una maledizione ma una benedizione, perché mi fece diventare parte di qualcosa di molto importante. Allora pensavo altro, ma certe cose succedono. Tutti facciamo errori e tutti perdiamo. Ciò che importa è cosa impariamo da quegli errori».

Kasparov disse anche – prima di argomentare molto più seriamente e molto più a fondo la questione – di ritenere di essere «il primo lavoratore il cui lavoro fu minacciato da una macchina».