Alexei Navalny durante il processo a Mosca, in Russia, il 2 febbraio (Moscow City Court via AP)
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  • martedì 2 Febbraio 2021

Navalny ha detto che Putin passerà alla storia come «l’avvelenatore di mutande»

Il riferimento è alle modalità del suo avvelenamento, secondo la quale la concentrazione maggiore di tossina si sarebbe trovata nei boxer

Alexei Navalny durante il processo a Mosca, in Russia, il 2 febbraio (Moscow City Court via AP)

Si è concluso martedì intorno alle 18:30 il processo nei confronti di Alexei Navalny, il più noto oppositore del presidente russo Vladimir Putin, che lo scorso agosto era stato avvelenato con un agente nervino ed è rientrato solo di recente in Russia, dove è stato arrestato dalle autorità locali. Il giudice ha condannato Navalny a 3 anni e mezzo di carcere – di cui 9 mesi sono stati già scontati agli arresti domiciliari – per una controversa condanna per corruzione del 2014 che era stata precedentemente sospesa, per via di una presunta violazione della libertà vigilata mentre Navalny si trovava in convalescenza in Germania.

– Leggi anche: Alexei Navalny è stato condannato a 3 anni e mezzo di carcere

Diversi giornalisti internazionali che hanno assistito al dibattimento hanno raccontato un discorso molto appassionato che Navalny ha pronunciato davanti al giudice: non tanto per difendersi dalle accuse, quanto piuttosto per attaccare i suoi avversari politici. Navalny ha accusato ancora una volta Vladimir Putin di aver cercato di avvelenarlo attraverso la FSB, i servizi di sicurezza russi, e poi lo ha attaccato personalmente, riferendosi a lui come «una piccola persona che vive in un bunker». Navalny ha detto che per quanto Putin voglia rappresentarsi come un grande politico internazionale, passerà comunque alla storia come un avvelenatore:

«Avevamo Alessandro il Liberatore e Jaroslav il Saggio. Beh, ora avremo Vladimir, l’Avvelenatore di mutande».

Il riferimento di Navalny è al fatto che il veleno usato dai servizi di sicurezza russi per tentare di ucciderlo sarebbe stato messo nei suoi vestiti, con una concentrazione maggiore nella biancheria intima e soprattutto all’interno dei boxer, nella parte a contatto con i genitali. Era stato Navalny stesso a ottenere questa ricostruzione, quando sotto falsa identità aveva parlato al telefono con un agente della FSB che aveva confermato l’avvelenamento precisando alcuni dettagli.

– Leggi anche: Un agente dei servizi russi ha confessato l’avvelenamento di Navalny

Gli altri due personaggi citati da Navalny sono Alessandro II di Russia, imperatore per 26 anni nella seconda metà dell’Ottocento e detto “il Liberatore” per la sua riforma che nel 1861 abolì la servitù; e Jaroslav I Vladimirovič, re dal 1019 al 1054, che venne detto “il Saggio” probabilmente perché ricevette una buona istruzione al contrario del padre, Vladimir I, che era analfabeta.