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  • venerdì 8 Gennaio 2021

I dati della settimana sul coronavirus in Italia

I casi aumentano per la prima volta da novembre, i decessi per il momento no

Questa settimana in Italia sono stati registrati 113.195 casi di contagio da coronavirus, il 16% in più rispetto ai sette giorni precedenti. Per la prima volta da metà novembre, i casi sono tornati ad aumentare, peraltro con una quantità di tamponi molecolari che oggi è di poco più della metà rispetto ad allora.

I decessi sono stati meno della settimana scorsa, ma non di molto: 3.132, il 4% in meno dei sette giorni precedenti, una diminuzione inferiore rispetto a quelle registrate nelle due settimane precedenti.

Le cose da sapere sul coronavirus

I dati sulla percentuale di saturazione delle terapie intensive sono perlopiù lontani dai momenti peggiori della seconda ondata, ma se a fine dicembre il dato calava un po’ ovunque, in molte regioni ora rimane piuttosto stabile, e anzi cresce sensibilmente in particolare in Puglia, nelle Marche, in Sicilia e nella provincia di Trento, che continua ad avere la maggiore saturazione.

Da dicembre, le regioni diffondono anche i dati sugli ingressi in terapia intensiva, che danno un’idea più completa della situazione negli ospedali: prima, conoscendo solo il numero dei ricoverati giorno per giorno, non vi si poteva risalire. Rapportando il totale degli ingressi settimanali nelle varie regioni agli abitanti, si vede che la provincia di Trento, la Puglia e il Veneto sono i posti dove ci sono stati più ricoverati in terapia intensiva nell’ultimo mese. Ci sono regioni in cui il dato sui nuovi ingressi nei reparti di terapia intensiva è stato abbastanza stabile nell’ultimo mese – come Emilia-Romagna, Lazio, provincia di Bolzano, Piemonte, Valle d’Aosta – e altre in cui invece è diminuito, come Liguria, Lombardia, Sardegna. In Campania il dato è disponibile soltanto da poco più di una settimana.

In percentuale, ci sono regioni in cui i nuovi ingressi in terapia intensiva sono aumentati drasticamente nell’ultima settimana: ma confrontando questa variazione con i ricoverati in terapia intensiva rispetto alla popolazione, è possibile farsi un’idea ancora più completa della situazione. Per esempio l’aumento del 200% in Basilicata è dovuto al fatto che questa settimana gli ingressi sono stati 3, la scorsa settimana uno solo. Pari a 7 ricoverati in terapia intensiva ogni milione di abitanti. Una situazione molto meno grave per esempio del Piemonte, dove ci sono 42 ricoverati in terapia intensiva ogni milione di abitanti, e dove peraltro sono aumentati del 32%. Il territorio dove i ricoverati in terapia intensiva sono di più rapportati alla popolazione è la provincia di Trento (87), seguita dal Veneto (73).

In numeri assoluti, il Veneto mantiene saldamente il primato per i maggiori contagi scoperti, sempre oltre i 20mila a settimana, seppure in calo. Seguono Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio, ma c’è stato un aumento soprattutto in Sicilia.

Le uniche regioni che hanno registrato meno casi questa settimana rispetto alla precedente sono Calabria, Umbria e Veneto, che però continua ad averne più di ogni altra regione se rapportati alla popolazione. In Sicilia (+56%), Basilicata (+44%) e Molise (+38%) sono stati registrati gli aumenti maggiori nei contagi rilevati.

I decessi, se rapportati alla popolazione, continuano a concentrarsi nel Nord Est, in particolare in Friuli Venezia Giulia dove sono stati 15,8 ogni 100mila abitanti nell’ultima settimana.

Il dato sul tasso di positività dei tamponi, cioè la percentuale di quelli che risultano positivi sul totale di quelli fatti, è diventato sempre più complicato da interpretare, soprattutto per trovare differenze regionali. Ci sono regioni che fanno un ampio ricorso ai test rapidi antigenici, “scremando” in parte il bacino di casi da sottoporre al tampone molecolare e riscontrando perciò potenzialmente un tasso di positività maggiore (perché concentrano parte delle operazioni di test molecolari su casi che sospettano già essere positivi).

I test antigenici poi sono ormai sempre più diffusi anche privatamente, e in molti casi sono disponibili in farmacia. Sempre più persone vi fanno ricorso per avere una prima diagnosi sul proprio possibile contagio – diagnosi di affidabilità relativa – e questo probabilmente è avvenuto in misura ancora maggiore durante le feste natalizie. Non è facile stimare quanto la diffusione dei test antigenici influenzi il tasso di positività dei tamponi molecolari, che peraltro sono stati complessivamente pochi nelle ultime settimane, a complicare ulteriormente la lettura del dato. Il tasso di positività, in ogni caso, è tornato ad aumentare dopo molte settimane in cui era calato. Ora è intorno al 13%.

In un momento in cui tutte le regioni sono “gialle”, in attesa dei risultati dell’ultimo monitoraggio previsti per venerdì pomeriggio, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia sono le regioni in cui a un maggiore aumento dei casi corrisponde anche un’alta circolazione del coronavirus tra la popolazione (pur inferiore a quella del Veneto).

Le province in cui nelle ultime due settimane sono stati registrati più contagi, in rapporto alla popolazione, sono state Treviso (1.223 ogni 100mila abitanti), Belluno (1.071), Venezia (1.043) e Verona (1.016), tutte in calo rispetto a due settimana fa a parte Venezia. Fuori dal Nord Est, province in cui l’incidenza è particolarmente alta sono Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena, dove si sta creando un’altra zona di alta circolazione del coronavirus. Foggia, Bari, Vibo Valentia e Messina sono le regioni del Sud con l’incidenza più alta.

I tamponi molecolari fatti questa settimana sono stati di nuovo meno della settimana precedente, a sua volta ricca di giorni festivi in cui storicamente ne vengono fatti e processati meno.

Dall’ultima settimana di dicembre sono cominciate le somministrazioni del vaccino contro il coronavirus di Pfizer-BioNTech, per ora in larga maggioranza agli operatori sanitari, e in piccola parte agli ospiti delle RSA. Dopo una prima settimana a ritmi piuttosto bassi, ora le somministrazioni del vaccino sembrano entrate a regime e si sono assestate su livelli superiori a quelli di gran parte dei principali paesi europei, compresa la Germania. In questa prima fase, però, la somministrazione del vaccino dovrebbe essere logisticamente più semplice, perché coinvolge gli operatori sanitari – più facili da gestire e convocare – che spesso vengono vaccinati nelle stesse strutture in cui lavorano. Le cose potrebbero complicarsi nei prossimi mesi, quando dovrebbe cominciare la vaccinazione della popolazione generale a cominciare dagli anziani.

Ci sono comunque al momento grandi differenze regionali nella quantità di vaccini somministrati, in rapporto alla popolazione. Veneto ed Emilia-Romagna sono in testa, mentre Sardegna, Lombardia e Calabria sono molto più indietro. I dati della mappa si aggiornano da soli in base ai dati diffusi più volte al giorno dal ministero della Salute.