La tumultuosa uscita di “Cyberpunk 2077”

Un atteso videogioco di ruolo di fantascienza è stato pubblicato con errori e problemi da sistemare, che stanno influenzando i giudizi

La scorsa settimana, dopo anni di grande attesa tra gli addetti ai lavori e gli appassionati, è uscito Cyberpunk 2077, un videogioco di azione a mondo aperto (cioè senza un percorso e una storia definita) con un’ambientazione fantascientifica. È già diventato uno dei titoli più commentati di quest’anno: sia per i contenuti e le dimensioni colossali del gioco, sia per i grossi problemi e difetti della versione distribuita sulle console PlayStation 4 e l’Xbox One.

Il primo trailer di Cyberpunk 2077 uscì ben sette anni fa, e in tutto questo tempo intorno al gioco erano cresciute grandissime aspettative, aumentate dopo i molti premi vinti dal videogioco al più importante evento annuale del settore, l’E3 di Los Angeles del 2018. Il gioco è prodotto dalla casa polacca CD Projekt Red, conosciuta principalmente per il fantasy The Witcher: è una società apprezzatissima, ma molto piccola rispetto a quelle che normalmente sviluppano i “giochi dell’anno”. CD Projekt Red, che peraltro è in parte finanziata dal governo polacco, ha avuto grossi problemi nella produzione del gioco, che hanno costretto a ripetuti rinvii dell’uscita: in ultimo la pandemia da coronavirus, che ha causato l’ultimo posticipo da ottobre a dicembre.

Il gioco è uscito comunque con molti problemi – quelli che normalmente vengono chiamati “bug” e “glitch” – soprattutto nelle sue edizioni per PlayStation 4 e Xbox One, e specialmente nelle versioni più vecchie (e meno potenti) delle console. Sui PC da gaming sufficientemente potenti, Cyberpunk 2077 sembra funzionare molto meglio, così come sulla piattaforma di streaming videoludico di Google Stadia. Non sono ancora disponibili, invece, le versioni ottimizzate per le console di prossima generazione, PlayStation 5 e Xbox Serie X e S.

Le segnalazioni sono tantissime e comuni praticamente a tutti i giocatori: auto che attraversano muri o che prendono traiettorie aeree inspiegabili, personaggi con comportamenti assurdi, nemici immortali, fenomeni fisicamente illogici, paesaggi evidentemente sbagliati, e molti altri. È già uscito un primo aggiornamento (patch) che ne sistema alcuni, e ne arriveranno altri nelle prossime settimane.

Ma non è normale che un gioco così importante esca con tutti questi problemi. Lunedì CD Projekt Red si è scusata su Twitter, ammettendo che nei trailer non aveva mostrato correttamente come funzionava il gioco sulle vecchie console, dandone così un’idea fuorviante. Ha promesso un rimborso a chi non vuole aspettare gli aggiornamenti.

Cyberpunk 2077 è ambientato in un futuro (nel 2077, per l’appunto) in cui la società è collassata e gli umani si sono rifugiati in città pericolose e in cui la vita è controllata da grosse e malvagie multinazionali. La storia si svolge in una città californiana chiamata Night City, un posto pieno di enormi schermi al neon e ologrammi, di vicoli loschi e gang di strada, di robot che svolgono gran parte delle attività e di veicoli futuristici. Il personaggio principale è V – lo si può modificare in molti aspetti, compreso il sesso – di cui si può scegliere la storia personale: quella di un nomade abituato a vivere nelle inospitali terre desertiche intorno a Night City, quella di un criminale di strada con molti vecchi agganci in città, e quella di un uomo al soldo delle grandi e ricche società che controllano la città.

Dopo un breve inizio un po’ diverso a seconda della scelta, le linee narrative convergono, e di fatto il passato influenza in modo marginale lo sviluppo della storia, che comunque non è lineare: ci sono molte ramificazioni disponibili e alcuni finali alternativi, che dipendono dalle scelte fatte nei dialoghi e durante le missioni. La storia principale – che richiede dalle 30 alle 40 ore – coinvolge la multinazionale Arasaka Corporation e un misterioso “biochip”, il passato di V, gangster potentissimi e tecnologie spaventose. Ma è solo una parte del gioco: la mappa di Night City è enorme e densa di posti da esplorare e personaggi con cui parlare per attivare tantissime missioni secondarie, facoltative.

Cyberpunk 2077 è un videogioco di ruolo d’azione, cioè si basa in parte su dinamiche d’azione e d’avventura, e in parte su dinamiche come l’accumulo e la gestione di oggetti e risorse, sullo sviluppo di abilità particolari e sulla scelta delle cose da dire e da fare in determinate occasioni. Per certi versi ricorda la famosa serie Fallout, e per altri invece ricorda Grand Theft Auto, il celebre videogioco d’azione ambientato in una enorme mappa da esplorare, con missioni che spesso mischiano elementi violenti ed espliciti ad altri umoristici.

Ma a differenza di GTA, e ancora più di Fallout, Cyberpunk 2077 è un videogioco piuttosto complesso nei funzionamenti, nelle interfacce e nella modalità di combattimento, che affianca una parte “sparatutto” a un’altra “informatica”. È insomma un gioco che si basa su dinamiche diffuse principalmente nei giochi da PC, e un po’ meno su quelli da console, che tendono a essere più intuitivi e veloci. Per sfruttarne tutte le potenzialità, occorre un po’ di pazienza per studiare e capire le moltissime opzioni e possibilità offerte per migliorare le proprie abilità, per accumulare e gestire armi e oggetti, per sviluppare nuove capacità utili nel combattimento, nella costruzione di armi, negli attacchi informatici eccetera.

La quantità smisurata di opzioni, funzioni, oggetti e varie ed eventuali, unita a quella della mappa di Night City – fatta di quartieri con identità e caratteristiche diversi, e a cui si aggiungono tutte le terre desertiche circostanti – fanno di Cyberpunk 2077 un gioco enorme. Questo è piaciuto un po’ a tutti, insieme alla cura meticolosa nella grafica e nei dettagli delle ambientazioni e dei personaggi. Ma tutto questo potenziale sembra anche essere stato uno dei motivi principali per cui il gioco, sulle console più vecchie, non gira bene ed è pieno di problemi, e soprattutto offre un’esperienza sensibilmente inferiore a quella che si ha giocandoci su PC.

Le recensioni di Cyberpunk 2077 uscite la scorsa settimana sulla stampa specializzata erano state in buona parte entusiaste, e tante hanno usato la parola «capolavoro». Ma le copie distribuite in anticipo erano soltanto per PC, e quindi senza gran parte dei problemi tecnici che hanno condizionato pesantemente il giudizio degli appassionati subito dopo l’uscita: in molti casi le recensioni sono state aggiornate dando conto dei bug, e spiegando che il giudizio si riferisce alla versione disponibile per PC, meglio funzionante. Su Metacritic, il sito che aggrega le valutazione di critici e utenti, il gioco ha una media di 90 su 100 nelle recensioni della stampa, molto alta.

La maggior parte dei critici è rimasta entusiasta delle dimensioni e della complessità dell’ambientazione, e della varietà delle cose che si possono fare, guidare, comprare e trovare a Night City. Più o meno tutti hanno celebrato il lavoro di CD Projekt Red sui personaggi, e in particolare su Johnny Silverhand, un ex rocker rievocato tramite un ologramma interpretato da (e con le fattezze di) Keanu Reeves. In tanti hanno apprezzato le possibilità offerte dal combattimento “informatico”, mentre su IGN Tom Marks ha insistito sulla possibilità di personalizzare la propria esperienza di gioco facendo determinate scelte durante le missioni e sull’importanza delle missioni secondarie, spesso uno degli aspetti più importanti di un videogioco a mondo aperto.

Anche al di là dei glitch, c’è stato comunque qualche giudizio in parte negativo. Diversi critici per esempio hanno scritto di non aver amato molto il sistema di combattimento, giudicato un po’ ripetitivo e limitato. Su The Verge, poi, Adi Robertson ha scritto che il futuro immaginato dagli autori di Cyberpunk 2077, pur nella sua grandiosità e complessità, non è particolarmente sorprendente, ed è evidentemente una derivazione di quelli di Blade Runner e dell’autore William Gibson, considerato il più importante nel genere del cyberpunk. La storia, secondo Robertson, non sovverte i cliché del genere, né va troppo in profondità nello sviluppare le proprie premesse.