Due profughe rohingya nel luogo di transito a Ukhiya, in Bangladesh, da dove saranno trasferite nell'isola di Bhasan Char, a largo del golfo del Bengala. (Shafiqur Rahman/AP Photo, LaPresse)
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  • giovedì 3 Dicembre 2020

Il Bangladesh vuole portare migliaia di rohingya su una piccola e remota isola

Ufficialmente per alleggerire l'affollamento nei campi profughi, ma ci sono molte preoccupazioni per il rispetto dei diritti umani

Due profughe rohingya nel luogo di transito a Ukhiya, in Bangladesh, da dove saranno trasferite nell'isola di Bhasan Char, a largo del golfo del Bengala. (Shafiqur Rahman/AP Photo, LaPresse)

Il Bangladesh si sta preparando a trasferire migliaia di profughi di etnia rohingya nell’isola di Bhasan Char, a largo delle coste del paese nel golfo del Bengala. I rohingya sono un grande gruppo etnico di religione musulmana fuggito dal Myanmar soprattutto a partire dal 2017, quando una repressione guidata dai militari birmani costrinse 730mila persone rohingya a rifugiarsi in Bangladesh, per lo più in campi profughi.

Le violenze commesse dai soldati birmani e dall’esercito furono enormi: uccisioni indiscriminate, incendi di interi villaggi e stupri diffusi e sistematici. Più di un milione di profughi oggi si trovano nel campo di Cox’s Bazar, città situata nel golfo del Bengala, e il Bangladesh ha detto che con questo trasferimento si potrà alleggerire l’affollamento nel campo.

Nell’isola di Bhasan Char sono state costruite abitazioni per ospitare 100 mila persone, ha detto a Reuters Mohammed Shamsud Douza, il vice funzionario del governo responsabile dei profughi, che ha anche garantito che nessuno sarà forzato a trasferirsi sull’isola. Il 2 dicembre centinaia di profughi sono stati portati in un centro di transito, in attesa del trasferimento, e secondo quanto riporta Reuters tanti di loro sono stati convinti con incentivi, tra cui pagamenti in contanti.

Molte associazioni umanitarie e per i diritti umani stanno però chiedendo di fermare il trasferimento nell’isola, considerata poco sicura dal momento che è emersa dal mare solo nel 2006, non è mai stata abitata ed è soggetta a cicloni e inondazioni frequenti. L’isola è grande 40 chilometri quadrati e la sua emersione sembrava una possibile soluzione al problema della mancanza di terra abitabile in Bangladesh, un paese che con oltre mille abitanti per chilometro quadrato è tra i più densamente popolati al mondo.

Già più di 300 profughi, riporta Al Jazeera, erano stati portati sull’isola all’inizio dell’anno dopo un tentativo fallito di fuggire in barca verso la Malesia. Secondo alcune associazioni per i diritti umani, questi profughi hanno detto di essere detenuti contro la loro volontà sull’isola e alcuni hanno fatto ricorso a scioperi della fame per denunciare le violazioni subite. Ad Al Jazeera alcuni rohingya hanno detto che in ottobre diverse persone, compresi dei bambini, sono state picchiate a bastonate per aver fatto uno sciopero della fame di quattro giorni sull’isola.

L’ONU ha commentato la decisione del Bangladesh dicendo di aver ricevuto poche informazioni dal paese sui trasferimenti e che qualsiasi spostamento a Bhasan Char deve essere preceduto da valutazioni tecniche di sicurezza, cosa che il governo del Bangladesh non ha permesso di fare finora.

Saad Hammadi, attivista di Amnesty International per l’Asia meridionale, ha detto che il trasferimento nell’isola, su cui non possono entrare giornalisti e organizzazioni umanitarie senza un permesso, «pone gravi preoccupazioni sul monitoraggio indipendente dei diritti umani». Ismail Wolff, direttore regionale dell’associazione Fortify Rights, ha detto che al momento l’isola di Bhasan Char «è un centro di detenzione», dato che le persone vengono spostate in un luogo dove non hanno libertà di movimento e dove non possono essere aiutate da organizzazioni umanitarie internazionali.