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Com’è fatto un pile di Quechua

A partire dalle bottiglie di plastica, attraverso un processo pensato da Decathlon per trasformare gli scarti in risorse

Passeggiando per le corsie di un negozio Decathlon (quando possibile), oppure acquistandone i prodotti online, si trova una gran quantità di capi eco-ideati o, come si dice, di eco-design, e cioè con una particolare attenzione all’ambiente. Tra questi, una gran quantità è prodotta da Quechua, il noto marchio di Decathlon che dal 1997 realizza attrezzature e capi d’abbigliamento economici per il campeggio, l’escursionismo e, più semplicemente, per chi gradisce fare cose all’aria aperta.

Con lo scopo di «preservare il terreno di gioco degli amanti della montagna», e cioè per prendersi cura anche degli ambienti naturali, oltre che dei vestiti di chi li frequenta, Quechua si è presa infatti due impegni precisi: far sì che dal 2021 tutti i suoi nuovi prodotti siano eco-ideati e che dal 2026 tutta la sua offerta sia costituita solo da questo tipo di prodotti. Ma cosa si intende esattamente col termine “eco-ideato”?

Decathlon si occupa di eco-ideazione di prodotti e componenti da più di dieci anni, ma negli ultimi tre l’attenzione all’impatto ambientale dei processi di produzione ha subito una forte accelerazione. Decathlon ha spiegato che perché un prodotto possa essere catalogato come eco-ideato deve garantire un ridotto impatto ambientale in una o più delle sue fasi di produzione, tenendo conto di tutte le possibili variabili: per esempio, se si decide di non utilizzare più PVC (un tipo di plastica molto usato) in un prodotto, bisogna mettere in conto che l’anidride carbonica prodotta potrebbe aumentare leggermente, ma che si ridurrà l’impatto nella fase di trattamento dei rifiuti.

In definitiva, perché un prodotto possa essere catalogato da Decathlon come eco-ideato, deve sottostare ad almeno uno di questi cinque criteri:

• più del 20% in peso del prodotto deve essere in materiale riciclato

• più del 70% del peso del prodotto in cotone deve provenire da agricoltura biologica

• più del 20% in peso del prodotto deve essere in materiale rinnovabile (lino, lyocell, legno certificato, lana merinos, bioplastica);

• assenza di PVC

• assenza di piombo

Per i curiosi di eco-ideazione e per gli appassionati di calde felpe in tessuto sintetico, un interessante e recente esempio è rappresentato dal pile Quechua MH120. Realizzato negli stabilimenti di Quechua ai piedi del Monte Bianco, in Francia, il modello MH120 è fatto in pile traspirante e leggero («ideale da portare nello zaino da trekking», dice Decathlon): nella taglia medium da donna ha un peso di solo 270 grammi (provate a prendere un qualsiasi maglione pesante dall’armadio e metterlo su una bilancia e capirete quanto è leggero). Come molti dei prodotti tecnici di Quechua, il pile MH120 è anche molto economico: costa 14,99 euro.

Il pile MH120 è realizzato con un filato di poliestere riciclato e il suo tessuto è quindi al cento per cento derivato da bottiglie di plastica, soprattutto trasparenti. Dopo essere state contenitori per liquidi e prima di diventare un pezzo di una manica, infatti, le bottiglie vengono fatte passare attraverso un filtro che separa i pigmenti trasparenti da quelli colorati che non facilitano la tintura. I materiali che “passano la selezione” vengono quindi triturati e lavati. Dopo questo processo di trasformazione, ci si ritrova con tanti piccoli pezzettini di plastica più o meno trasparenti, che vengono trasformati in granuli di poliestere e che, attraverso processi di filatura e tessitura, diventeranno infine un pile.

La smerigliatura della parte interna del tessuto è fatta in modo da imprigionare l’aria e tenere caldo chi indossa il pile grazie all’elevato grado di isolamento. Più concretamente: questo pile è stato testato in laboratorio perché possa essere indossato a una temperatura compresa tra 7 e 10 gradi senza la giacca sopra.

Per chi dovesse acquistare il pile MH120, o anche ogni altro capo di abbigliamento in tessuto sintetico, il consiglio è anche di fare attenzione, in fase di lavaggio, alle ormai piuttosto note microplastiche, cioè quei piccolissimi frammenti di plastica che le lavatrici non riescono a filtrare e che finiscono quindi nelle acque di scarico e, poi, negli oceani. Per ovviare a questo problema, Decathlon offre alcuni consigli e prodotti appositi per lavare l’abbigliamento tecnico in modo più ecologico.

E, già che si parla di scelte ecologiche, nello zaino insieme al pile sarebbe meglio mettere borracce, thermos e contenitori isotermici (o, per i più avventurosi o assetati, sacche d’acqua); qualsiasi cosa, ma non bottiglie di plastica usa e getta.