Venezia, 13 novembre 2020 (Fabio Sasso/ZUMA Wire)
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  • lunedì 23 Novembre 2020

A fine 2020 l’Italia avrà avuto la metà dei turisti del 2019

Per quest'anno l'Agenzia Nazionale del Turismo prevede un calo del 49 per cento, ma non è l'unica brutta notizia

Venezia, 13 novembre 2020 (Fabio Sasso/ZUMA Wire)

Mentre si discute se e come riaprire gli impianti sciistici nelle prossime settimane, i dati sull’andamento del turismo in Italia nei mesi scorsi dicono che la pandemia ha avuto effetti pesanti sul settore. E le previsioni da qui alla fine dell’anno confermano la tendenza al ribasso. L’Enit, l’Agenzia Nazionale del Turismo, calcola che nel 2020 i turisti italiani e stranieri caleranno nel complesso del 49 per cento rispetto all’anno scorso: i visitatori saranno 57 milioni in meno, i pernottamenti turistici totali diminuiranno di 186 milioni e la spesa turistica, quella in beni e servizi sostenuta dai  viaggiatori, di 71 miliardi di euro.

Le statistiche sul turismo sono complesse perché misurano un fenomeno che riguarda un insieme di servizi eterogenei. L’ISTAT e la Banca d’Italia conducono diverse rilevazioni mensili sui fenomeni turistici. I dati di queste indagini si fermano per ora rispettivamente a giugno e ad agosto. Informazioni utili si possono ricavare anche dalle associazioni di categoria. Federalberghi, organizzazione nazionale a cui aderiscono 27mila alberghi su un totale di circa 33mila, monitora mensilmente un campione di circa duemila alberghi. Ci sono poi le previsioni dell’Enit, l’Agenzia Nazionale del Turismo e le ricerche sul turismo dell’Istituto Demoskopika.

Le previsioni
I dati sopra indicati implicano che la situazione avrà effetti notevoli sull’economia italiana: il contributo totale del turismo all’economia dovrebbe diminuire infatti di 5,8 punti percentuali. Il turismo, in Italia, è un settore che generava, nel 2019, il 13 per cento del nostro Prodotto interno lordo: nel 2020 calerà al 7,2 per cento.

Sui pernottamenti, cioè il numero di notti passate in alberghi o altre strutture ricettive, Federalberghi ha dati peggiori rispetto a Enit. Nel 2020 prevede la perdita di 245 milioni di presenze, meno 56,2 per cento rispetto al 2019: come se su un viaggio da 10 notti, se ne cancellassero quasi 6. Il calo di fatturato del settore dovrebbe essere pari a 14 miliardi di euro (meno 57 per cento).

Le cose da sapere sul coronavirus

I mesi passati
Nel suo ultimo aggiornamento, Federalberghi ha spiegato che, a seguito dell’emergenza sanitaria, tra marzo e maggio il mercato alberghiero si è sostanzialmente fermato. In giugno il mercato domestico (quello dei turisti italiani che restano in Italia) ha faticato a riprendere quota (meno 67,2 per cento rispetto al 2019) e le riaperture dei confini all’interno dell’area Schengen, tra luglio e settembre, hanno portato a miglioramenti solo parziali anche per il turismo straniero: nel mese di settembre, la presenza di stranieri è stata inferiore del 62,6 per cento rispetto all’anno precedente. A ottobre, la perdita di presenze turistiche complessive, tra italiani e stranieri, è stata del 60,9 per cento.

I dati dagli aeroporti
Altri dati interessanti sono quelli dell’Enit sull’andamento degli arrivi aeroportuali. L’agenzia, dallo scorso febbraio, ha avviato un monitoraggio per misurare le variazioni e le conseguenze a breve termine della pandemia sul settore del turismo. L’ultimo bollettino sull’andamento dei flussi turistici aeroportuali verso l’Italia dice che dal primo gennaio al 20 settembre c’è stato un calo complessivo dell’84,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019, a causa delle chiusure verso e da numerosi paesi stranieri.

Le diminuzioni più evidenti sono dalla Cina (meno 91,7 per cento) e dagli USA (meno 90,6 per cento). La Francia risulta il mercato con il minor calo complessivo (meno 70,5 per cento). Stanno andando male anche le prenotazioni: il calo, dal 21 settembre all’1 novembre, è pari al 93 per cento.

Le famiglie e l’estate 
A fine agosto Enit ha intervistato oltre 4 mila persone per capire com’è andata l’estate: il 41 per cento degli italiani non ha potuto fare vacanza, mentre il 59 per cento della popolazione ha effettuato almeno un periodo fuori casa. In media le ferie sono durate 7 notti e la maggior parte delle persone intervistate le ha trascorse in Italia (nel 97 per cento dei casi, preferendo destinazioni quali l’Emilia-Romagna, la Puglia e la Sicilia).

I dati regionali
L’Istituto Demoskopika ha calcolato che nei primi otto mesi del 2020, i cali degli arrivi e dei pernottamenti dovuti all’emergenza hanno colpito cinque regioni in particolare, quelle che presentavano un alto livello di internazionalizzazione: in Veneto si sono ridotti gli arrivi di 9,3 milioni (-63,3 per cento rispetto al 2019) e le presenze di 35,6 milioni (-65,1 per cento rispetto al 2019); seguono Lombardia, Toscana, Lazio ed Emilia-Romagna.

La situazione di crisi ha inciso anche sulle entrate dei comuni che hanno subìto una perdita complessiva dell’imposta di soggiorno pari a circa 211 milioni di euro. I comuni più colpiti sono quelli di quattro regioni: Lazio, Veneto, Lombardia e Toscana.

Gli effetti sull’occupazione
Le ripercussioni di questa situazione sul mercato del lavoro saranno pesanti: sempre secondo Federalberghi, ad ottobre nel settore sono andati persi circa 45 mila posti di lavoro temporanei. Per i prossimi mesi sono a rischio 80 mila posti e una volta terminata la cassa integrazione, avverte l’associazione, ci saranno conseguenze anche sui contratti a tempo indeterminato. Tra agosto e dicembre 2020 il governo ha stimato una riduzione del 70 per cento delle assunzioni rispetto allo stesso periodo del 2019.