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  • venerdì 23 Ottobre 2020

Calciatori di Serie A contagiati: 92. Calciatrici di Serie A contagiate: zero. Perché?

I protocolli sanitari sono identici, e anche le squadre non sanno dare spiegazioni esatte se non la più ovvia

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Il campionato di Serie A femminile 2020/2021 è arrivato alla sesta giornata del girone di andata, prima di fermarsi per una sosta di tre settimane nella quale si giocheranno la Champions League e le qualificazioni ai prossimi Europei. A differenza del campionato maschile, finora la Serie A femminile non ha avuto bisogno di rinviare nemmeno una partita: tutte le squadre hanno potuto rispettare il calendario e non ci sono recuperi in programma. Questo perché dal 22 agosto, giorno in cui è iniziata la nuova stagione, nessuna delle dodici squadre del campionato ha riscontrato una sola positività al coronavirus tra le proprie giocatrici. Soltanto di recente la Juventus è dovuta andare in isolamento fiduciario, causato però dalla positività di due membri dello staff tecnico.

La Serie A femminile è composta da dodici squadre, ciascuna delle quali conta 24 giocatrici tesserate. Le società seguono il protocollo sanitario della FIGC, lo stesso seguito dalla Serie A maschile: ogni settimana di campionato 288 giocatrici effettuano un tampone a due giorni dalle partite, mentre i test sierologici vengono eseguiti ogni due settimane. Seguendo gli stessi protocolli, dall’inizio della pandemia la Serie A maschile ha registrato 92 calciatori positivi. I calciatori sono più numerosi – le squadre sono venti e le rose più ampie – e hanno già iniziato a giocare all’estero, ma questo non spiega da sé la differenza tra i due dati. Che possono cambiare, ovviamente, ma probabilmente non abbastanza da modificare la sostanza: l’eventuale e più che plausibile contagio di una o più calciatrici di Serie A non cancellerebbe questo ampio divario.

I contagi riscontrati finora tra le giocatrici di Serie A femminile:
Milan 0
Roma 0
Inter 0
Juventus 0
Fiorentina 0
Sassuolo 0
Napoli 0
Verona 0
Empoli 0
San Marino 0
Bari 0*
Florentia 0*
* dati ufficiali non disponibili

In Serie A maschile il protocollo sanitario viene messo costantemente alla prova dai numerosi contagi tra le squadre, tuttora in crescita. Tra settembre e ottobre il Genoa è arrivato a riscontrare 22 positività tra giocatori e staff, venendo considerato a tutti gli effetti un focolaio. Il 4 ottobre Juventus-Napoli non si è giocata a causa dei provvedimenti sanitari regionali che hanno impedito per precauzione al Napoli di raggiungere Torino una settimana dopo aver giocato proprio contro il Genoa. Nell’ultima giornata di campionato si è rischiata una situazione analoga in seguito al parere iniziale dell’ASL di Parma, che aveva vietato al Parma di andare a giocare a Udine dopo l’accertamento di sei nuove positività all’interno del club, salvo poi consentire la trasferta su intervento del presidente della Regione Emilia-Romagna.

Nel campionato femminile non è successo niente di tutto questo: e nemmeno le squadre sanno spiegare in maniera convincente perché. Trattandosi però di contagi a cui tutti possono essere soggetti, e di una realtà sportiva meno attrezzata rispetto a quella maschile, la differenza può averla fatta soltanto il comportamento delle tesserate, evidentemente prudenti e rispettose delle norme più dei loro colleghi uomini.

Ci sono tuttavia anche delle altre ipotesi sulle ragioni di questa mancanza di contagi, come sostiene il Napoli, secondo il quale questa anomalia potrebbe essere dovuta anche al fatto che diverse giocatrici vivono insieme, creando quindi fra di loro delle “bolle involontarie”. Va ricordato infatti che le giocatrici – alcune delle quali studentesse – non sono professioniste ma dilettanti, non ricevono un vero stipendio e le loro paghe vanno da una media di 15.000 euro lordi annui a un massimo consentito di 28.000 euro.

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