Una Plebejus argyrognomon (AP Photo/Petr David Josek)
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  • giovedì 24 Settembre 2020

Puoi sempre inciampare nei ricordi

Perché il tempo non esiste veramente, scriveva Vladimir Nabokov

Una Plebejus argyrognomon (AP Photo/Petr David Josek)

«Confesso di non credere nel tempo. Dopo l’uso mi piace ripiegare il mio tappeto magico, così da sovrapporre l’una all’altra parti diverse del disegno. E che i visitatori inciampino pure. E la gioia più grande dell’assenza di tempo – in un paesaggio scelto a caso – viene quando mi trovo tra farfalle rare e piante di cui esse si nutrono. È quella, l’estasi, e dietro l’estasi c’è qualcos’altro difficile da spiegare. È come un vuoto momentaneo in cui si riversa tutto ciò che mi è caro»

Vladimir Nabokov in Speak, Memory (1951), tradotto in italiano per Adelphi da Anna Raffetto con il titolo Parla, ricordo

È un memoir in cui lo scrittore russo naturalizzato statunitense Vladimir Nabokov (1899-1977), uno dei più grandi di tutti i tempi, racconta la sua infanzia in un’agiata e politicamente influente famiglia russa, dal 1903 fino alla rivoluzione bolscevica; gli ultimi capitoli sono dedicati all’esilio, agli studi a Cambridge e alla vita da emigrato a Parigi e Berlino, fino al trasferimento definitivo negli Stati Uniti, nel 1940. Qui iniziò la carriera universitaria, insegnò letteratura russa e scrittura creativa (tra i suoi allievi ci furono Thomas Pynchon e la giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg); fu anche un importante entomologo, esperto di farfalle.

Parla, ricordo è dedicato alla moglie Vera.