Stella Kyriakides, la Commissaria europea per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione Europea, durante una conferenza stampa a Bruxelles sulla situazione dell'epidemia da coronavirus in Europa, il 24 settembre 2020 (ANSA/EPA/FRANCOIS LENOIR)

«Potrebbe essere la nostra ultima possibilità perché non si ripeta la situazione della scorsa primavera»

Stella Kyriakides, commissaria europea per la salute e la sicurezza alimentare, ha chiesto un maggiore sforzo ai paesi dell'Unione Europea nel contrastare la pandemia

Stella Kyriakides, la Commissaria europea per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione Europea, durante una conferenza stampa a Bruxelles sulla situazione dell'epidemia da coronavirus in Europa, il 24 settembre 2020 (ANSA/EPA/FRANCOIS LENOIR)

Giovedì Stella Kyriakides, la commissaria europea per la salute e la sicurezza alimentare, durante una conferenza stampa a Bruxelles ha esposto la relazione del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) sulla situazione del contagio da coronavirus nell’Unione Europea e nel Regno Unito. Secondo la relazione i casi di contagio sono aumentati costantemente in tutti i paesi dell’Unione e nel Regno Unito dall’agosto 2020, anche se non hanno avuto lo stesso impatto in tutti i paesi. Kyriakides, commentando questa nuova crescita dei contagi, ha detto:

Siamo in un momento decisivo, e tutti devono agire con decisione. Potrebbe essere la nostra ultima possibilità perché non si ripeta la situazione della scorsa primavera.

Il documento delll’ECDC classifica la situazione epidemiologica dei paesi dividendoli in due gruppi: quelli con “tendenze stabili” e quelli con “tendenze preoccupanti”. Vengono definiti paesi con “tendenze preoccupanti” quelli in cui, nell’arco di due settimane, venga registrato un incremento di contagi superiore a 60mila. Appartengono alla stessa categoria i paesi in cui questo incremento avvenga solo nelle fasce di popolazione di età più avanzata (cioè fra chi ha più di 65 anni), quando per sette giorni consecutivi venga registrato un valore superiore al 3% di tamponi positivi o un incremento per 7 giorni consecutivi di tale valore, o quando per sette giorni consecutivi sia accertata una mortalità superiore a 10 decessi ogni milione di persone. I paesi in cui i dati del contagio rimangono al di sotto di questi parametri vengono considerati con “tendenze stabili”.

Sulla base dei dati raccolti fino al 13 settembre i paesi considerati con “tendenze stabili” sono Italia, Belgio, Cipro, Finlandia, Germania, Grecia, Islanda, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Polonia e Svezia. Secondo la relazione dell’ECDC in questi paesi «la probabilità complessiva di essere infettati è valutata come bassa». I decessi sono bassi perché è bassa la percentuale di anziani e di persone con patologie pregresse che si ammalano. Esiste comunque un rischio per queste categorie se il virus dovesse tornare a diffondersi vista la sua gravità. Il rischio generale in questi paesi è comunque valutato “moderato”. Per evitare un rapido aggravarsi della situazione sanitaria, per l’ECDC in questi paesi è fondamentale il monitoraggio, non solo dei nuovi casi, ma anche dei ricoveri, e in particolare di quelli in terapia intensiva, e soprattutto tra le categorie a rischio.

I paesi definiti con “tendenze preoccupanti” sono il Regno Unito e i restanti paesi dell’Unione Europea: cioè Austria, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria. Per l’ECDC in questi paesi l’aumento dei casi di contagio si può spiegare solo parzialmente con un numero maggiore di tamponi effettuati nelle ultime settimane (ad esempio in Lussemburgo, in Danimarca e nel Regno Unito).

In questi paesi, l’elevata trasmissione del virus sembra dimostrare che le misure di prevenzione dal contagio non hanno funzionato, non sono state totalmente rispettate o non sono state sufficienti. Inoltre i dati desunti dai test sierologici in questi paesi, che rappresentano la maggioranza dell’Unione, suggeriscono che il livello di immunità della popolazione è inferiore al 15 per cento. Siccome un vaccino non sarà disponibile a breve termine, secondo l’ECDC, la vulnerabilità della popolazione all’infezione rimane alta.