Juliette Gréco a Londra nell'agosto del 1958 (Cornel Lucas/BIPs/Getty Images)
  • Cultura
  • mercoledì 23 Settembre 2020

È morta Juliette Gréco

Fu una delle cantanti francesi più famose di sempre, aveva 93 anni

Juliette Gréco a Londra nell'agosto del 1958 (Cornel Lucas/BIPs/Getty Images)

È morta a 93 anni la cantante e attrice francese Juliette Gréco, nella sua casa di Ramatuelle, nel sud della Francia. Gréco era una della cantanti francesi più famose al mondo: iniziò a cantare negli anni del dopoguerra a Saint-Germain-des-Prés a Parigi e presto divenne, scrive Le Figaro, «simbolo del fermento esistenzialista e artistico» del quartiere. Nel 1949 iniziò a cantare nel cabaret Le Boeuf sur le toit, dove interpretava le poesie di noti scrittori francesi: Si tu t’imagines di Raymond Queneau fu uno dei suoi primi successi. Negli anni seguenti cantò testi di musicisti e scrittori come Jacques Brel, Serge Gainsbourg, Georges Brassens, Jacques Prévert, Charles Aznavour e Jean-Paul Sartre, di cui era amica.

Gréco fu un modello di stile – per il fascino, il modo di cantare sensuale, gli abiti neri («perché è l’unico colore che mi difende e protegge, con un altro qualcuno potrebbe vedermi») e attillati, il caschetto e una linea di matita sugli occhi – e un esempio femminista e progressista, si schierò a favore del divorzio, del diritto all’aborto e contro le discriminazioni verso gli omosessuali, le prostitute e gli emarginati in generale.

Si tu t’imagines con testo di Raymond Queneau

Juliette Gréco era nata il 7 febbraio del 1927 a Montpellier: «mia madre mi ha detto che quel giorno pioveva, e la pioggia favorisce la crescita di tutte le piante, anche quelle più velenose», disse poi. Sua madre, che si chiamava come lei, veniva da una buona famiglia di Bordeaux, suo padre era corso; abbandonò presto Juliette, la sua sorella maggiore Charlotte e sua madre, che a sua volta consegnò le figlie ai genitori, se ne disinteressò e si trasferì a Parigi. Le bambine la raggiunsero dopo la morte dei nonni; a 11 anni Juliette era diventata una ballerina all’Opéra Garnier.

Durante la Seconda guerra mondiale, la madre partecipò alla Resistenza, venne arrestata a Bordeaux e deportata in un campo di concentramento a Ravensbrück, in Germania; Juliette, che aveva 16 anni, venne a sua volta arrestata e liberata mesi dopo, quando scappò a Parigi e incontrò Hélène Duc, sua vecchia insegnante e amica della madre, che si prese cura di lei. La incoraggiò anche a partecipare al concorso della scuola d’arte drammatica francese più importante del tempo, il Conservatorio, ma Greco non venne ammessa; Madame Dussane, nei suoi commenti, annotò «Da sorvegliare per l’avvenire». Dopo la guerra, sua madre venne liberata ma si trasferì subito in Indocina per la guerra d’indipendenza del Vietnam dalla colonia francese, mentre Juliette si trasferì nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés, diventato simbolo della rinascita artistica e intellettuale del dopoguerra e cuore dell’esistenzialismo, il movimento reso celebre, tra gli altri, da Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir.

Je suis comme je suis (Sono quel che sono), una delle sue canzoni manifesto

Nel 1947, in Rue Dauphine, aprì il “Tabou”, poi leggendario luogo di incontro degli Esistenzialisti. Juliette ricorda: «Si scendeva una scaletta di pietra, bisognava fare attenzione a non urtare la testa e si arrivava in un luogo rettangolare che sembrava ideale per far risplendere lo spirito della libertà riconquistata dopo i funesti anni nazisti dell’occupazione. L’oscurità del Tabou era squarciata dai lampi del nostro entusiasmo e i Maestri offrivano il sapere senza costringerci all’inchino».

Gréco frequentava i caffè, faceva vita bohémienne, recitava in piccoli teatri, era amica di scrittori come Albert Camus, Jacques Prévert e Boris Vian e divenne la voce di quel mondo da quando, nel 1949, Prévert, Queneau e Aznavour scrissero delle canzoni per lei e Sartre, che le aveva trovato casa, la convinse cantarle. Greco infatti sperava ancora di fare l’attrice e comparve comunque in numerosi film, tra cui l’Orphée di Jean Cocteau, in Bonjour Tristesse, tratto dal romanzo di Françoise Sagan e, nel 1965, nella serie tv Belfagor ovvero il fantasma del Louvre.

Les Feuilles Mortes, scritta da Jacques Prévert per Yves Montand, e ricantata da Gréco

Indipendente e femminista, ebbe molte storie sentimentali, tra cui una con Miles Davis e una con Darryl Zanuck, produttore cinematografico tra i fondatori della Century Fox, e si sposò tre volte: con l’attore Philippe Lemaire, con cui ebbe l’unica figlia Laurence-Marie, morta nel 2016; con l’attore Michel Piccoli e con il compositore e pianista Gérard Jouannest.

Ne me quitte pas di Jacques Brel

Nel 1982 scrisse la sua autobiografia (Jujube) e nel 1983 pubblicò l’album “Gréco 83”, una selezione delle sue migliori canzoni. Era ormai diventata un simbolo della Francia: nel 1991 cantò all’Olympia di Parigi e nel 1999 venne accolta nell’Ordre national du mérite, un ordine cavalleresco concesso dalla Repubblica Francese, fondato dal presidente Charles de Gaulle. Pubblicò altri 3 album: nel 2003 “Aimez-vous les uns les autres ou bien disparaissez”, nel 2006 “Le temps d’une chanson” (con il contributo dei grandi nomi del jazz americano: il sassofonista Michael Brecker e il trombettista Wallace Roney) e nel 2009 “Je me souviens de tout” registrato in soli quattro giorni e presentato al Théâtre des Champs Elysées, a Parigi.

Le temps passé di Georges Brassens

Chanson des Vieux Amants di Jacques Brel

La Javanaise, testo e musica di Serge Gainsbour