Charles Leclerc nel Gran Premio del Belgio di Formula 1 (Lars Baron/Getty Images)
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  • lunedì 31 Agosto 2020

La Ferrari ha toccato il fondo

Il Gran Premio del Belgio verrà ricordato come uno dei punti più bassi nella storia della scuderia, lenta come non lo era mai stata e alle prese con problemi non ancora chiariti

di Pietro Cabrio
Charles Leclerc nel Gran Premio del Belgio di Formula 1 (Lars Baron/Getty Images)

Le difficoltà a cui la Ferrari andava incontro nel Gran Premio del Belgio erano state messe ampiamente in conto, ma i risultati del fine settimana hanno superato in negativo anche le previsioni più pessimistiche. In una delle piste più lunghe, veloci e impegnative per i motori della Formula 1, tra dislivelli e lunghi rettilinei, Sebastian Vettel e Charles Leclerc sono stati fra i più lenti nelle prove e nelle qualifiche, e fra gli ultimi in gara, conclusa con un tredicesimo e un quattordicesimo posto.

Erano oltre trent’anni che la Ferrari non rimaneva fuori dalle prime nove posizioni nelle qualifiche del Belgio con pista asciutta, e mai nella sua storia era andata così male in gara. La bravura dei piloti ha evitato risultati anche peggiori, come era già successo in Austria, in Ungheria e in Inghilterra, piste in cui la potenza del motore contava meno. Al termine della gara, Leclerc ha detto: «È brutto, non so cosa aggiungere». Il team principal Mattia Binotto ha invece commentato dicendo: «È inutile nasconderci, ci manca velocità ed efficienza aerodinamica».

In questa edizione del Mondiale di Formula 1 tutte le scuderie che utilizzano motori Ferrari – quindi anche Sauber Alfa Romeo e Haas – stanno avendo grosse difficoltà, ma in Belgio la Ferrari è stata addirittura superata dalla Sauber di Kimi Raikkonen e affiancata dalla Haas di Romain Grosjean, a dimostrazione che oltre a un motore depotenziato che non può essere sostituito (se non in alcune sue componenti), la scuderia ha altri problemi che non riesce a risolvere.

Negli anni passati, nonostante alcuni errori e la superiorità della Mercedes, la Ferrari riusciva a competere con i migliori e vincere di tanto in tanto delle gare; in questo Mondiale sembra essere crollato tutto, e ora fatica a tenere il passo anche delle scuderie più lente. È stato emblematico il faticoso sorpasso di Leclerc ai danni di una Haas, nonostante il DRS aperto – dispositivo che favorisce i sorpassi, e si può usare solo in presenza di determinate condizioni – e le gomme nuove appena cambiate.

La differenza in secondi con i tempi nelle prove libere dall’anno scorso (F1)

I problemi tecnici più grandi nascono dalle conseguenze delle indagini della Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA) sulla regolarità del motore usato dalla Ferrari nella passata stagione. Lo scorso marzo queste indagini, richieste insistentemente da tutte le scuderie rivali, hanno portato a un accordo – rimasto segreto su richiesta della Ferrari – che ha evidenziato irregolarità nelle caratteristiche tecniche del motore, come spiegato ad aprile dallo stesso presidente FIA, Jean Todt.

Per il 2020 la Ferrari ha dovuto quindi depotenziare il motore per riportarlo a norma, cosa che ha causato una diminuzione stimata tra i cinquanta e i sessanta cavalli. L’inevitabile perdita di potenza ha creato a sua volta problemi e conflitti con le altre parti della macchina – essendo state progettate per un motore diverso – e ha accentuato i difetti nell’aerodinamica rimasti irrisolti dalla stagione precedente. Tra una gara e l’altra la squadra sta apportando continuamente delle modifiche alle auto, ma finora senza risultati.

La Ferrari SF100o non riesce a sorpassare, di fatto, e non può nemmeno difendersi da chi è più veloce. Come ha spiegato Roberto Chinchero di Motorsport, la perdita di potenza si unisce allo scarso carico aerodinamico – la forza esercitata sull’auto dal flusso dell’aria – il quale causa minor aderenza, bassa velocità in curva e maggiori spazi di frenata: guidare una SF1000 è “come guidare sulle uova”, come si dice negli ambienti automobilistici.

Tutte queste difficoltà finiscono inoltre per generare un crescente nervosismo nella squadra: si è notato diverse volte nelle gare disputate quest’anno e soprattutto nel Gran Premio del Belgio, il più faticoso corso finora. Ma errori di strategia e difetti nella comunicazione non sembrano essere soltanto una conseguenza delle difficoltà: rivelano anche come Ferrari, la squadra più ricca del Mondiale, non funzioni come dovrebbe, fra soste ai box lente e mal pensate, strategie non chiare nemmeno ai piloti e incidenti imbarazzanti. C’è poi la questione legata ai vertici della scuderia, dove l’unico a parlare fin qui è sempre stato il team principal Binotto, e non l’amministratore delegato Louis Camilleri o il presidente John Elkann.

Come se non bastasse, la questione legata al motore è arrivata nel peggior momento possibile per affrontare un problema così serio. Tutte le scuderie stanno infatti lavorando per prepararsi a una riforma che dal 2022 cambierà completamente le caratteristiche delle auto, e probabilmente i rapporti di forza nel Mondiale. Fra due anni le scuderie dovranno presentarsi con auto progettate da zero, cosa che sta richiedendo dei grossi sforzi economici, oltre a quelli richiesti per il Mondiale in corso e quello del prossimo anno, gli ultimi due prima della nuova epoca della Formula 1.

In questo momento la Ferrari è quindi divisa tra lo sviluppo per il 2022 e la risoluzione di problemi non ancora compresi che potrebbero portare a uno dei peggiori Mondiali mai disputati, peraltro nell’anno in cui la Formula 1 correrà tre gare in Italia, la prima della quali la prossima settimana a Monza, una delle piste più veloci del Mondiale, che come il Belgio non offre scorciatoie a chi non ha macchine adeguate.