Dei ricercatori hanno identificato un caso di reinfezione da coronavirus negli Stati Uniti

Un gruppo di ricercatori dello Scripps Research Institute di La Jolla, California, ha detto di aver identificato il primo caso di persona contagiata due volte dal coronavirus negli Stati Uniti. Non è la prima volta che episodi simili vengono segnalati, ma notizie di questo tipo vanno contestualizzate e prese con prudenza, e non smentiscono la tesi condivisa secondo cui si sviluppi un’immunità dal coronavirus dopo esserne stati contagiati.

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Il caso americano riguarda un uomo di 25 anni del Nevada che era risultato positivo per la prima volta ad aprile, manifestando sintomi lievi della COVID-19: dopo essere risultato negativo al test, è tornato ad avere sintomi più gravi a maggio e ad essere positivo al tampone. I ricercatori della University of Nevada, della Reno School of Medicine e del Nevada State Public Health Laboratory hanno detto di aver isolato i virus responsabili delle due infezioni, verificando che si è trattato di due eventi distinti e non di una recidiva.

È una notizia che va presa con grandi cautele: i ricercatori americani l’hanno annunciata con un comunicato, in attesa che la loro scoperta sia sottoposta al processo di revisione necessario per le pubblicazioni scientifiche. Qualche giorno fa, con le stesse modalità, un gruppo di ricercatori di Hong Kong aveva presentato una ricerca analoga, documentando un altro caso di reinfezione. Ma i casi simili segnalati finora nel mondo sono stati pochi e isolati, per via delle tante cose che ancora non sappiamo della risposta immunitaria del nostro organismo nei confronti del coronavirus e vanno ulteriormente studiati prima di arrivare a conclusioni.

Attualmente c’è ottimismo tra gli scienziati che stanno studiando la COVID-19 sul fatto che il corpo umano sviluppi un’immunità dal coronavirus, come confermato finora da molti studi e ricerche. L’immunità, però, è un concetto più complesso di quanto si possa pensare intuitivamente: «non è mai al 100 per cento» hanno detto i ricercatori americani.

(Kena Betancur/Getty Images)