La risposta di Luz del Alba Rubio a Plácido Domingo

La soprano che ha accusato di molestie e abusi il tenore, ha chiesto e ottenuto di replicare a quanto Domingo aveva dichiarato qualche settimana fa su Repubblica

Luz del Alba Rubio, soprano uruguayana con cittadinanza italiana e americana che durante il movimento #metoo aveva accusato di molestie e abusi il tenore Plácido Domingo, ha chiesto e ottenuto una rettifica a Repubblica, dopo l’intervista data da Domingo a Giuseppe Videtti e pubblicata sul quotidiano lo scorso 6 agosto.

Domingo aveva dato la propria versione stando in equilibrio tra un’ammissione di rammarico e un rifiuto di accettare le scuse così come erano state presentate. Aveva poi fatto riferimento all’indagine aperta su di lui dall’AGMA, il sindacato dei musicisti americani, che aveva concluso come le accuse di molestie a suo carico fossero credibili (di conseguenza, Domingo era stato allontanato da diversi teatri degli Stati Uniti). Nell’intervista a Domingo, poi, il giornalista Giuseppe Videtti, premettendo che «ormai chiunque si sente autorizzato a straparlare nel sacro nome del #metoo, infierendo sul gigante della lirica», aveva scritto tra le altre cose che Luz del Alba Rubio aveva partecipato «alla trasmissione di Radio 3 La Barcaccia senza riuscire a esprimere con chiarezza i fatti e limitandosi a una serie di allusioni».

Nell’intervista pubblicata oggi, Luz del Alba Rubio ha spiegato di non essere mai stata confusa, ha confermato le accuse di molestie spiegandone le dinamiche, ne ha raccontato le conseguenze e ha parlato di ciò che per lei ha rappresentato il movimento #MeToo: «Tutti mi chiedono, perché dopo vent’anni? Non è facile denunciare fatti che riguardano un personaggio così importante e potente; Domingo era il re dell’opera, l’intero universo teatrale ruotava intorno a lui, era come attaccare Dio! Quando negli Usa è esploso il movimento #metoo è stata una liberazione per tutte le donne impaurite e ricattate; il caso Weinstein ha dato coraggio a tutte noi. Era arrivato il momento (di denunciare) e così è stato».

Quando sono accaduti i fatti che contesta a Plácido Domingo?
Conobbi Domingo durante un’audizione che sostenni il 14 giugno 1999, a Roma. Avevo appena partecipato al famoso programma di Radio 3, La Barcaccia, la più importante trasmissione italiana dedicata all’Opera. Gli piacqui molto e subito mi invitò a sostenere una ulteriore audizione a Washington, dov’era direttore artistico. Da quel momento iniziò un vero e proprio stalkeraggio telefonico: mi chiamava anche in piena notte. Una volta, alle tre passate – io stavo dormendo accanto a mio marito – lui mi disse: “Ah, non voglio ingelosire il mio rivale!”. Arrivata a Washington, dopo l’audizione mi scritturò per Parsifal, Racconti di Hoffmann e Carmen; e successivamente per Traviata a Los Angeles. La moglie, Marta, fu subito molto sospettosa nei miei confronti, ebbe un atteggiamento indagatorio: “Come mai sei qui?”. Le spiegai che mi aveva convocato suo marito, ma lei, che curava la regia, fu molto ostile, non mi fece provare, mi tenne in disparte. Domingo invece fu assillante, entrava in camerino, nel mio appartamento o mi invitava nel suo con il pretesto di vedere insieme un video della mia Traviata. Io seduta sul divano, lui che si avvicinava sempre più allungando le mani. Può immaginare. Dovetti chiamare una mia amica, approfittando di un attimo in cui era andato al bagno, per venire a salvarmi. Lei bussò alla porta, così potei mettere fine alle avances; tipo Tosca nel II atto, ha presente.

Le posso chiedere quale fosse l’entità delle molestie? Erano avances, comportamenti inappropriati o violenze?
Erano avances, comportamenti inappropriati e anche violenze, perché ogni suo tentativo veniva respinto da me con determinazione. Lui non ammetteva il rifiuto, le molestie sono continuate nel tempo, non si dava per vinto. La cosa peggiore è che abusava del suo potere: eravamo in un posto di lavoro, lui era il mio “capo”, mi vergognavo per lui. Baci troppo vicini alla bocca, approcci evidenti, l’invito nel suo appartamento privato dove la violenza è stata anche fisica perché baciava e non voleva essere respinto. Fu la mia amica (che ha testimoniato) a mettere fine a questa vessazione. Il sindacato dei musicisti americani (AGMA) ha avuto finalmente la possibilità di svolgere le indagini in maniera regolare perché questo argomento è diventato importante, da prima pagina.

(L’inchiesta dell’Agma conclude che non c’è stato alcun abuso di potere ma “comportamenti inappropriati che vanno dal flirt al corteggiamento”, ndr).

Lei è un’artista, una persona colta, indipendente; come mai non si è rivolta alle autorità prima che a un’agenzia di stampa?
Quando esplose il #metoo alcuni colleghi che conoscevano la mia storia parlarono del mio caso alla giornalista Jocelyn Gecker. Consideri che prima del #metoo non si dava molta importanza a fatti come molestie, abuso di potere e simili. Consideri anche che in Uruguay fino a pochi anni fa una donna non poteva dire “no, basta!” – per le donne sono conquiste recentissime. Ancora oggi c’è chi chi non mi crede, immagini anni fa.

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