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“Viale del tramonto” ha settant’anni

Ed è ancora in cima alle classifiche dei migliori film di sempre, anche se all'epoca fece storcere il naso a un po' di gente di Hollywood

Quando Sunset Boulevard venne mostrato per la prima volta in una proiezione privata organizzata dalla casa cinematografica Paramount, alla vigilia della sua uscita nei cinema nell’agosto del 1950, a molti addetti ai lavori non piacque particolarmente. Il motivo principale è che il film, che in Italia uscì un anno più tardi col titolo Viale del tramonto, descriveva impietosamente un pezzo di Hollywood che da qualche anno era ormai caduto in disgrazia, raccontando la storia di un’attrice decaduta ossessionata dalla fama, che cerca invano di recuperare la sua notorietà persa con l’avvento del sonoro.

Secondo quanto ha raccontato il saggista Sam Staggs in un suo libro sul film, il produttore Louis B. Mayer della Metro Goldwin Mayer, invitato alla proiezione di Paramount, accusò il regista del film Billy Wilder di aver «tradito e umiliato» l’industria che gli aveva dato da mangiare, e gli augurò di essere «cosparso di pece e piume e cacciato da Hollywood».

In quegli anni, Wilder era già molto famoso: nel 1938 aveva iniziato una proficua collaborazione con lo sceneggiatore e produttore Charles Brackett, che lavorò con lui anche su Viale del tramonto, e nel 1939 era stato nominato agli Oscar per Ninotchka, la prima vera commedia di Greta Garbo, nonché suo penultimo film. Un paio di anni prima, poi, aveva diretto La fiamma del peccato, uno dei più celebri film noir di sempre.

Per il ruolo della protagonista di Viale del tramonto, Brackett e Wilder avevano in mente alcune “has-been”: persone che un tempo erano state famose e influenti, ma che col passare degli anni avevano perso fama e rilevanza. Pensarono quindi a Greta Garbo, che aveva deciso di lasciare il cinema nel 1941, a Mae West, la star del cinema più irriverente degli anni Trenta, e a Mary Pickford, tra le più grandi stelle del cinema muto. Nessuna attrice, però, sembrava rappresentare il “viale del tramonto” meglio di Gloria Swanson, allora 51 enne, che dopo essere stata una delle attrici più amate e richieste aveva avuto grandi difficoltà ad adattare la sua carriera all’arrivo del sonoro, e non recitava praticamente da vent’anni. Proprio come Norma Desmond, la protagonista del film.

Gloria Swanson con Rodolfo Valentino in L’età di Amare, nel 1922.

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Nel film, che peraltro è citato sulla copertina del primo volume dei Cahiers du Cinéma, la più importante rivista cinematografica francese, Joe Gillis, interpretato da William Holden, è uno sceneggiatore in difficoltà che capita per caso in una villa che crede disabitata. La villa in realtà è proprio quella di Desmond, celebre attrice dell’epoca del cinema muto, dove proietta continuamente suoi vecchi film e gioca a carte con altre stelle del cinema decadute, compreso il vero Buster Keaton. Conosciuto Gillis, Desmond lo ingaggia perché riveda il copione che lei stessa sta scrivendo per il suo grande ritorno in scena. In grandi difficoltà economiche, Gillis accetta, senza immaginare che l’ossessione di Desmond gli renderà difficile allontanarsi da quella casa.

La storia di Norma Desmond, narrata da Gillis, è una storia di solitudine, illusione e pazzia. «Io sono sempre grande», risponde Desmond a Gillis, che la riconosce e ricorda la sua fama di un tempo: «è il cinema che è diventato piccolo». Secondo Desmond, infatti, il nuovo cinema è «finito, distrutto» perché i nuovi imprenditori di Hollywood hanno voluto a tutti i costi inserire le parole nei film, «e cosa è restato?», si chiede, se non «il vuoto assoluto».

Uno degli aspetti cruciali del film – probabilmente quello che fece infuriare Mayer – è la rappresentazione particolarmente realistica di Hollywood e di ciò che ci girava intorno: nella traduzione italiana del titolo del film si perde il fatto che Sunset Boulevard, oltre a essere letteralmente “il viale del tramonto”, è il nome di una delle strade più famose di Los Angeles, che attraversa Hollywood.

Come ha sottolineato il critico Roger Ebert, Wilder citò persone reali, pescò abbondantemente da ciò che succedeva nel cinema in quegli anni e, soprattutto, incluse alcune vecchie glorie del cinema muto, tra cui Keaton. La Hollywood che aveva ancora in testa la protagonista, insomma, era fatta di fantasmi: ma erano fantasmi molto reali.

Secondo il Guardian, Viale del tramonto rappresenta «l’icona della vittima del sistema» in un mondo, quello del cinema, che è pieno di «adulatori complici». Nel caso di Desmond è la figura del maggiordomo Max von Mayerling, interpretato peraltro dal noto regista Erich von Stroheim, che – anche per via del suo passato personale –asseconda le manie di grandezza di Desmond e fa di tutto perché continui a vivere la sua illusione. Viale del tramonto è stato spesso considerato un film noir, ma Ebert lo ha definito «il miglior dramma di sempre sul cinema perché vede attraverso le illusioni, anche se Norma non ci riesce».

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Malgrado la sua interpretazione intensa, Swanson non riuscì a vincere l’Oscar come migliore attrice. Il film, che era candidato a 11 Oscar, ne vinse tre: miglior sceneggiatura, miglior scenografia e miglior colonna sonora ed è uno dei film più amati di sempre, sia da parte dei critici che dal pubblico. Ed è per via del film che oggi usiamo in italiano l’espressione “viale del tramonto” per parlare di qualcuno la cui carriera è arrivata nella sua fase finale.