L'ingresso dell'immobile (Google Maps)
  • Italia
  • venerdì 17 Luglio 2020

L’inchiesta sulla Lombardia Film Commission

Non c'entra niente con il cinema e riguarda la dubbia compravendita di un immobile a Cormano: gli indagati sono tre uomini vicini alla Lega

L'ingresso dell'immobile (Google Maps)

Due inchieste di Report e dell’Espresso hanno ricostruito un po’ di cose su un’indagine della Guardia di Finanza di Milano riguardo a una dubbia operazione immobiliare da parte della Lombardia Film Commission, una fondazione per la promozione della Lombardia in ambito cinematografico. In breve, la Lombardia Film Commission (LFC) pagò 800mila euro un capannone di Cormano, vicino a Milano, che pochi mesi prima – quando già la LFC era alla ricerca di un immobile di quel tipo – era stato comprato per soli 400mila euro.

Tre persone, tutte e tre considerate piuttosto vicine alla Lega, sono al momento indagate. Un quarto uomo, sospettato di aver fatto da prestanome per alcuni passaggi dell’operazione, è stato fermato il 16 luglio, poco prima che partisse per il Brasile.

L’operazione immobiliare iniziò nel 2016. Fu allora che il commercialista Michele Scillieri, uno dei tre indagati, affidò due società (la Paloschi srl e l’immobiliare Andromeda) a quelli che si sospetta fossero due prestanome scelti per figurarne come amministratori, mentre le società erano di fatto amministrate da lui. Nel febbraio 2017 Andromeda acquistò «con quattro assegni che però non saranno mai incassati», scrive il Fatto Quotidiano, il capannone di Cormano e nel novembre 2017 la Paloschi srl fu «cancellata dal registro delle imprese». A dicembre, poi, il capannone venne comprato dalla Fondazione Lombardia Film Commission. La fondazione stava cercando una sede già da maggio, per il cui acquisto intendeva usare i fondi regionali.

In quel periodo, cioè a fine 2017, il presidente della Lombardia Film Commission era Alberto Di Rubba, il secondo dei tre indagati. Di Rubba era socio in affari con Andrea Manzoni, il terzo indagato. Sia Di Rubba che Manzoni hanno un passato da revisori contabili della Lega, uno alla Camera e l’altro al Senato.

Scillieri, invece, è proprietario dello studio in cui, come ha scritto Il sole 24 Ore, «a fine 2107 è stato registrato e domiciliato il movimento “Lega per Salvini premier”». Di Scillieri è stato scritto inoltre che allora era un consulente proprio della Lombardia Film Commission. Secondo il Corriere, quella consulenza prevedeva, anche per il 2020, un compenso di «25mila euro più IVA l’anno».

Di Rubba, Manzoni e Scillieri sono indagati per turbata d’asta e peculato. A non essere chiaro è come sia possibile che in pochi mesi l’immobile di Cormano venduto da Andromeda e comprato dalla LFC raddoppiò il suo valore. Il sospetto è che Scillieri, ritenuto “amministratore di fatto” di Andromeda (il cui titolare era suo cognato), possa essere ritenuto sia il venditore che il consulente di chi comprava.

La persona fermata due giorni fa mentre cerva di andare in Brasile è invece Luca Sostegni, considerato prestanome della Paloschi srl (a sua volta legata in diversi modi alla Andromeda). Si pensa che Sostegni avesse chiesto a Scillieri 50mila euro, da pagarsi in diverse rate, per non raccontare la sua versione dei fatti su tutta la complicata operazione. È invece stato fermato e i giornali scrivono che è indagato per estorsione e peculato. Repubblica ha scritto di lui che «la sera in cui è stato fermato aveva ricevuto una busta con 5mila euro, con l’ulteriore promessa di pagamenti di mille euro ogni venti giorni. Una sorta di vitalizio per non svelare protagonisti e dinamiche di una compravendita piena di anomalie».

A proposito di Sostegni, il Fatto Quotidiano ha scritto che nel marzo 2018, quindi pochi mesi dopo la vendita dell’immobile «incassò da Immobiliare Andromeda undici bonifici accreditati sul suo conto personale per un totale di 260mila euro» e che poi fece arrivare circa 250mila euro a una società fiduciaria il cui presidente è sospettato, scrive sempre il Fatto Quotidiano, di «essere in rapporti con Scillieri».

Oltre che per il fatto in sé – dei dubbi e intricati passaggi di denaro, da un ente a gestione pubblica fino ad aziende private, per un acquisto a un prezzo di difficilmente spiegabile valore – della vicenda si è parlato e si parlerà anche per la vicinanza di alcuni indagati alla Lega, e per i suoi possibili collegamenti con l’ormai famosa storia dei 49 milioni di rimborsi illeciti del periodo tra il 2008 e il 2010.