I nomi più belli delle vie di Roma

I vicoli e le strade della capitale hanno storie affascinanti quanto i loro nomi: da Largo del Pallaro a Via delle Botteghe Oscure, passando per il controverso Viale dei Quattro Venti

La toponomastica di Roma offre sempre spunti affascinanti, grazie a un connubio unico tra retaggio latino, conformazione fisica del territorio e storia millenaria: per esempio i nomi dei quartieri – di cui avevamo parlato qui – contengono spesso tracce del passato che poi col tempo si sono corrotte e hanno cambiato forma, dando origine a nomi come Ponte Mammolo, Regola o Grottaperfetta. Ma possiamo trovare decine di altri esempi anche nei nomi delle vie e dei vicoli di Roma, buffi, indecifrabili e spesso con una storia difficile da ricostruire: è il caso di Via dei Quattro Venti e di Via Titta Scarpetta, per esempio. Qui di seguito abbiamo raccolto solo alcuni dei nomi di vie romane più particolari: se ve ne vengono in mente altri, scriveteli nei commenti (aperti solo agli abbonati al Post).

Via dei Cessati Spiriti

È una piccola via che si trova vicino al parco della Caffarella, nel quartiere Appio Latino. La storia del suo nome è affascinante quanto il nome stesso: sembra che nell’Ottocento la via fosse già nota come Via degli Spiriti, a causa dei furti di carri che avvenivano puntualmente agli avventori dell’osteria che c’era sulla via. I proprietari attribuivano i furti a certi spiriti infestanti, quindi si decise di mettere a vigilanza della zona un’edicola con una Madonna: da quel momento i furti cessarono e da qui il nome Via dei Cessati Spiriti.

La versione più probabile di questa storia è che l’edicola abbia scoraggiato i ladri a rubare i carri: infatti le edicole con le Madonne, anche dette “Madonnelle”, oltre a fungere da punto di raccolta per i fedeli illuminavano anche le strade che prima dell’elettricità diventavano buie dopo il tramonto, favorendo furti e aggressioni. Agli angoli dove c’erano (e spesso ci sono ancora) le edicole, i ceri votivi illuminavano la zona e la mantenevano sicura.

La via nel 1983: sulla facciata dell’edificio abbandonato si vede l’edicola della Madonna

Via del Babuino

La lunga via del centro che collega piazza di Spagna con piazza del Popolo ha avuto diversi nomi. Prima di chiamarsi così, fu già via dell’Orto di Napoli, via Clementina e via Paolina. Poi, nel 1571, Pio V decise di installare sulla strada una fontana pubblica che fu ornata con una statua di un Sileno, un personaggio della mitologia greca tradizionalmente raffigurato con tratti animaleschi e poco graziosi. Questa statua in particolare era talmente brutta che i romani presero a chiamarla er babbuino, dando vita a un personaggio che sarebbe entrato a far parte del gruppo di statue parlanti della città e che avrebbe cambiato definitivamente nome alla strada.

Via di Acqua Bullicante

“Bulicare” e la sua variante regionale “bullicare” sono termini piuttosto desueti, sinonimi di “bollire”. Dalle parti di Torpignattara una volta scorreva un corso d’acqua in un fosso, ora interrato, che a un certo punto si incontrava con alcune sorgenti di acqua sulfurea che lo facevano ribollire. Da qui il nome di questa via che collega la Casilina con la Prenestina, nel quadrante orientale della città.

Largo del Pallaro

In pieno centro, nel rione Regola, c’è una breve via che prende il nome da colui che secoli fa, in questa stessa strada, estraeva i numeri di una specie di gioco del lotto. Il blog Roma Segreta lo racconta così: «Per l’occasione veniva allestito un piccolo palco sopra il quale veniva posto un contenitore con 90 palle numerate, pronte per essere estratte a sorte. Il pallaro era colui che aveva l’incarico di raccogliere le scommesse e di estrarre le 5 palle con i 5 numeri vincenti: era un gioco d’azzardo che la Chiesa tollerò fino al 1780, quando il Governatore, con apposito bando, lo proibì e vi pose fine, probabilmente a causa delle frequenti risse con le quali il gioco terminava».

Tra l’altro, Largo del Pallaro prosegue un’altra via con un gran nome, via di Grottapinta.

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"Sic Parvis Magna"

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Via delle Botteghe Oscure

Famosa per aver ospitato la sede storica del Partito Comunista, nel Medioevo questa via dal nome sinistro aveva diverse attività commerciali ricavate dalle rovine del Teatro di Balbo. Gli archi del Teatro erano semisepolti e le botteghe erano senza finestre, perciò la via veniva chiamata ad apothecas obscuras, diventata poi Via delle Botteghe Oscure.

Viale del Muro Torto

Questa strada ad alto scorrimento in pieno centro città prende il nome da un muro antichissimo e fortemente inclinato in avanti (quindi “torto”) costruito a ridosso di una ripida parete di tufo, che scende da Porta Pinciana verso piazzale Flaminio, a pochi passi da piazza del Popolo. La storia di questo muro è incerta e circolano versioni più o meno leggendarie che gli conferiscono un’aura nefasta. Sembra comunque che fosse parte di un’antica villa risalente addirittura all’epoca pre-imperiale.

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Domenica ecologica , Muro Torto : Poesia .

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Via della Scrofa

Questa via in pieno centro storico prende il nome proprio da una scrofa, raffigurata, sembra, sull’insegna di una locanda che avrebbe poi dato il nome a tutta la zona, allora chiamata proprio La Scrofa. Si trova vicino a piazza sant’Eustachio, dove potete assaggiare uno dei caffè più rinomati della città (al bar omonimo della piazza), altrimenti se siete in cerca di qualcosa di più sostanzioso potete andare da “Alfredo alla Scrofa” dove sono state inventate le fettuccine all’Alfredo, famose e amate soprattutto all’estero.

Anche Via della Scrofa è nota per aver ospitato una sede di un partito della Prima Repubblica: al numero 39 c’era la sede del Movimento Sociale Italiano, il partito nostalgico del fascismo che divenne poi Alleanza Nazionale negli anni Novanta.

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Via della Scrofa prese il nome dall'insegna della locanda “La Scrofa” ivi esistente già nel Quattrocento, come risulta nel registro delle gabelle del vino dell'anno 1445. La piccola scultura raffigurante una scrofa, frammento di un antico bassorilievo marmoreo, fu murata sulla facciata del Convento degli Agostiniani e trasformata in fontanella per volontà di Gregorio XIII nel 1580, per cui si deduce che non fu la scultura a dare il nome al luogo, come spesso avveniva, in quanto il toponimo esisteva già da oltre un secolo. Dopo la caduta dello Stato Pontificio, il Convento divenne sede del Ministero della Marina (oggi è sede dell'Avvocatura Generale dello Stato) e così nel 1874, per motivi di viabilità, la vaschetta di raccolta dell'acqua fu rimossa e murata 10 metri più avanti, sullo stesso edificio ma ad angolo con via dei Portoghesi, mentre la scrofa rimase nella posizione originaria, con tanto di lapide posta a memoria dello spostamento. #roma #viadellascrofa #viadeiportoghesi #rioneponte #fontanediroma #fontane #fountainsofrome #rome

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Via di Propaganda

Per quanto di successo, il programma di La7 Propaganda Live non ha dato il nome a questa via: si chiama così per il palazzo che un tempo era la sede della Sacra congregazione de propaganda fide, il dicastero del Vaticano istituito nel 1622 che si occupa dell’attività missionaria cattolica nel mondo. De propaganda fide in latino si può tradurre “sulla fede che bisogna diffondere”.

La facciata del palazzo di Propaganda fide, realizzata da Francesco Borromini (Wikimedia Commons)

Via in Lucina

Il nome di questa via deriva probabilmente da quello della vicina piazza San Lorenzo in Lucina, la cui origine è però incerta. Circolano varie ipotesi, ma la più accreditata è legata ad alcuni rilevamenti archeologici nei sotterranei della chiesa di san Lorenzo che si trova sulla piazza, cioè resti di un tempio dedicato alla dea pagana Giunone Lucina: da qui il nome.

Giulio Andreotti aveva uno studio nella piazza, che frequentava molto.

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Via Titta Scarpetta

Titta è il diminutivo di Battista (si chiamava così anche il più famoso boia della storia di Roma, Mastro Titta, nell’Ottocento) e sembra che fosse un soldato che abitava in questa via, morto durante l’assedio di Malta: lo dice anche l’iscrizione sulla lapide di marmo all’inizio della via, «eroe romano caduto nel 1565 per difendere dai turchi l’isola di Malta».

Circola anche un’altra ipotesi secondo cui il nome deriva dai resti di un’antica statua romana raffigurante un piede calzato.

Via dei Tre Pupazzi

Via dei Tre Pupazzi si trova a Borgo Pio, non lontano da San Pietro. L’origine del nome stavolta è certa: sul muro di un palazzo della via c’è incastonato un bassorilievo con tre statue, chiamati “tre pupazzi”.

Via Trionfale

Anche in questo caso possiamo essere certi del significato di questo nome, piuttosto esplicito: si riferisce al fatto che lungo la via, nell’antica Roma, ci furono alcuni trionfi, cioè i ritorni vittoriosi dei generali dalle campagne militari al di fuori dei confini dell’Impero. Gli storici ritengono però che i trionfi non avvenissero solamente lungo questa via, che anticamente era detta Triumphalis e collegava Roma con l’antica città etrusca di Veio.

Viale Angelico

A differenza di Via Trionfale, il nome di questa via è meno esplicito. Pur trovandosi a poca distanza da piazza San Pietro il riferimento è tutt’altro che spirituale: si deve a papa Pio IV il cui nome di battesimo era Giovanni Angelo Medici di Marignano (i Medici di Marignano erano originari di Milano e non è chiaro se avessero o meno legami di parentela con i più famosi Medici fiorentini). Come quasi tutti i papi, nel corso del Cinquecento Pio IV modellò la città a suo piacimento, costruendo strade e tirando su un intero quartiere intorno al Vaticano.

Viale dei Romanisti

Dispiace deludere i tanti tifosi della Roma che abitano nella capitale, ma questa strada che divide in due Torre Spaccata, nella periferia orientale, non ha nulla a che fare con quei romanisti. Il riferimento è a un gruppo di studiosi e appassionati della storia di Roma – archeologi, artisti, giornalisti, scrittori, dialettologi – che nel 1929 formarono una specie di simposio culturale per incontrarsi e condividere le loro conoscenze.

– Leggi anche: Virginia Raggi si ricandiderà a Roma?

Nei primi anni il gruppo si chiamava “Romani della Cisterna”, dal nome di una taverna di Trastevere, e si riuniva sempre in uno studio antiquario di via Margutta. Dopo qualche anno si diedero il nome di Romanisti, che fu oggetto di discussioni e che qualcuno suggerì di cambiare (Petrolini propose scherzosamente “Romani col botto”). I requisiti per far parte del gruppo li spiegò nel 1940 Marcello Piermattei: «Non esistono statuti, norme e leggi per entrare a far parte del gruppo; occorre soltanto essere presentato, aver fatto innanzi tutto qualche cosa per l’Arte in generale e per la gran madre Roma in particolare. Essere un vero galantuomo e riuscire simpatico alla comitiva».

Via dei Banchi Vecchi

Il nome di questa via che passa nei rioni del centro storico Parione e Regola è dovuto al fatto che nel Quattrocento ci fossero i banchi dove mercanti, banchieri e notai esercitavano la loro professione approfittando del continuo passaggio di pellegrini che andavano verso San Pietro; poi quando la zecca pontificia venne trasferita si spostarono anche i banchieri fiorentini con i loro uffici di cambio, e la via che veniva chiamata “dei Banchi” cominciò a essere chiamata dei Banchi Vecchi. Il blog Roma Segreta racconta che la via «era anche detta “dei bicchierari“, forse così soprannominata dal popolino a causa dei numerosi uffici di notai e scrivani che adoperavano i “bicchieri” con la sabbia per asciugare gli scritti».

In questa via era ambientato un famoso scherzo del marchese del Grillo, quello in cui fece murare una bottega nottetempo facendo credere al proprietario che fosse sparita.

Via dei Baullari

A Roma ci sono tantissime vie che prendono il nome dagli artigiani che lì avevano la loro bottega: in questa via che sfocia in Campo de’ Fiori c’erano fabbricanti di bauli e valigie, da qui il nome. Ma ci sono anche Via dei Sediari, Via dei Catinari, Via dei Funari, Via dei Chiavari, Via dei Falegnami, Via dei Coronari e altre ancora.

Via di Panico

Per quanto affascinante sia il nome di questa via, la sua storia è molto poco misteriosa: sembra che lì ci abitasse una certa famiglia Panico, da cui poi la via prese il nome. Chi ci passa, comunque, può osservare due di quelle edicole con le Madonne di cui parlavamo, una settecentesca e una ottocentesca.

Via di Santo Stefano del Cacco

La via prende il nome dalla piccola chiesa omonima che si trova lì, il cui nome sarebbe di Santo Stefano de pinea, che significa pigna e si riferisce alla statua della grossa pigna ritrovata nel rione (che si chiama Pigna anche lui), ora conservata al Vaticano. Comunque, tutti hanno sempre chiamato la chiesa Santo Stefano del Cacco, a causa del ritrovamento di una statua egizia, probabilmente una divinità di forma scimmiesca, che veniva chiamata macacco e che poi è diventata cacco.

La via ha una forma che ricorda la lettera T e collega tre vie: Via del Gesù, Via degli Astalli e Via del Piè di Marmo. L’origine del nome di quest’ultima si spiega da sola.

Via in Publicolis

Anche in questo caso abbiamo una chiesa che dà il nome alla via: è Santa Maria in Publicolis, che prende il nome dalla famiglia che la ricostruì nel Seicento, i Santacroce, i quali detenevano il diritto di patronato della chiesa (giuspatronato, cioè il diritto di conferire cariche ecclesiastiche). I Santacroce affermavano di essere diretti discendenti dell’antico console romano Publio Valerio Publicola vissuto nel VI secolo d.C., da qui il nome della chiesa.

La facciata di Santa Maria in Publicolis (Wikimedia Commons)

Viale dei Quattro Venti

Il nome di questa via di Monteverde non è unico, esistono vie omonime anche in altre città. Quello che lo rende speciale è la storia, probabilmente leggendaria, che è nata intorno alla sua origine.

Secondo questa storia, la via si chiama così a causa di un’impresa eroica di un gruppo di ottanta garibaldini: durante i fatti della Repubblica Romana, nel 1849, i garibaldini resistettero a lungo alle più numerose truppe francesi, arroccandosi in un piccolo palazzo che venne distrutto nello scontro. La storia racconta che i garibaldini sarebbero infine morti nella battaglia, ma il generale francese Oudinot sarebbe rimasto impressionato dal loro eroismo al punto che gli volle dedicare il nome della via. In francese ottanta si dice quatre vingts, cioè quattro volte venti, da qui Viale dei Quattro Venti.

– Leggi anche: Le mappe, splendidi oggetti morti

Effettivamente diversi scontri militari avvennero nella zona di Monteverde, ma secondo il blog Rerum Romanarum il toponimo Quattro Venti sarebbe antecedente al 1849: il palazzo dove si dice che morirono i garibaldini – chiamato appunto Casino dei Quattro Venti – era ornato con quattro statue che raffiguravano i quattro venti della rosa con i punti cardinali.

Ricostruire l’attendibilità della leggenda degli ottanta garibaldini è complicato, e i libri che parlano della storia dei quartieri di Roma evitano di affrontare la questione. Quel che è certo è che la delibera che istituisce il nome della via dice che «ricorda la strenua difesa dell’edificio omonimo nel 1849», ma è stata fatta esattamente settant’anni dopo.

Un ripasso delle vie principali

Visto che anche le vie consolari e le uscite del Grande Raccordo Anulare hanno nomi niente male, ripassiamole con uno storico video di Corrado Guzzanti: «e se nasce una bambina poi, la chiameremo RRRRRomaaa».