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  • Domenica 21 giugno 2020

Eni fornirà acqua con pozzi a energia solare in Nigeria

È solo uno degli impegni presi dall'azienda per rispettare i diritti umani: sono raccontati tutti nel rapporto "Eni for Human Rights" appena pubblicato

(Eni)
(Eni)

Le aziende, specialmente quelle grandi e presenti in molti paesi, sono strutture complesse che devono preoccuparsi di tante altre cose oltre alle proprie attività economiche: tra queste, il proprio impatto ambientale e i rapporti con le comunità che vivono nelle località in cui hanno strutture o impianti. Sono sempre di più i paesi e gli investitori che chiedono questo genere di impegno alle aziende. Dal 2013 esiste anche un ente, il Corporate Human Rights Benchmark (CHRB), che riunisce più di 85 aziende e organizzazioni della società civile internazionale e ogni anno valuta e confronta gli approcci di più di duecento grandi aziende del mondo riguardo al rispetto dei diritti umani.

Eni, che è la più importante azienda energetica italiana ed è presente in 66 diversi paesi del mondo con 31mila dipendenti, è tra le aziende che si sono dette impegnate a rispettarli. L’anno scorso ha promesso di seguire l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che nel 2015 ha fissato 17 obiettivi per migliorare la vita di tutti sia a livello ambientale che sociale, e già dall’anno prima ha adottato una propria dichiarazione basata sui Principi Guida dell’ONU su imprese e diritti umani (UNGPs).

In linea con queste iniziative, il 17 giugno Eni ha diffuso un rapporto aggiornato sulle proprie iniziative per favorire il rispetto dei diritti umani negli ultimi sei anni, Eni for Human Rights. Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’azienda, ha introdotto il rapporto dicendo: «Questo impegno assume una rilevanza crescente in un mondo che sta affrontando le conseguenze della pandemia di COVID-19, in termini di salute e di preoccupazioni economiche per i lavoratori e le comunità, che amplificano le disuguaglianze già esistenti e i persistenti sentimenti razzisti. Ora più che mai, rafforzare il nostro impegno per il rispetto dei diritti umani è fondamentale per affrontare le sfide attuali».

Cosa dice Eni in Eni for Human Rights
Il nuovo rapporto sul rispetto dei diritti umani di Eni è arrivato solo sei mesi dopo il precedente perché ultimamente l’azienda ha introdotto un nuovo Codice Etico interno, un nuovo sistema di revisione con lo scopo di verificare il rispetto delle politiche aziendali e un nuovo Codice di Condotta per i fornitori. Anche a chi lavora con Eni, infatti, è richiesto di rispettare alcuni requisiti per garantire il rispetto dei diritti umani.

Il rapporto spiega che Eni ha individuato quattro ambiti in cui era necessario verificare il rispetto dei diritti umani nelle proprie attività: il rapporto con i dipendenti, la catena di fornitura, le relazioni con le comunità che vivono attorno alle sedi dell’azienda e le attività di sicurezza. In tutti questi ambiti l’azienda dice di seguire le stesse procedure di controllo interno, allo scopo di prevenire violazioni e rimediare nel caso in cui si verificassero.

Nel rapporto con i propri dipendenti Eni si impegna a non fare discriminazioni basate su religione, etnia e genere e a garantire pari trattamenti a tutte le persone che lavorano per l’azienda, e compensi equi. Ogni anno l’azienda confronta gli stipendi dei propri dipendenti con i salari minimi per diversi livelli professionali in tutti i paesi in cui lavora e i dati sono disponibili. L’ultima indagine, fatta per 28 paesi tra cui 18 dove Eni impiega operai, ha mostrato che i salari minimi di Eni sono significativamente superiori a quelli dei paesi in cui opera. Annualmente Eni verifica anche che gli stipendi di uomini e donne non siano diversi a parità di mansioni e anzianità: nel 2019 ha fatto un’indagine per cui sono stati controllati i dati relativi a più di 30mila dipendenti.

Sempre per rispettare i principi di uguaglianza di genere, dal 2017 Eni permette a tutti i neogenitori, donne o uomini, e a tutti i dipendenti che si occupano di familiari malati o con disabilità di lavorare da casa due giorni a settimana. Per quanto riguarda le percentuali di uomini e donne tra i dipendenti di Eni, alla fine del 2019 le donne impiegate erano il 24,23 per cento del totale, per la maggior parte in Italia. In Italia tra le 1.254 persone assunte a tempo indeterminato nel 2019, le donne sono il 32,7 per cento. Nelle posizioni manageriali, le donne erano il 26,05 per cento nel 2019, contro il 25,28 per cento nel 2018.

Stando al rapporto Eni si impegna a far lavorare i propri dipendenti in condizioni di lavoro sicure e sane e a lasciare loro la libertà di associarsi per una contrattazione collettiva. Perché chi lavora in Eni abbia una buona conoscenza in materia di diritti umani, l’azienda ha organizzato una serie di iniziative di formazione: nel 2019 più di 19mila dipendenti hanno affrontato un percorso di formazione sul tema, partecipando a un totale di 25.845 ore di lezione.

Sempre pensando alle relazioni con i dipendenti, Eni ha istituito un “meccanismo di reclamo” che permette a chi lavora per l’azienda o per le sue consociate di segnalare anonimamente (ciò che in inglese e nel gergo giornalistico è spesso chiamato whistleblowing) violazioni del Codice Etico aziendale.

Per quanto riguarda i rapporti con i fornitori e l’approccio da tenere in caso di gare d’appalto, Eni – dice il rapporto – si preoccupa che non si verifichino casi di schiavitù di fatto e che i diritti dei lavoratori migranti siano rispettati. Il Codice di Condotta per i fornitori proibisce il lavoro forzato, lo sfruttamento di persone da parte di trafficanti di esseri umani, il lavoro minorile e le discriminazioni, tra le altre cose. Periodicamente Eni effettua dei controlli sui fornitori per verificare che il Codice sia rispettato. Nel rapporto c’è il resoconto di uno di questi controlli, fatto nel 2017: emerse che un fornitore in un paese africano non rispettava vari punti del Codice, commettendo violazioni di diritti umani. In particolare non era trasparente riguardo alle condizioni di remunerazione dei propri dipendenti, non garantiva ferie annuali e non dava permessi di maternità alle dipendenti. Eni ha chiesto dei cambiamenti al fornitore e successivamente ha verificato che fossero stati fatti.

In tutto il 2019, dice il rapporto, Eni ha controllato il lavoro di circa seimila fornitori per verificare che rispettassero i diritti umani. Nel 15 per cento dei casi, 898 in totale, ha trovato questioni problematiche: con 96 dei fornitori coinvolti non è stato possibile risolverle, dunque Eni ha smesso di lavorare con loro.

Rispetto al rapporto con le comunità, viene valutato l’impatto ambientale delle attività economiche dell’azienda considerando il loro effetto sui mezzi di sostentamento, la salute e la disponibilità di acqua di chi vive nei territori dove Eni lavora. In alcuni casi si tratta di popolazioni indigene che conducono uno stile di vita tradizionale da rispettare; il 35 per cento delle comunità con cui Eni si relaziona vive nell’Africa subsahariana.

In alcuni casi nelle sue relazioni con le comunità Eni partecipa a progetti per il miglioramento della qualità della vita in alcuni territori. In Nigeria, uno dei paesi africani dove Eni è più presente, l’azienda sta collaborando con la FAO per costruire 15 pozzi alimentati con pannelli fotovoltaici nelle aree dove le violenze di Boko Haram e la riduzione del bacino del lago Chad hanno causato carenze d’acqua. In Iraq invece Eni investirà 7,2 milioni di euro per un progetto di medicina nucleare a Bassora, per migliorare le capacità diagnostiche sui tumori nel paese.

Infine per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani nelle attività di sicurezza, Eni si è impegnata a evitare l’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza pubbliche e private che collaborano con l’azienda e a garantire la sicurezza dei propri dipendenti che lavorano in zone del mondo rischiose. A maggio Eni è stata inclusa come “Engaged Corporate Participant” della Voluntary Principles Initiative, un’iniziativa di governi, organizzazioni internazionali e aziende, che promuove l’attuazione di una serie di principi volti a sostenere e guidare le aziende nella gestione dei rischi legati ai diritti umani nelle attività di sicurezza.

Le informazioni sulle iniziative di Eni per impegnarsi a rispettare i diritti umani si possono leggere nel dettaglio in Eni for Human Rights.

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