La storia del libro di anatomia fatto dai nazisti che usiamo ancora

Le sue illustrazioni di cadaveri di condannati a morte per motivi politici sono ancora le migliori, racconta il New York Times

«Chirurgo musulmano opera un ebreo con un libro di anatomia nazista: sembra quasi una barzelletta», dice al New York Times il dottor Madi el-Haj del centro medico Hadassah di Gerusalemme. Madi el-Haj è un arabo musulmano della Galilea e il paziente in questione è un 31enne israeliano, Dvir Musai, che a 13 anni restò gravemente ferito a una gamba da una mina palestinese e che el-Haj operò quasi 20 anni dopo, un anno fa.

Nel farlo, el-Haj lo avvisò che si sarebbe servito di un libro di anatomia realizzato da uno studioso e da quattro illustratori nazisti nella Vienna del Terzo Reich, negli anni Trenta. Avrebbe potuto farne a meno ma sarebbe stato più complicato, inoltre l’uso del trattato aveva l’approvazione rabbinica; Musai accettò, come quasi tutti i pazienti di el-Haj. L’operazione, andata a buon fine, è diventata l’occasione per il New York Times di raccontare di nuovo la storia dell’Atlante di Anatomia Umana di Eduard Pernkopf, scritto sotto il nazismo, tuttora usato da molti chirurghi del sistema nervoso periferico e oggetto di discussioni.

Eduard Pernkopf iniziò a lavorare al libro mentre insegnava all’Università di Vienna, dove divenne responsabile della cattedra di anatomia nel 1933, l’anno in cui si unì al partito nazista. Nel 1938, quando l’Austria venne annessa alla Germania, divenne preside della facoltà di Medicina e successivamente rettore dell’università, con il potere di allontanare tutti i professori ebrei, tra cui tre vincitori del premio Nobel. Le accurate illustrazioni del libro vennero realizzate da quattro affiliati al nazismo; tre di loro incorporarono svastiche e altri simboli nazisti nei disegni e nelle firme, che vennero nascosti già dalle prime edizioni del trattato. Non si conosce molto sulla natura dei cadaveri sezionati da Pernkopf, ma un comitato investigativo recente è convinto che non fossero vittime dell’Olocausto ma persone condannate a morte dai tribunali viennesi, probabilmente per motivi politici.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale Pernkopf passò tre anni in un campo di prigionia alleato, ma non venne processato per crimini di guerra. Continuò a lavorare sul libro di anatomia fino alla morte, nel 1955, poco prima della pubblicazione del quarto volume; il primo volume era uscito in Germania nel 1937. Nel 1960 il libro venne pubblicato in cinque lingue diverse; negli Stati Uniti uscì nel 1963. Elsevier, la casa editrice scientifica che detiene i diritti, ha smesso di pubblicarlo per ragioni etiche ma è ancora possibile acquistarlo su Amazon o eBay e trovarlo negli studi di molti chirurghi, che lo consultano ancora.

I primi a farsi domande sulla sua origine furono degli studiosi negli anni Ottanta ma la questione divenne pubblica negli anni Novanta, in particolare dopo la denuncia di Howard Israel, un chirurgo della Columbia University di New York. Israel utilizzava da anni il libro finché un suo collega gli raccontò delle supposizioni sulla sua provenienza. Israel rintracciò allora una vecchia edizione nella biblioteca dell’università e scoprì piccole svastiche e altri simboli nazisti in alcune illustrazioni.

Nel 1996 Israel scrisse, insieme al dottor William Seidelman, un medico di Toronto, una lettera aperta al Journal of the American Medical Association (la rivista dell’Associazione dei medici americani), in cui denunciava l’autore del libro come un nazista e avanzava l’ipotesi che i cadaveri fossero stati «vittime del terrore politico». Sei anni prima, nel 1990, la rivista aveva definito il libro, appena uscito in una nuova edizione, «un classico dei libri di anatomia» con illustrazioni «che sono una vera opera d’arte»; in quello stesso anno, il New England Journal of Medicine lo aveva definito «eccezionale» e «di un livello irraggiungibile».

La lettera di Israel e Seidelman aprì un dibattito tra gli studiosi sull’opportunità di utilizzare un libro dalle dubbie origini morali e convinse l’Università di Vienna ad aprire un’indagine per chiarirle. Un comitato investigativo scoprì che, dal 1938 al 1945, l’istituto anatomico dell’università aveva ricevuto più di 1370 corpi di prigionieri uccisi per ordine dei tribunali austriaci; più della metà erano prigionieri politici.

Susan Mackinnon è una pioniera nella chirurgia del sistema nervoso periferico della Washington University di St. Louis, che fu anche insegnante del dottor el-Haj. Utilizzava il libro di Pernkopf dagli anni Ottanta, consigliandolo ai suoi studenti. Nel 2015 lei e il suo collaboratore Andrew Yee decisero di condividere le illustrazioni su una piattaforma di insegnamento online e chiesero un parere etico a Sabine Hildebrandt, una dottoressa di Boston che aveva studiato a lungo il Terzo Reich. Consultandosi anche con altri esperti, misero insieme il cosiddetto Protocollo di Vienna: una serie di raccomandazioni sull’uso del libro di Pernkopf, scritte da un rabbino e studioso di etica, Joseph A. Polak, e approvate nel 2017 da un gruppo di esperti dello Yad Vashem, il museo dell’Olocausto di Gerusalemme. Tra le altre cose, il protocollo prevede che il libro si possa usare a patto che ci sia consapevolezza della sua origine.

Di recente Mackinnon e Yee hanno condotto uno studio su 182 chirurghi del sistema nervoso in tutto il mondo e hanno scoperto che il 59 per cento era consapevole della storia del libro, che il 41 per cento lo aveva usato almeno una volta e che il 13 per cento continuava a usarlo.

Nonostante siano passati 60 anni dalla pubblicazione, il testo viene ancora usato per la chiarezza e per la precisione dei dettagli delle sue oltre 700 illustrazioni, che secondo alcuni chirurghi del sistema nervoso periferico sono le migliori in circolazione. Alcuni chirurghi hanno raccontato al New York Times di poter trovare delle alternative migliori ma nessuno si occupa del sistema nervoso periferico: in quel settore, ha ribadito el-Haj, il libro di Pernkopf non ha eguali.