Gabriel Byrne al photocall per Nadie quiere la noche alla Berlinale, Berlino, 2015 (Zumapress/Ansa)

Gabriel Byrne ha 70 anni

Qualcuno lo ricorda come Cristoforo Colombo, per molti è uno dei soliti sospetti, per qualcun altro è quello di "In treatment" (ma ha fatto anche molto altro)

Gabriel Byrne al photocall per Nadie quiere la noche alla Berlinale, Berlino, 2015 (Zumapress/Ansa)

È possibile che il nome Gabriel Byrne non dica granché a molti, in particolare ai più giovani. È molto più probabile che a molti dica qualcosa la sua faccia, che è stata quella di Cristoforo Colombo, del padre di Re Artù, di uno dei soliti sospetti e dello psicoterapeuta Paul Weston, interpretato per decine di episodi della serie In Treatment.

Gabriel Byrne, nato nel 1950 in un sobborgo di Dublino, in Irlanda, compie oggi 70 anni. A quanto dice lui, non è un problema se la sua faccia non vi dice granché. Qualche anno fa, dopo la fine di In Treatment, si lamentò del fatto che la gente lo riconoscesse troppo per strada: «Mi piace il livello di anonimato che ho ora. Quando facevo la serie, era un incubo, più di quanto non fosse mai stato. Devi starci attento, con la televisione. Mi piace recitare, ma non voglio di nuovo quel tipo di attenzioni».

Primo di sei figli di un bottaio e di un’infermiera, Gabriel Byrne iniziò a recitare in televisione a 29 anni. Prima aveva studiato archeologia e linguistica, e imparato lo spagnolo e il gaelico irlandese, il tutto dopo aver passato qualche anno in seminario: «Ci restai cinque anni, e credo che ci si aspettasse da me che avessi avuto una vocazione. Ma capii che non era così», avrebbe detto in seguito. Dopo gli studi, fece svariati lavori: insegnante, cuoco e cameriere e, a seconda degli articoli che si leggono, anche il torero e l’addetto alle pulizie di un obitorio.

A fine anni Settanta debuttò in tv nell’apprezzata serie The Riordans e nel 1981 interpretò Uther Pendragon, padre di Re Artù, in Excalibur. Fu poi un nazista in La fortezza, Lord Byron in Gothic e uno degli interpreti di Hanna K. di Costa-Gavras. In Italia molti lo conobbero come Cristoforo Colombo, grazie al suo ruolo nello sceneggiato del 1985 di Alberto Lattuada.

A quasi quarant’anni si trasferì negli Stati Uniti e recitò, tra gli altri, in Crocevia per la morte (dei fratelli Coen), nel Senso di Smilla per la neve (tratto dall’omonimo romanzo) e nel Piccole donne diretto da Gillian Armstrong (quello con Winona Ryder). In La maschera di ferro fu un vecchio D’Artagnan, in Giorni contati fu il diavolo, nel film I soliti sospetti fu Dean Keaton.

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Negli ultimi 15 anni almeno il suo ruolo principale è quello nella serie HBO In treatment, tratta da una serie israeliana e adattata per l’Italia con Sergio Castellitto come protagonista. Di recente si è visto anche in ZeroZeroZero, la serie tratta dal libro di Roberto Saviano, e nel film di Netflix Lost Girls.