Una manifestazione antigovernativa a Breslavia per chiedere il rinvio delle elezioni. (Omar Marques/Getty Images)

In Polonia non sanno ancora se domenica si voterà o no

Il governo sta cercando di approvare in fretta e furia una legge per tenere le elezioni presidenziali per posta, un piano probabilmente impossibile e incostituzionale

Una manifestazione antigovernativa a Breslavia per chiedere il rinvio delle elezioni. (Omar Marques/Getty Images)

Il 10 maggio, questa domenica, oltre 30 milioni di cittadini polacchi dovrebbero andare a votare per il primo turno delle elezioni presidenziali: solo che sembra molto improbabile che succederà. Quando mancano appena cinque giorni, non c’è ancora un piano definitivo per tenere le elezioni in sicurezza nel pieno della pandemia da coronavirus, ma il presidente uscente Andrzej Duda, strafavorito nei sondaggi, sta cercando in tutti i modi di organizzarle lo stesso per posta, attirandosi le ennesime accuse di autoritarismo.

«Questa data del 10 maggio, dobbiamo dire chiaramente che a questo punto sarà molto difficile da rispettare» ha detto il vice primo ministro Jacek Sasin alla radio lunedì.

Il bilancio ufficiale dell’epidemia in Polonia è di oltre 14mila casi di contagio e 716 morti. Nonostante sia più basso di quello di molti altri paesi europei, organizzare delle regolari elezioni, con tutti gli assembramenti che prevedono, è un’operazione al momento praticamente infattibile. Dal 15 marzo, poi, il paese è sostanzialmente in lockdown, e da allora si sono interrotti gli eventi politici, compromettendo secondo molti la regolarità della campagna elettorale: a esserne stato avvantaggiato infatti è stato principalmente Duda, per la favorevole e ampia copertura riservatagli dalla televisione di stato.

La soluzione più semplice sarebbe rinviare le elezioni: al momento il governo sta considerando il 17 o il 23 maggio, secondo Politico. Sembrano date fortemente ottimiste, considerando che realisticamente la situazione sarà poco diversa, ma in ogni caso non ci sono le basi legali per farlo. L’unico modo per rinviare le elezioni sarebbe dichiarare lo stato di emergenza, che le posticiperebbe di 90 giorni, ma il governo polacco è sembrato finora restio a farlo.

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La strada scelta da Duda, che è sostenuto dal partito di estrema destra Diritto e Giustizia, è stata di proporre una legge per tenere le elezioni interamente per posta, arrivata al Parlamento in fretta e furia il mese scorso e attualmente in fase di lettura tra le due camere. Il governo ha perfino iniziato a stampare le schede, nonostante ci sia un inconveniente giuridico: la legge polacca vieta di cambiare le leggi elettorali a meno di sei mesi da un’elezione.

Donald Tusk, ex presidente del Consiglio Europeo e co-fondatore del principale partito di opposizione, Koalicja Obywatelska, ha chiesto alle opposizioni di boicottare le elezioni, se ci saranno, sostenendo che siano incostituzionali. Věra Jourová, vice presidente della Commissione Europea, ha detto che preferirebbe vedere gli altri candidati competere in un momento normale, e i cittadini polacchi avere regolare accesso al voto.

Sylwester Marciniak, capo della Commissione Elettorale Nazionale, che è stata poco coinvolta nella preparazione di queste elezioni, ha detto: «Dal punto di vista organizzativo non è possibile: ci sono troppi pochi giorni per fare le elezioni. Ci vorrebbe un miracolo per tenerle».

Il governo polacco, già condannato dalle istituzioni europee e ampiamente criticato per alcune riforme illiberali e reazionarie, come quelle che hanno aumentato il controllo sulla magistratura, non è nuovo a operazioni così spericolate. Ma Duda ha dalla sua un grandissimo consenso: secondo i sondaggi prenderebbe tra il 40 e il 60 per cento dei voti, contro il 10-15 per cento delle rilevazioni più ottimiste per Małgorzata Kidawa-Błońska, Władysław Kosiniak-Kamysz e Szymon Franciszek Hołownia, i tre principali sfidanti.

Anche se la posizione ufficiale di diversi partiti di opposizione è di boicottare le elezioni, nei fatti non hanno ancora sospeso la campagna elettorale, per via della grande incertezza e confusione della situazione, attirandosi per questo molte critiche. Ma anche alcuni partiti minori alleati di Duda sono contrari al voto per posta, ritenendo che possa danneggiarli fortemente, e stanno minacciando il governo di ritirare il proprio sostegno con il rischio di farlo cadere, avviando le procedure per nominarne uno nuovo.