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La stramba storia di “Alien 2 – Sulla Terra”

Cioè il sequel italiano mai autorizzato del celebre film di Ridley Scott, realizzato in modo rocambolesco e distribuito anche a Hollywood

L’11 aprile del 1980, quarant’anni fa, uscì nei cinema italiani un film che parlava di uova venute dallo spazio, mostri spaventosi e profondità terrestri. Si chiamava Alien 2 – Sulla Terra, e arrivava meno di un anno dopo il celebre film di fantascienza di Ridley Scott con Sigourney Weaver, che aveva avuto un successo formidabile e che nei successivi decenni avrebbe avuto molti seguiti e spin-off. Solo che Alien 2 – Sulla Terra non era uno di questi.

Il film fu girato in larga parte in Puglia, con attori sconosciuti ed effetti speciali sgangherati allestiti in una cantina romana, senza nessun tipo di autorizzazione dalla casa cinematografica che aveva prodotto Alien. Nonostante una produzione caratterizzata da scelte improbabili e comportamenti pirateschi, fu distribuito in mezzo mondo ed ebbe anche un discreto successo commerciale. Ma soprattutto diventò nei decenni seguenti un film di culto, uno di quelli che a rigor di logica non avrebbe mai dovuto esistere, ma che per qualche bizzarro motivo e accidente invece fu fatto.

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Questi motivi e accidenti bizzarri cominciarono con un’idea piuttosto casuale di Ciro Ippolito, uno sceneggiatore e produttore cinematografico napoletano con una lunga esperienza di film “poliziotteschi” e di commedie, che tra le altre cose aveva contribuito a lanciare la carriera da attore di Mario Merola, protagonista di diversi suoi film.

Ma nel 1979, Ippolito si era un po’ stufato dei film di genere ambientati a Napoli. Una sera andò a vedere al cinema Alien, appena uscito e di cui si faceva un gran parlare, e gli piacque moltissimo. Uscito dal cinema Adriano, in pieno centro a Roma, vide un grosso manifesto che pubblicizzava Zombi 2, il film splatter di Lucio Fulci che ebbe un grande successo internazionale ed è considerato ancora oggi uno dei più importanti dell’horror italiano. In quegli anni non era raro che film italiani o europei, spesso caratterizzati da piccole produzioni, riprendessero i titoli di grandi film americani, per cavalcarne il successo: Zombi 2 era uno di questi, presentandosi come sequel del famoso film di George Romero dell’anno prima, pur avendo una trama diversa.

Ippolito, vedendo il manifesto, pensò «d’istinto» di fare il sequel di Alien: sottoterra, invece che nello spazio. Ne parlò al produttore con cui lavorava di solito, Angiolo Stella, e decise di comprare una pagina sulla rivista americana Variety per annunciare la produzione. Nei giorni seguenti il telex dello spedizioniere da cui aveva inviato l’annuncio ricevette un sacco di risposte e domande, ha raccontato Ippolito in varie interviste. C’erano molti distributori interessati: «e quindi adesso questo film dovevamo farlo veramente».

Ippolito e Stella in cinque minuti chiusero il contratto, e ricevettero 400 milioni di lire: una grossa cifra per l’epoca, con la quale il primo si comprò una Jaguar e il secondo una Mercedes a una concessionaria lì sotto. Su quello che fecero con i soldi rimanenti lo stesso Ippolito ha dato versioni diverse: in alcune interviste ha raccontato che partirono la sera stessa per Cannes con due amiche, spendendoli tutti. In altre ha negato questa storia, raccontando invece che i soldi finirono perché furono usati da Stella per ripagare i suoi debiti con la banda della Magliana accumulati negli anni precedenti.

In ogni caso, anche senza soldi, Ippolito doveva mettere in piedi qualcosa da mostrare ai distributori. Buttò giù una storia, che come Alien parlava di uova venute dallo spazio e mostri che uccidevano gli umani, decidendo però di ambientarla in una grotta, ispirato dalle immagini di Frasassi. Ne visitò un po’, in Italia e nei Balcani, e poi decise di girare il film in quelle di Castellana Grotte, in provincia di Bari.

Prese un depliant, lo fece ingrandire, rilegò le immagini e le mostrò ai distributori sostenendo fossero le costose scenografie da realizzare, che avevano richiesto più soldi del previsto. «Ci cascarono», ha raccontato, e ottenne così altri 100 milioni di lire.

Con quei soldi, Ippolito fece tutto il film. Gli attori erano perlopiù sconosciuti, tranne Michele Soavi, diventato poi un prolifico regista televisivo. Il suo nome però fu cambiato in Michael Shaw, cioè venne americanizzato come gran parte degli altri attori e come lo stesso Ippolito, che si fece chiamare nei crediti Sam Cromwell. All’inizio non doveva dirigere lui il film, ma dopo la prima settimana di riprese si trovò in disaccordo con il regista che era stato scelto.

Ippolito si improvvisò quindi regista, ma con il poco budget a disposizione ebbe grandi difficoltà per fare gli effetti speciali, specialmente quelli per rappresentare il mostro. Il suo amico Mario Bava, celebre regista horror degli anni Sessanta e Settanta che lavorò spesso con pochi mezzi, gli consigliò allora di usare la trippa e le interiora di animale insanguinate. Una mattina Ippolito mandò così un attrezzista in macelleria, e ideò una scatola riempita di trippe e carne cruda che venivano smosse con una pompetta medica. All’interno della scatola, Ippolito infilò l’obiettivo della telecamera: mostrare direttamente il mostro sarebbe stato troppo costoso, ma utilizzando la visuale in soggettiva riuscì in qualche modo ad aggirare il problema.

La puzza che uscì dalla cantina romana in cui prepararono gli effetti speciali fu tale che i vicini chiamarono la polizia. Il verso del mostro, invece, fu realizzato usando una registrazione di un tecnico di scena mentre russava.

Alien 2 – Sulla Terra fu così girato tra la Puglia, Roma e gli Stati Uniti. La protagonista del film è una giovane speleologa con frequenti crisi sensitive, che va con un gruppo di amici a fare una spedizione in una grotta californiana. Contemporaneamente, una navicella spaziale fa il suo rientro sulla Terra senza equipaggio a bordo, portando con sé delle rocce bluastre: una di queste viene trovata da un amico della protagonista, che gliela regala. Quelle rocce, si scoprirà nel mezzo della spedizione sottoterra, sono in realtà uova di alieni in grado di assumere le sembianze umane, di scarnificare i volti delle persone e di far esplodere loro la testa. Pian piano, l’alieno fa strage dei membri della spedizione, da cui si salverà soltanto la protagonista, che scoprirà però che ad essere stata sterminata, nel frattempo, è l’intera razza umana.

Nonostante i limiti tecnici, l’improvvisazione nella produzione e la storia molto simile ad Alien, il film alla fine fu confezionato e fu distribuito in molti paesi del mondo, come prevedevano gli accordi, con tanto di anteprima statunitense a Hollywood. Ed ebbe anche un relativo successo, nonostante fosse stato stroncato dalla critica.

La 20th Century Fox, che aveva i diritti su Alien, intentò una causa milionaria contro Ippolito, che però riuscì sorprendentemente a vincere. Gli venne infatti data ragione sul fatto che il nome “Alien” non poteva essere di proprietà della Fox, anche perché esisteva un romanzo degli anni Trenta che si chiamava così. Come beffa ulteriore, il seguito ufficiale di Alien non poté chiamarsi Alien 2, e infatti fu chiamato Aliens – Scontro finale.

Ippolito non fece più film di fantascienza, ma tornò invece a dedicarsi principalmente alle commedie all’italiana: il suo film più famoso fu Arrapaho, scritto insieme alla band di rock demenziale degli Squallor, e che è descritto nel dizionario del cinema Morandini come «il più brutto film della storia del cinema italiano». In anni più recenti, Ippolito ha segnalato che il film horror inglese The Descent, di un certo successo, ha una trama molto simile alla sua, cosa in parte ammessa dallo stesso regista.