Kristen Stewart al festival di Cannes, 8 maggio 2018 (Gareth Cattermole/Getty Images)

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Compie oggi 30 anni ed è riuscita a essere tante cose oltre che la Bella di Twilight

Kristen Stewart al festival di Cannes, 8 maggio 2018 (Gareth Cattermole/Getty Images)

Kristen Stewart compie oggi trent’anni anni: recita da quasi venti, è famosissima da più di dieci e ha passato buona parte degli ultimi sette-otto a svincolarsi, riuscendoci, dal ruolo che l’aveva resa famosissima. Nel frattempo è anche diventata una delle attrici più apprezzate dal mondo della moda, una involontaria protagonista di storie di gossip e persino uno dei tanti destinatari delle sfuriate su Twitter dell’attuale presidente degli Stati Uniti. Il tutto mentre ancora si discute del suo peculiare modo di recitare, che a qualcuno piace moltissimo e a qualcun altro per niente.

Kristen Stewart (che ha anche un secondo nome: Jaymes) è nata nel 1990 a Los Angeles ed entrambi i suoi genitori lavoravano e lavorano ancora nel cinema: il padre è produttore, la madre (australiana) si occupa di revisione di sceneggiature. Le sue biografie raccontano che Stewart finì nel mondo del cinema perché notata da una specie di talent scout a una recita scolastica; la sua prima apparizione cinematografica, come comparsa, fu nel 2000 nel film I Flintstones in Viva Rock Vegas e già a 11 anni si fece notare recitando con Jodie Foster e Jared Leto in Panic Room. «Aveva tutta l’allegria di una bambina», ha detto Foster di lei, «ma era come stare con un’adulta».

Stewart proseguì la sua carriera interpretando la figlia di Dennis Quaid e Sharon Stone in Oscure presenze a Cold Creek e, ancora adolescente, ebbe una difficile parte in Speak – Le parole non dette, in cui interpretò una ragazza violentata da un compagno di scuola. Un paio di anni dopo, nel 2007, ebbe una piccola ma rilevante parte in Into the Wild: è Tracy, la musicista hippie che ha una cotta per il protagonista Christopher McCandless. Già allora, la carriera di Stewart poteva considerarsi ben avviata e un ruolo in Disastro a Hollywood – in cui recitò con gente come Robert De Niro, John Turturro e Bruce Willis – mostrò che poteva cavarsela anche fuori dai ruoli romantici o drammatici.

Subito dopo quel film fu però proprio un ruolo romantico e drammatico a farla diventare una delle attrici più note, pagate e osservate del mondo. Nel 2008, a 18 anni, Stewart fu infatti scelta per la parte di Bella Swan, la coprotagonista della saga di Twilight: quattro libri per ragazzi che vendettero moltissimo, usciti tra il 2005 e il 2008 e poi trasformati, tra il 2008 e il 2012, in una serie di cinque film che incassarono in tutto più di tre miliardi di dollari. Furono un grande successo di pubblico, ma non di critica e le tante attenzioni su di lei non fecero che aumentare quando si seppe che aveva una relazione con Robert Pattinson, suo coprotagonista maschile nella saga.

Stewart si trovò quindi in una situazione non molto diversa da quella in cui si trovava Daniel Radcliffe, l’attore britannico diventato famoso per aver interpretato il protagonista dei film di Harry Potter: avere gran parte del proprio curriculum legato a un personaggio famosissimo e voler però provare a liberarsi da quel legame. Già tra un Twilight e l’altro, comunque, era riuscita a incastrare Adventureland, The Runaways (in cui è Joan Jett) e Welcome to the Rileys. Nel 2012, anno d’uscita del quinto e ultimo Twilight, recitò in due altri film: Biancaneve e il cacciatore (interpretando la protagonista) e On the Road (tratto dall’omonimo romanzo di Jack Kerouac).

Biancaneve e il cacciatore poteva segnare l’inizio di una successiva carriera fatta di tanti blockbuster e magari altre saghe. On the Road era invece un film più difficile, con alcune scene sessualmente piuttosto esplicite, e suggeriva come altri film suoi l’intenzione di provare una carriera di altro tipo.

Intanto anche l’immagine pubblica di Stewart stava cambiando: la fine della relazione con Pattinson – dopo che lei lo aveva tradito – le fece perdere l’ammirazione di tantissimi fan della saga di Twilight, mentre molti cominciarono a prendere in giro il suo stile di recitazione fatto di smorfie, sospiri e sussulti. Nel 2013 finì al secondo posto, dietro a Gwyneth Paltrow, in una classifica di celebrità “meno amate”, e fu in questo frangente che Donald Trump, allora non ancora presidente degli Stati Uniti, scrisse diversi tweet contro di lei e in difesa di Pattinson.

Stewart, che comunque non parla mai male degli anni di Twilight, ha preferito continuare a fare film sulla scia di On the Road, scegliendo spesso quello che, semplificando un po’, si può definire “cinema indipendente”. Ha recitato, nell’ordine, in American Ultra, in Sils Maria, in Anesthesia e più di recente in Personal Shopper e Seberg (il film biografico sull’attrice e modella Jean Seberg). Ma basta guardare i suoi ultimi due film – un nuovo Charlie’s Angels e il thriller di fantascienza Underwater (una sorta di Alien sottomarino) – per capire che la carriera di Stewart è stata fin qui piuttosto varia e lei un’attrice difficile da inquadrare per bene.

Negli articoli dedicati a Stewart o in quelli di commento ai suoi film si trovano quasi sempre alcuni elementi comuni, a volte declinati in modo negativo, altre in modo positivo. Chi apprezza la sua recitazione poco enfatica e molto naturale ne celebra quella che si dice essere la “presenza scenica”, la qualità che permette a qualcuno di farsi guardare anche se sta in realtà facendo poco o niente; chi la critica dice che il suo recitare poco sia in realtà molto più simile al recitare male.

Questo secondo punto di vista è sintetizzato in questo video, che girò molto qualche anno fa.

Un paio di anni fa Lindsay Zoladz di The Ringer parlò di lei come «della cosa migliore e più interessante» di molti dei film in cui aveva recitato e Vanity Fair scrisse: «Non la vedrai mai recitare più del necessario. È come un interruttore. Quando è inquadrata, se sta mangiando un panino, sta mangiando un panino. Se sta provando un vestito, lo sta facendo davvero. È l’immagine ed è il montaggio. È discreta ed è anche realmente cool». L’articolo elogiava anche la sua capacità di «moderare e abbreviare le emozioni». Olivier Assayas, che l’ha diretta in due film, l’ha definita «un’attrice da buona-la-prima». Sul New Yorker, Richard Brody ha scritto di apprezzare «la sua spontanea sottigliezza, la capacità di far passare attraverso i suoi personaggi emozioni delicate mostrandole in modo minimale».

Diversi articoli dicono, più o meno direttamente, che tra le sue capacità ci sia anche l’essere sempre se stessa: forse non il migliore dei complimenti per un attore; o forse un modo un po’ contorto per dire che riesce a mettere qualcosa di sé in ogni suo personaggio.

Nonostante non abbia profili social pubblici e dica di non essere particolarmente a suo agio negli eventi pubblici e, spesso, nelle interviste, Stewart è anche molto raccontata per quello che fa quando non recita: per esempio per le sue relazioni con la cantante St. Vincent e la modella Stella Maxwell.

Un altro elemento che ritorna in più di un articolo di chi ha parlato di o con Stewart è che lei sembra spesso sia molto a suo agio sia molto inquieta, timida e desiderosa di essere in tutt’altro posto a fare tutt’altra cosa. In effetti, si trovano diverse cose e diversi gesti che accomunano la sua persona – nelle interviste e nelle ospitate televisive – ai suoi personaggi. Vanity Fair la descrisse nervosa nel traffico alla guida della sua Porsche Cayenne, Variety scrisse che le parole che diceva più di frequente erano «“dude” e “fuck”», The Ringer parlò del suo essere “awkward”: cioè stramba, goffa. A volte, sui red carpet, non sembra per niente dove vorrebbe essere.

Ma è anche una descritta come “musa di Karl Lagerfeld” e la protagonista, nel 2017, un apprezzato e piuttosto spontaneo monologo al Saturday Night Live.