Harvey Weinstein, New York, 6 febbraio 2020 (AP Photo/Seth Wenig)
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  • mercoledì 12 Febbraio 2020

Sta finendo il processo a Harvey Weinstein

Sono stati ascoltati tutti i testimoni e gli avvocati dell'ex produttore cinematografico hanno provato a screditare quelli dell'accusa

Harvey Weinstein, New York, 6 febbraio 2020 (AP Photo/Seth Wenig)

Il processo a Harvey Weinstein, il 67enne produttore cinematografico statunitense accusato di stupro e molestie da 105 donne, è arrivato alla sua fase conclusiva. Martedì si è conclusa l’audizione dei testimoni della difesa, questa settimana saranno ascoltate le arringhe della difesa e dell’accusa e il caso verrà rimesso alla giuria, composta da sette uomini e cinque donne, che darà il verdetto all’inizio della prossima settimana.

Il processo era cominciato a New York il 6 gennaio e, come previsto, durerà in tutto sei settimane. È un processo penale che si fonda sulle accuse di stupro fatte da due donne che nel maggio del 2018 portarono all’arresto di Weinstein, poi liberato su cauzione. Una delle due donne è l’ex assistente di produzione Miriam Haleyi, che aveva accusato Weinstein di averla costretta a praticargli sesso orale nel suo appartamento nel 2006; l’altra si chiama Jessica Mann – la sua identità è stata rivelata durante il processo – un’aspirante attrice che lo aveva accusato di averla stuprata in un hotel di Manhattan nel 2013.

Inizialmente Weinstein era stato incriminato anche per aver aggredito sessualmente una terza donna, Lucia Evans, una consulente di marketing, ma l’accusa era caduta nell’ottobre del 2018 a causa di alcuni errori commessi dal capo investigatore e di problemi interni alla procura di New York.

Weinstein è accusato in tutto di cinque capi di accusa: uno di atti sessuali criminali, due di stupro e due di atti da predatore sessuale, un reato che si commette quando si compiono più stupri. Quest’ultima accusa è quella più grave e lo stato di New York prevede come pena massima l’ergastolo. Weinstein ha sempre respinto tutte le accuse sostenendo che i rapporti sessuali sarebbero stati consensuali.

Altre accuse ricevute da Weinstein in questi anni non sono rientrate nel processo perché riferite a fatti troppo lontani nel tempo per essere perseguiti oppure perché non ricadono nella giurisdizione di New York. Per avvalorare il racconto di Haleyi e Mann, sono state però ascoltate altre quattro donne che avevano accusato Weinstein di stupro e molestie. Le loro testimonianze non saranno sottoposte a processo ma sono state ammesse nell’ambito della cosiddetta Molineux rule, che consente di ascoltare prove e testimonianze collegate ai fatti processuali. La stessa norma venne applicata al processo all’attore Bill Cosby per violenza sessuale aggravata, nel 2018.

Annabella Sciorra arriva in tribunale per testimoniare contro Harvey Weinstein, New York, 23 gennaio 2020
(AP Photo/Richard Drew)

Tra queste, c’è stata anche Annabella Sciorra, attrice della serie tv I Soprano, che nel 2017 era stata tra le prime donne ad aver accusato di stupro Weinstein. Sciorra è stata la prima donna a testimoniare contro Weinstein in tribunale. Ha raccontato che lui la stuprò una notte alla fine del 1993 o all’inizio del 1994, nel suo appartamento a New York. All’epoca era da poco uscito La notte che non c’incontrammo, una commedia romantica in cui lei recitava e che era stata prodotta da Miramax, la casa di produzione di Weinstein.

Dopo una cena in un ristorante con altre persone, Weinstein l’aveva accompagnata a casa, si era fatto strada con la forza nel suo appartamento e, nonostante le proteste di lei, l’aveva spinta sul letto e l’aveva stuprata. Sciorra ha raccontato che dopo averle eiaculato addosso, su una gamba e sulla camicia da notte, le aveva detto: «Ho un tempismo perfetto»; poi aveva avvicinato la bocca alla sua vulva dicendole: «Questo è per te». La violenza ebbe forti conseguenze psicologiche su Sciorra, che da allora iniziò a bere molto e compiere atti di autolesionismo.

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Dopo Sciorra sono state ascoltate Haley e Mann. Haley ha raccontato che Weinstein la invitò nel suo appartamento nel luglio del 2006, quando lavorava come assistente alla produzione; la spinse sul letto nella camera di un bambino, si gettò su di lei (pesava tre volte tanto), le tolse l’assorbente interno nonostante le sue proteste e le praticò sesso orale non voluto: «non potevo sfuggirgli, figuriamoci scappare dall’appartamento. Alla fine, dopo un po’ decisi di sopportare: a quel punto era la cosa più sicura che potessi fare».

Due settimane dopo Haleyi accettò di incontrare nuovamente Weinstein in un hotel, per via di sue insistenti richieste. Quando entrò nella camera lui le prese la mano e la portò a letto: «in quel momento pensai “ecco, ci risiamo”. Mi sentii un’idiota. Ero stordita e mi sentivo un’idiota» ha ricordato Haley piangendo. Weinstein la chiamava “puttana” e “troia” «per farmi eccitare» ma «io ero stesa lì, immobile, e dicevo soltanto “non sono una puttana, non sono una troia”». Weinstein non è stato incriminato per questo episodio perché Haleyi non oppose resistenza fisica. La difesa ha cercato di svilire la sua testimonianza chiedendole perché fosse rimasta in contatto con Weinstein inviandogli email e messaggi amichevoli. Lei ha spiegato che «non sapevo come gestire questa cosa. È come metterla in una scatola e far finta che non sia accaduto niente e andare avanti come prima».

Jessica Mann ha raccontato di aver conosciuto Weinstein a inizio 2013, quando era un’aspirante attrice. Dopo averlo incontrato a qualche festa, organizzò una cena con lui e un’amica e finirono insieme nella suite di un hotel a Los Angeles. Weinstein la chiuse in camera da letto e le praticò sesso orale non voluto; non essendo avvenuto a New York, il caso non può essere sottoposto a processo. In seguito Mann portò avanti una relazione sessuale con Weinstein che ha definito «estremamente degradante» e durante un incontro in un hotel a New York lui la obbligò a fare sesso contro la sua volontà e senza usare protezioni.

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Durante il contro esame gli avvocati della difesa hanno costretto Mann a leggere una lettera in cui lodava Weinstein e in cui alludeva a un separato episodio di violenza sessuale che aveva subito in passato; leggendola lei è scoppiata a piangere e ha lasciato l’aula. Ha testimoniato nuovamente il giorno dopo dicendo che «voglio che la giuria sappia che lui mi ha stuprato e spero di poter continuare a spiegare la dinamica per cui sono uscita con lui».

Le altre tre donne che hanno testimoniato sono state Tarale Wulff, Dawn Dunning e Lauren Young, tutte giovani aspiranti modelle o attrici. Tutte, come ha sottolineato l’avvocata dell’accusa Meghan Hast nelle sue dichiarazioni iniziali, erano all’epoca sconosciute e vulnerabili e desiderose di avere successo nel mondo del cinema; Weinstein le incontrava, prometteva ruoli e lavori e poi diventava improvvisamente violento, aggredendole e infine minacciandole di stroncare la loro carriera grazie alla sua influenza. In particolare Young ha raccontato che Weinstein la aggredì nel bagno di un hotel a Los Angeles, nel 2013; anche se lei protestava dicendo di avere un fidanzato lui rispose «lo fanno tutte le attrici, fallo anche tu».

Le testimonianze dell’accusa hanno richiesto due settimane e sono state seguite da quelle dell’accusa, durate solo tre giorni. Weinstein non ha testimoniato – per evitare che l’accusa lo descrivesse come un bullo prepotente che sfruttava il suo potere per obbligare le donne a fare sesso con lui, scrive il New York Times – anche se è stato sempre presente al processo. I suoi avvocati si erano già serviti soprattutto del contro esame per scardinare i testimoni e mettere in dubbio la loro contrarietà ai rapporti sessuali.

La tesi è stata alla base anche di quanto raccontato dai testimoni della difesa. Tra questi c’era Paul Feldsher, ex agente di Hollywood e amico di Annabella Sciorra negli anni Novanta; disse che lei flirtava con Weinstein e che non aveva mai descritto i loro incontri come qualcosa di violento o sgradevole. Ha parlato anche l’attrice brasiliana Talita Maia, l’amica di Mann che era rimasta in una stanza vicina mentre Weinstein la molestava a Los Angeles: ha raccontato che dopo l’accaduto Mann era sempre la stessa e «sembrava che [Weistein] le piacesse davvero come persona, gli diceva solo cose positive». Controinterrogata, Maia ha ammesso di avere un cattivo rapporto con Mann negli ultimi anni e che i comportamenti di lei avevano segnato negativamente la sua vita. Un’altra testimone, la modella messicana Claudia Salinas, ha smentito le accuse di Young, dicendo che lei si trovava fuori dal bagno dove era stata aggredita e disse che «non è mai accaduto».

Il caso Weinstein iniziò nell’ottobre del 2017, quando il New York Times e il New Yorker pubblicarono le prime accuse nei suoi confronti, che diedero avvio al #metoo, il movimento collettivo con cui molte donne in tutto il mondo denunciarono le molestie sessuali subite e fino a quel momento taciute. Ad accusare pubblicamente Weinstein di molestie ci furono attrici e aspiranti attrici, assistenti, segretarie di produzione e altre lavoratrici del cinema, tra cui Salma Hayek, Asia Argento, Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie e Uma Thurman.

Le denunce civili che Weinstein aveva subito in questi due anni sono cadute lo scorso dicembre in seguito a un accordo extragiudiziale, in base a cui dovrà risarcire le sue accusatrici con 25 milioni di dollari in tutto (circa 22 milioni di euro). A pagare saranno le società di assicurazione che rappresentano l’ex società di Weinstein, la Weinstein Company, e non lui direttamente. Inoltre, in base all’accordo, né Weinstein né altri membri della società dovranno ammettere alcuna colpa.