Prigionieri al tapis roulant, nel carcere di Brixton, a Londra. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

Il passato inquietante del tapis roulant

Oggi è una delle attrezzature sportive più popolari e utilizzate, ma fu inventato per punire i detenuti

Prigionieri al tapis roulant, nel carcere di Brixton, a Londra. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

Il tapis roulant è una delle attrezzature sportive più popolari e utilizzate, eppure ha un passato piuttosto inquietante: prima di diventare un attrezzo da palestra, per gran parte dell’Ottocento e dei primi del Novecento venne usato come strumento punitivo nelle prigioni per produrre energia.

Sul fondo, prigionieri ai lavori forzati sul tapis roulant, prigione di Coldbath Fields, Londra.

Il principio dei tapis roulant come fonte di energia ha origine nell’antichità. Gli antenati dei tapis roulant erano in pratica dei mulini (in inglese si chiamano treadmillmill vuol dire “mulino”) che sfruttavano il movimento di persone o animali per far girare le macine o sollevare pesi. Ne esistevano tre tipologie principali: potevano avere una barra orizzontale fissata a un asse verticale che veniva spinta da una persona o da un animale, potevano avere una ruota verticale alimentata da una “scalata sul posto” (molto simile, nel funzionamento, alla ruota del criceto), oppure la ruota su cui camminare – come se ci si trovasse costantemente in salita – poteva essere inclinata.

All’inizio del Diciannovesimo secolo, precisamente nel 1818, l’ingegnere inglese William Cubitt, pensando a come riformare le carceri, costruì un tapis roulant con l’obiettivo di insegnare ai «trasgressori le abitudini dell’industria». Il suo macchinario consisteva in un lungo cilindro orizzontale con dei gradini. I prigionieri li dovevano salire per ore (fino a dieci al giorno) facendo girare l’intero cilindro a cui spesso era applicato un sistema di pesi. I tapis roulant di Cubitt erano dotati di barre a cui, stando in piedi, i carcerati potevano appoggiare le mani ed erano abbastanza grandi da consentire a più uomini di arrampicarsi contemporaneamente. Alcuni, come il tapis roulant della prigione di Coldbath Fields, a Londra, erano dotati di pareti divisorie in modo che i prigionieri fossero isolati e potessero vedere solo il muro che avevano davanti.

Il tapis roulant nella prigione di Brixton, Londra

Nell’Ottocento i tapis roulant di Cubitt cominciarono ad essere utilizzati in quasi tutte le carceri di Inghilterra, Galles e Scozia, e qualche anno dopo anche degli Stati Uniti. Inizialmente, ha spiegato lo storico Vybarr Cregan-Reid al National Geographic, l’obiettivo di queste macchine era tenere occupati i prigionieri e infliggere loro una punizione che fosse «appena al di sotto della pena di morte». Poi si pensò che mentre venivano tenuti occupati potevano anche fare qualcosa di utile, e dunque i meccanismi vennero sfruttati per macinare mais o pompare acqua. Ma non era questo il punto: il tapis roulant era la punizione perfetta per gli standard del tempo, secondo Vybarr Cregan-Reid. Il lavoro svolto dai prigionieri era «letteralmente inutile» ma estenuante, e si adattava agli ideali vittoriani dell’espiazione raggiunta attraverso il duro lavoro. Anche Oscar Wilde, condannato per sodomia, venne sottoposto a questa pena. Nel 1895 il Chicago Tribune pubblicò un articolo sui suoi anni passati in carcere dove scrisse che il tapis roulant era «il grande spauracchio del carcerato inglese».

Negli Stati Uniti il tapis roulant arrivò nel 1822 e venne utilizzato per la prima volta in una prigione di New York. Hugh Macatamney, nel 1909, scrisse: «Ogni due minuti suonava una campana, il prigioniero scendeva e gli veniva permesso di rimanere fermo per alcuni minuti mentre un altro prendeva il suo posto. In questo modo l’operazione continuava incessantemente per diverse ore». Sebbene Macatamney affermasse che il tapis roulant venisse utilizzato per macinare il grano, alcuni storici più recenti hanno stabilito che l’obiettivo principale del dispositivo fosse semplicemente “macinare il vento”: una punizione “pura”, che secondo i resoconti dell’epoca aveva portato a un grande miglioramento nella disciplina carceraria e che funzionava anche come deterrente. Si pensava, cioè, che nessuno dopo aver sperimentato il tapis roulant avrebbe mai più commesso un altro crimine.

Verso la fine dell’Ottocento, e dopo che molti carcerati cominciarono a deperire o a morire per il troppo sforzo, si iniziò a mettere in discussione l’uso dei tapis roulant nelle carceri, e dunque a limitarne prima il tempo di utilizzo e poi l’utilizzo stesso. All’inizio del Ventesimo secolo i tapis roulant nelle prigioni furono abbandonati.

Il primo tapis roulant per uso domestico fu brevettato invece nel 1968, quando già aveva iniziato a essere usato da alcuni atleti e in ambito medico per terapie riabilitative e quando allenarsi per divertimento divenne un lusso. Lo costruì l’ingegnere meccanico William Staub dopo aver letto Aerobics, un libro scritto da Kenneth H. Cooper sui benefici dello sforzo aerobico per restare in forma.

Sir William Cubitt (Hulton Archive/Getty Images)