(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Il riscatto della laurea, spiegato bene

Lo strumento che serve a convertire gli studi universitari in anni contributivi ai fini della pensione è appena stato cambiato: a chi conviene sfruttarlo?

(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Mercoledì sera, poco prima della seconda puntata del Festival di Sanremo, il TG1 ha mandato in onda un servizio sulle nuove regole per il “riscatto della laurea”, la possibilità di convertire il periodo trascorso a studiare all’università in anni validi per il calcolo della pensione, con il risultato di poter andare in pensione qualche anno in anticipo.
Nel servizio, il presidente dell’INPS Pasquale Tridico ha spiegato che con il nuovo sistema introdotto da una circolare alla fine dello scorso gennaio, riscattare gli anni di laurea è divenuto più economico e la platea di chi può ricorrervi è stata ampliata. In particolare, da quest’anno non ci sono più limiti d’età per chiedere il riscatto (mentre un tempo potevano usufruirne solo coloro che avevano meno di 45 anni), ed è stata inoltre introdotta la possibilità di riscattare i propri anni di laurea pagando una cifra molto bassa.

Apparentemente le nuove norme rendono il riscatto molto conveniente, ma come hanno ricordato al Post i funzionari dello SPI CGIL, il sindacato pensionati della CGIL, la situazione è più complicata di come appare e prima vista e prima di prendere decisioni importanti, che avranno conseguenze a lungo e lunghissimo termine per il contribuente, è meglio informarsi accuratamente sulla propria situazione.

Partiamo dalle basi: chi ha diritto a chiedere il riscatto della laurea? Ne hanno diritto tutti coloro che si sono laureati. Si possono riscattare uno o più anni di studio fino un massimo di anni pari alla durata ufficiale del proprio percorso di studi. Non contano insomma gli eventuali anni da fuori corso: chi ha impiegato cinque anni a ottenere una laurea triennale può riscattare fino a un massimo di 3 anni.

Le regole generali del riscatto valgono per coloro che hanno come istituto di previdenza l’INPS. Molte casse di previdenza private (come ad esempio alcune casse degli ordini professionali) prevedono la possibilità di riscattare la laurea, ma a regole e condizioni particolari: informarsi quindi è molto importante per potere prendere una decisione.

Il riscatto della laurea si può chiedere in qualsiasi momento a partire da quando si consegue il titolo di studio e visto che, solitamente, il costo del riscatto aumenta con il passare del tempo (tra poco vedremo in che modo), molti chiedono il riscatto appena laureati, in modo da dover pagare la cifra minima di riscatto per ogni anno di studi.

In base alla legge 184 del 1997, che ha stabilito le regole generali per il riscatto della laurea, il costo per riscattare ogni anno di studi è pari a un terzo dello stipendio guadagnato nei 12 mesi precedenti alla richiesta. Con la stessa legge che ha introdotto Quota 100, l’anno scorso il governo ha introdotto la possibilità riscattare gli anni di laurea con un sistema agevolato che prevede di pagare una sorta di forfait per ogni anno che si vuole riscattare: 5.260 euro.

La novità di queste ultime settimane è che con una circolare dello scorso 22 gennaio, l’INPS ha esteso la possibilità di usufruire di questo riscatto agevolato anche a chi si è laureato prima del 1996, una possibilità che inizialmente non sembrava essere prevista.

Questa decisione però, spiega lo SPI CGIL, apre tutta un’altra serie di complicatissime questioni. Poiché chi si è laureato prima del 1996, molto probabilmente, ha utilizzato per almeno alcuni anni della sua attività lavorativa il sistema retributivo, il vecchio sistema di calcolo dei contributi e della pensione, sostituito proprio nel 1996 dal sistema contributivo.

Il riscatto della laurea è possibile in entrambi i sistemi, ma per via della loro diversità, il sistema retributivo prevede un sistema di calcolo del valore del riscatto completamente diverso e sempre per questa ragione non consente di sfruttare il nuovo sistema agevolato, quello che permette di riscattare gli anni di laurea a poco più di 5 mila euro l’uno. Per coloro che si sono laureati prima del 1996 e hanno sfruttato almeno in parte il sistema retributivo, il riscatto agevolato può essere invece fatto soltanto sulla quota contributiva della propria pensione, oppure dopo aver esercitato l’opzione che consente di passare completamente dal sistema retributivo a quello contributivo. Si tratta però di scelte importanti, che possono risultare in assegni pensionistici ed età di pensionamento piuttosto differenti.

Per non farla troppo complicata si può dire che per chi si è laureato dopo il 1996 oppure sfrutta già il sistema contributivo, il nuovo sistema è quasi sicuramente conveniente e permette di andare in pensione qualche anno prima con una spesa relativamente ridotta (si tratta pure sempre di più di cinquemila euro l’anno). Per chi invece si è laureato prima del 1996 e ha una situazione contributiva mista o retributiva, la scelta è più complicata: ci sono conteggi e valutazione da fare e decisioni da prendere.

Lo SPI CGIL spiega che i calcoli per sapere cosa conviene di più non sono troppo complicati da fare per chi conosce un po’ la materia e per chi prevede di andare in pensione nel prossimo futuro, un lasso di tempo in cui, probabilmente, le regole non cambieranno ulteriormente. Sul sito dell’INPS, accedendo al portale con le proprie credenziali, è presente un sistema che aiuta a calcolare la situazione.

Il punto però è che il beneficio per il lavoratore non è automatico e sicuro. Bisogna conoscere bene la propria situazione contributiva, calcolare a quanto ammonta la propria pensione e a quanto ammonterebbe in caso di riscatto e quindi confrontare costi e benefici. Sono operazioni relativamente semplici per chi ha dimestichezza con questi sistemi. Per tutti gli altri, prima di prendere una decisione è meglio consultarsi con un patronato, che offre servizi di consulenza pensionistica gratuitamente o a tariffe molto basse, con la stessa INPS e con un proprio consulente di fiducia.

Chi invece prevede di andare in pensione tra 10 o 15 anni forse farebbe meglio ad aspettare a prendere una decisione: non soltanto le regole potrebbero ancora cambiare, ma la sua stessa situazione contributiva potrebbe modificarsi.