(AP Photo/Jeff Chiu)
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  • giovedì 2 Gennaio 2020

Rimedio a tutto

Cosa fare quando il lavoro, le vitamine, l'esercizio fisico e i soldi non funzionano

(AP Photo/Jeff Chiu)

«Ho un bel lavoro, ottimo salario,
sono giovane, ambizioso e onesto.
Ma tutti i segni dicono il contrario.
Il Dow-Jones del mio cuore è funesto.
Sfiorito il girasole della mia
verde età. Sprofondata ogni utopia.
Velata la lente della passione.
Ogni schema finito nel pallone.
Qual è la radice del mio star male?
Prendo le vitamine, vado a correre,
eppure sento la mia vita scorrere,
via. Jan dammi un consiglio leale.
Io muoio, collasso, crepo, mi spengo».
«Hai bisogno d’un amore, ritengo».

Vikram Seth, The Golden Gate, 1986

È un romanzo in versi che racconta la vita di un gruppo di yuppies nella San Francisco degli anni Ottanta, opera dello scrittore e poeta indiano Vikram Seth (1952). È composto da 590 strofe, dette anche sonetti alla Onegin perché ispirate a quelli inventati dallo scrittore russo Aleksandr Puškin per il suo romanzo Eugene Onegin. Seth ha raccontato più volte come il progetto di un romanzo in versi non venne compreso all’inizio dal mondo editoriale, ma il libro piacque molto – lo scrittore Gore Vidal lo definì «il più grande romanzo californiano» –, negli Stati Uniti vendette 100mila copie, ottenne il premio annuale della Sahitya Akademi, il più importante riconoscimento letterario indiano, e fece diventare Seth un autore apprezzato sia in India che negli Stati Uniti. In Italia Golden Gate venne pubblicato nel 2008 da Fandango Libri nella traduzione di Luca Dresda, Christian Raimo e Veronica Raimo, e poi ripubblicato da Guanda nel 2012.

Nel 1993 uscì A Suitable Boy (Il ragazzo giusto), uno dei libri più lunghi della letteratura in lingua inglese: in 1349 pagine Seth racconta la storia di quattro famiglie nell’India degli anni Cinquanta, subito dopo l’indipendenza. Fu un altro caso letterario, vinse molti premi e nel 2019 venne trasformato in una serie tv diretta dalla regista Mira Nair.