Uno dei primi autobus pubblici a girare di shabbat a Tel Aviv, 23 novembre 2019 (AP Photo/Tsafrir Abayov)
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  • sabato 28 Dicembre 2019

A Tel Aviv hanno iniziato a circolare gli autobus durante lo “shabbat”

Cioè il giorno di festa per l'ebraismo: è la prima volta che succede dalla nascita dello stato di Israele, nel 1948

Uno dei primi autobus pubblici a girare di shabbat a Tel Aviv, 23 novembre 2019 (AP Photo/Tsafrir Abayov)

Da circa un mese il comune di Tel Aviv ha iniziato una controversa sperimentazione per far circolare i mezzi pubblici anche di shabbat, il giorno ebraico che va da venerdì a sabato sera. È una decisione più rilevante di quello che sembra: sin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1948, in Israele i mezzi pubblici non hanno mai circolato durante lo shabbat, che è considerato sacro dagli ebrei ortodossi.

Questioni del genere sono da sempre molto delicate in un paese dalla doppia natura, democratica e religiosa. Ancora oggi il rispetto del sabato di festa da parte degli apparati pubblici è così discusso che la sperimentazione è stata possibile soltanto grazie a una specie di cavillo: eppure è piaciuta parecchio, tanto che nelle scorse settimane è stata progressivamente ampliata.

In Israele la stragrande maggioranza delle attività commerciali e dei servizi pubblici non è garantita durante lo shabbat, soprattutto nelle città dove la comunità religiosa è più ampia. È una delle concessioni che i partiti che rappresentavano le comunità religiose negoziarono con David Ben Gurion, il primo capo di governo del paese, in cambio della loro partecipazione alla vita democratica di Israele. Non esiste un unico accordo scritto che raccolga queste indicazioni, che però sono assai note e vengono chiamate col nome di status quo: fra le tante misure, ce n’è una che garantisce piena autonomia nell’educazione degli ebrei ultraortodossi, che infatti hanno scuole separate da quelle statali.

Negli anni, con la progressiva secolarizzazione della società, l’assenza del trasporto pubblico è diventata una delle misure meno apprezzate dello status quo da parte della maggioranza laica dei cittadini israeliani: non solo crea disagi per gli spostamenti, ma danneggia soprattutto chi non può permettersi un’auto privata oppure un costoso viaggio in taxi, cioè i più poveri.

Secondo un recente sondaggio citato dal Guardian, il 60 per cento degli israeliani sarebbe a favore dell’introduzione del trasporto pubblico durante lo shabbat (ipotesi a cui è contrario il 97 per cento degli intervistati ultraortodossi). Negli ultimi mesi la proposta è finita nel manifesto politico di Blu e Bianco, il partito centrista che alle ultime elezioni ha ottenuto la maggioranza dei seggi.

Negli ultimi anni c’erano stati diversi tentativi di introdurre forme di trasporto pubblico anche durante lo shabbat, soprattutto nelle città più laiche e secolari come Tel Aviv, ma finora si erano limitate a sporadiche associazioni di cittadini che si offrivano passaggi a vicenda. A febbraio era stata inaugurata una linea pubblica nella piccola città periferica di Tiberiade, ma la sperimentazione del comune di Tel Aviv è stata la prima ad essere promossa da una grande città. Le modalità con cui è stata avviata, però, raccontano bene la delicatezza del tema.

Il comune ha deciso di iniziarla senza una grossa campagna promozionale – forse per timore di proteste e contestazioni organizzate – e soprattutto senza chiedere il permesso al governo nazionale, che quasi sicuramente l’avrebbe negato: l’attuale ministro dei Trasporti, Bezalel Smotrich, proviene infatti da uno dei partiti della destra religiosa che sostengono il governo di Benjamin Netanyahu. Una legge israeliana impone che il governo debba approvare qualsiasi nuova tratta a pagamento del trasporto pubblico: così il comune di Tel Aviv ha deciso di rendere il servizio gratuito per tutti.

Nel primo shabbat di sperimentazione, Tel Aviv ha garantito sei linee per minibus da 19 posti l’uno. Il servizio è stato studiato per offrire una corsa ogni mezz’ora e per collegare tra loro alcune delle periferie più popolate, come Ramat HaSharon, Givatayim e Kiryat Ono.

È stato un successo: secondo dati citati dal Times of Israel, gli autobus sono stati utilizzati da 10mila persone, e dopo le prime tre ore il comune ha dovuto impiegare ulteriori mezzi per fare fronte alla domanda. Nel weekend successivo, il quotidiano vicino alla sinistra israeliana Haaretz ha notato che alcuni minibus sono stati sostituiti con degli autobus veri e propri, e che alcune linee sono state potenziate per garantire tre o quattro corse all’ora, anziché soltanto due.

Il giornalista franco-israeliano Julian Bahloul ha scritto che fino a poco fa era «impensabile» vedere gente che aspettava l’autobus di venerdì sera a Tel Aviv

Gli ultraortodossi hanno criticato molto duramente la decisione di Tel Aviv e all’inizio di dicembre hanno bloccato per protesta una strada di Bnei Brak, una cittadina di periferia a maggioranza religiosa dove passa una delle nuove linee. Durante la protesta la polizia israeliana ha arrestato 16 persone per disturbo della quiete pubblica.

Il comune di Tel Aviv ha cercato di venire incontro, per quanto possibile, ad alcune esigenze degli ultraortodossi: la vicesindaca Meital Lehavi ha detto al Guardian che nei piani iniziali una delle nuove linee si doveva fermare esattamente davanti a una sinagoga: il percorso è stato successivamente modificato. «Non vogliamo che questa storia diventi il pretesto per litigare: dovremmo vivere e lasciare vivere, cosicché ognuno possa passare come vuole lo shabbat», ha detto Lehavi.

Non si sa ancora se altre grandi città israeliane intendano seguire l’esempio di Tel Aviv: difficilmente però si vedrà un servizio del genere a Gerusalemme, dove ci sono diverse comunità di ultraortodossi e il sindaco è un ex collaboratore di Netanyahu.