Goldman Sachs non finanzierà più l’estrazione e la ricerca di petrolio nell’Artico

Una perforatrice per cercare il petrolio vicino all'isola di Kodiak, in Alaska, il 7 gennaio 2013 (James Brooks/Kodiak Daily Mirror via AP, File)
Una perforatrice per cercare il petrolio vicino all'isola di Kodiak, in Alaska, il 7 gennaio 2013 (James Brooks/Kodiak Daily Mirror via AP, File)

Domenica la banca d’investimento Goldman Sachs ha annunciato che non finanzierà più società che si occupano dell’estrazione e della ricerca di petrolio nel mar Glaciale Artico e che non investirà in miniere di carbone per la produzione di energia elettrica, da nessuna parte nel mondo. È la prima banca americana a imporsi un limite del genere nel settore dei combustibili fossili, il cui utilizzo è tra le principali cause del cambiamento climatico. La banca che più di tutte finanzia le attività di ricerca e di estrazione di petrolio nell’Artico è l’americana JP Morgan Chase.

In un comunicato Goldman Sachs ha «riconosciuto» il consenso della comunità scientifica sulle cause della crisi climatica e ha detto che si impegnerà per aiutare i propri clienti a valutare l’impatto ambientale degli investimenti. La decisione è stata lodata da gruppi ambientalisti, anche se molti hanno detto che si tratta solo di un primo passo, dato che non sembra che Goldman Sachs sia intenzionata a smettere del tutto di occuparsi di petrolio. Secondo il Guardian peraltro le motivazioni della banca dietro la decisione di non investire più nel settore nella regione artica non hanno a che vedere con preoccupazioni ambientaliste: già nel 2017 uno degli esperti di risorse naturali della banca aveva detto che conveniva di più investire nei giacimenti del Texas e del New Mexico, dove l’estrazione di petrolio è meno costosa e più semplice.