Una canzone di Ben Folds

Uno dei più bravi cantautori pop americani degli ultimi 25 anni, e qui lo conoscono in pochi, fortunati

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera.
La prima newsletter, inviata il 15 ottobre scorso, è online per tutti qui. Per ricevere le successive gli abbonati devono indicarlo nella propria pagina accountQui c’è scritto cosa ne pensa chi la riceve: online sul Post c’è ogni giorno la parte centrale della newsletter, quella – dicevamo – sulla canzone.

Per celebrare l’arrivo alla centesima canzone, e per mettere della bellezza nelle serate domestiche e difficili di tutti in questo periodo, questa e altre 19 canzoni sono accessibili a tutti (12 marzo 2020).

The luckiest
Celebro Ben Folds da così tanto tempo che per rendermi meno noioso avrei voluto cominciare a citarlo qui con una cosa più recente: ma a chi non conosca Ben Folds non si può nascondere The luckiest. Su di lui avevo scritto qui e conduco da decenni una campagna di rivalutazione del ruolo dei pianisti nella storia del rock. Ben Folds ha fatto tante cose bellissime, e tornerà qui, tra cui una gran canzone dedicata a Elliott Smith (per chi non leggeva la newsletter dal primo giorno, consiglio ancora quel bel libro su Céline Dion ed Elliott Smith e le cose della musica). Folds è americano ed è un grandissimo entertainer, improvvisatore ed ammaestratore di pubblico: io l’ho visto due anni fa, a Dublino, perché in Europa viene poco e ha un culto assai più limitato di quello americano. Una volta che ce lo potremo permettere, il concerto di chiusura del grande happening del Post lo faremo con lui.
(se da Instagram su desktop non vi funziona il link qui sopra, provate da qui)
The luckiest è una semplice e bellissima canzone d’amore longevo (sapete quella cosa per cui “quello che conta non è il tanto celebrato primo amore, ma l’ultimo“?), con qualche invenzione in mezzo perché lui non è mai banale nemmeno nelle canzoni d’amore (“E se fossi nato cinquant’anni prima di te, e vivessi nella tua strada e ti vedessi passare in bicicletta?”). E dice, in sostanza, sono un ragazzo fortunato. No, sono il più fortunato. Finì, con qualche orchestrazione di troppo, in un film piuttosto ignorato di qualche anno fa che si chiamava Questione di tempo, dopo che era stata scritta e poi esclusa per un altro film di dieci anni prima, ancora più dimenticato (American school). «È la canzone che mi sopravviverà», dice lui, e con cui si sposano un sacco di coppie americane di quelle che non si sposano con una canzone di Whitney Houston (senza offesa, eh: ho molti amici Whitney Houston).

Scusami, lo so che è un modo strano di dirti che siamo una cosa.

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