Due aerei da caccia FA-18 in volo (AP Photo/Chris O'Meara)
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  • venerdì 8 Novembre 2019

Il Giappone è arrabbiato per i comportamenti dei piloti militari statunitensi

Prima dell'incidente di dicembre in cui morirono sei persone i piloti si facevano selfie in volo, sostiene un recente rapporto dei Marines

Due aerei da caccia FA-18 in volo (AP Photo/Chris O'Meara)

Lo scorso agosto il corpo dei Marines degli Stati Uniti ha diffuso un rapporto su una collisione avvenuta il 6 dicembre del 2018 tra un aereo da caccia F/A-18D Hornet partito dalla base di Iwakuni, in Giappone, e un aereo da rifornimento KC-130J Super Hercules. Nell’incidente, avvenuto durante un’esercitazione notturna al largo delle coste della Prefettura di Kochi, nell’oceano Pacifico, morirono sei delle sette persone che erano a bordo dei due aerei, e secondo il rapporto dei Marines la causa sarebbe stata il comportamento inadeguato dei piloti.

Il rapporto mostra infatti come prima dell’incidente i piloti avessero adottato comportamenti non professionali e vietati dalle regole dei Marines: per esempio avevano scattato e poi pubblicato sui social media alcuni selfie mentre erano in volo, tra cui uno in cui un pilota si pettinava i baffi mentre guidava l’aereo e un altro in cui leggeva il libro The Great Santini, un romanzo del 1976 con protagonista un pilota di aerei da caccia. Il rapporto sostiene anche che gli esami fatti successivamente sui corpi dei militari deceduti abbiano rilevato l’utilizzo eccessivo di alcol e di farmaci (tra cui uno per favorire il sonno). Dopo l’incidente quattro membri dei Marines erano stati licenziati, tra cui il tenente colonnello James Compton, che era a capo dell’unità di piloti coinvolti nella collisione.

In seguito alla pubblicazione del rapporto Tsugumasa Muraoka, il governatore della prefettura di Yamaguchi, dove si trova la base statunitense di Iwakuni, ha definito il comportamento dei piloti “oltraggioso” e ha chiesto al ministero della Difesa di chiedere alle forze armate degli Stati Uniti che operano in Giappone di fare maggiori controlli. È intervenuto anche Toshimitsu Motegi, ministro degli Esteri giapponese, secondo cui analoghe violazioni delle regole da parte della stessa unità di piloti statunitensi coinvolti nell’incidente avevano causato un’altra collisione nel 2016, al largo delle coste della prefettura di Okinawa, in cui non ci furono morti e su cui non fu svolta un’indagine da parte dei Marines. L’incidente venne giudicato dai Marines non grave e non venne comunicato alle autorità giapponesi. Motegi ha detto che «se su quell’incidente si fosse indagato, sarebbero state prese le misure correttive appropriate per prevenire il verificarsi di incidenti simili come quello del dicembre 2018».

Altre preoccupazioni sono state ribadite dalle autorità giapponesi dopo che giovedì un caccia statunitense, durante una sessione di addestramento, aveva sganciato per errore una bomba a salve (pesante 230 kg e riempita di cemento) su un terreno privato nei pressi della prefettura di Aomori, nel nord-est de Giappone, a circa 5 km dall’area in cui avrebbe dovuto lanciarla. Nell’incidente non ci sono stati né feriti né danni agli edifici, ma secondo il governatore della prefettura Shingo Mimura l’incidente «alimenta le paure da parte dei residenti e aggrava la sfiducia nei confronti del controllo di sicurezza dei militari statunitensi».