(EFE/Cesar Cabrera/Ansa)

L’Accademia svedese ha difeso il Nobel per la letteratura a Peter Handke

Era stato molto criticato per la sua simpatia a Slobodan Milošević e per aver negato il massacro di Srebrenica, cosa che poi ritrattò

(EFE/Cesar Cabrera/Ansa)

Dopo giorni di polemiche l’Accademia Svedese ha difeso la sua scelta di assegnare il premio Nobel per la letteratura 2019 allo scrittore austriaco Peter Handke, che in passato aveva espresso posizioni criticate e controverse a favore dei serbi nella guerra della ex Jugoslavia. In particolare Handke, che è sloveno per parte di madre, ha manifestato più volte simpatia, partecipando anche al suo funerale, verso Slobodan Milošević, ex presidente della Serbia e della Jugoslavia, morto in attesa di essere giudicato dal Tribunale penale internazionale per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità; ha sostenuto che il massacro di Srebrenica – in cui furono uccisi più di ottomila bosniaci musulmani – non fosse mai avvenuto, cosa che ha in seguito ritrattato; ha paragonato i serbi agli ebrei durante la Seconda guerra mondiale e sostenuto che le uccisioni avvenute a Sarajevo durante l’assedio della città, portato avanti dai serbi e dai loro alleati dal 1992 al 1995, fossero state inscenate per diffamare i serbi.

In un articolo pubblicato oggi sul quotidiano svedese Dagens Nyheter, Mats Malm, a Segretario permanente dell’Accademia, ha ammesso che Handke aveva fatto «commenti provocatori, inopportuni e poco chiari su questioni politiche» ma anche sostenuto che «l’Accademia non ha trovato nelle sue opere niente che costituisca un attacco verso la società civile o contro il rispetto dell’uguaglianza di tutti».

Handke aveva detto più volte di aver parlato «solo da scrittore. Le mie non sono posizioni politiche, non sono un giornalista». Nonostante questo è stato criticato da scrittori come Salman Rushdie e Susan Sontag, mentre la decisione dell’Accademia è stata condannata, tra gli altri, dal primo ministro dell’Albania Edi Rama, dal presidente del Kosovo Hashim Thaci e dall’associazione per le vittime di Srebrenica.

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