(Bill Pugliano/Getty Images)
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  • giovedì 3 Ottobre 2019

Un wrestling diverso è possibile?

Una nuova società, la AEW, pensa di sì e vuole proporre eventi con più wrestling e meno scenette

(Bill Pugliano/Getty Images)

Da ormai diversi anni la WWE, la più ricca e importante lega di wrestling al mondo, domina in modo praticamente incontrastato su tutte le altre leghe più piccole. Se avete visto incontri di wrestling in tv, quasi di sicuro erano organizzati dalla WWE e se conoscete il nome di qualche wrestler, molto probabilmente faceva parte della WWE. Ma ora le cose potrebbero cambiare, perché a far concorrenza alla WWE è arrivata la AEW, una nuova lega che propone un wrestling diverso, con più lotta e meno chiacchiere. Si tratterà sempre di uno spettacolo e non di uno sport – con risultati decisi a tavolino e mosse fatte seguendo una coreografia – ma negli intenti iniziali le parti di combattimento (simulato) saranno molte di più di quelle in cui si fa altro. Il primo evento della AEW è andato in onda mercoledì sera e, come ha scritto Fox Sports, «la prima settimana di ottobre rischia di essere una delle più importanti della storia moderna della disciplina».

La WWE – una società privata, quotata in borsa – esiste in varie forme dagli anni Cinquanta ed è la più importante lega di wrestling dagli anni Ottanta. Fino al 2002 si chiamava WWF (World Wrestling Federation) ma dopo aver perso una causa contro l’altro WWF (il World Wildlife Fund, quello dei panda) dovette cambiare il suo nome in WWE (World Wrestling Entertainment). Anno dopo anno la WWE ha costruito personaggi, storie, rivalità e trame sempre più intricate ed è capitato che qualche suo personaggio riuscisse a sfruttare la fama acquisita per diventare famoso anche fuori da quel mondo: come nel caso di Dwayne “The Rock” Johnson, da qualche anno uno degli attori più pagati di Hollywood. Negli anni la WWE ha anche creato alcune franchigie: delle leghe interne ognuna con i suoi personaggi, le sue rivalità e le sue storie. Le più note, i cui incontri vanno in onda in sere diverse su canali diversi, si chiamano Raw e Smackdown; a queste da un po’ di è tempo si è aggiunta NXT, una sorta di lega minore, usata per proporre nuovi wrestler.

Anche se negli ultimi anni tutti i programmi della WWE hanno perso spettatori negli Stati Uniti – il Wall Street Journal ha spiegato che «sta succedendo a qualsiasi programma tv, anche di altro tipo» – l’organizzazione è tutt’altro che in crisi. L’anno scorso ha avuto oltre 900 milioni di dollari di ricavi, il suo valore stimato è di quasi 6 miliardi di dollari e le sue azioni valgono più del doppio di quanto valevano a inizio 2018. Per diversi anni si è pensato che fare concorrenza alla WWE fosse una gara persa in partenza, un po’ come immaginarsi di competere con la NBA con un altro campionato di basket. Nel wrestling esistono da tempo leghe minori, magari legate a qualche stato americano, ma la WWE non ha una vera concorrenza da quando a fine anni Novanta l’imprenditore Ted Turner lanciò la World Championship Wrestling (WCW). Per qualche tempo sembrò potesse funzionare, ma nel 2001 la WWE comprò la WCW, inglobandola.

Da qualche tempo c’è però chi si sta lamentando di come il wrestling WWE sia sempre più pieno di scenette, siparietti e momenti parlati, con sempre meno tempo dedicato ai combattimenti. Scenette, siparietti e momenti che vengono decisi a tavolino da un gruppo di sceneggiatori che scelgono se far diventare simpatico o antipatico un personaggio, quando e come farlo vincere o perdere, quale aspetto e peculiarità caratteriali dargli, di chi renderlo amico e di chi renderlo nemico. I wrestler, oltre che allenarsi per le prestazioni fisiche richieste, devono quindi imparare una sceneggiatura e seguirla.

Un anno fa un gruppo di wrestler interessati alla parte in cui si finge di combattere più che a quella in cui si recita, organizzò un evento in cui i lottatori si affrontavano praticamente senza sceneggiatura. Andò molto bene e l’imprenditore Tony Khan, co-proprietario della squadra di calcio inglese del Fulham e di quella di football americano dei Jacksonville Jaguars, decise che c’era spazio per mettere in piedi una lega diversa dalla WWE, creando quindi la AEW (All Elite Wrestling). In pochi mesi trovò finanziatori, mise sotto contratto un po’ di famosi wrestler e riuscì a fare un accordo con il canale TNT, controllato da WarnerMedia, per la trasmissione settimanale – ogni mercoledì a partire dal 2 ottobre – degli incontri della franchigia di wrestling della AEW, chiamata “Dynamite”.

Il più importante nuovo acquisto della AEW, il wrestler Chris Jericho, ha detto che dopo anni passati nella WWE sentiva il bisogno di passare più tempo a fare wrestling, senza perdersi in preamboli e divagazioni e avendo «pieno controllo artistico» di quel che fa il suo personaggio. Cody Rhodes, wrestler e vicepresidente esecutivo di AEW, ha detto, parlando di AEW e WWE: «L’unica cosa che hanno in comune è che c’è un ring al centro». In realtà, come spiega il Wall Street Journal, resta il fatto che i wrestler siano degli attori – seppur fisicamente molto preparati – che faranno finta di picchiarsi all’interno di incontri di cui, prima ancora del loro inizio, qualcuno ha già deciso l’esito.

Dopo una sola puntata è presto per giudicare il nuovo wrestling proposto dalla AEW: qualcuno dice che sarà difficile andare avanti, settimana dopo settimana, senza usare la sceneggiatura e le parti di non-combattimento per costruire delle trame che appassionino gli spettatori. Qualcun altro ritiene invece che la WWE si fosse ormai spinta troppo oltre con le sue parti sceneggiate: come quella volta che il non ancora presidente Donald Trump finì sul ring per tagliare forzatamente i capelli al presidente (e personaggio-wrestler) della WWE Vince McMahon; o come quella volta in cui Chris Jericho mostrò a un altro wrestler di cui voleva essere amico una riedizione, con i loro volti, della Creazione di Adamo di Michelangelo.

C’è quindi chi ritiene che la AEW abbia scelto il momento e l’approccio giusto per sfidare il modello dominante del wrestling che la WWE ha imposto negli ultimi anni. Ma non sarà per niente semplice: per cominciare, la AEW dovrà mostrare di poter competere, a livello di spettatori e seguito generale, con NXT, il più debole tra i tre programmi-franchigia della WWE, che è stato di proposito spostato al mercoledì, proprio quando va in onda “Dynamite” della AEW.