La prima ministra Viorica Dăncilă, del Partito socialdemocratico (PSD), Bucarest, 30 settembre 2019 (AP Photo/Vadim Ghirda)
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  • giovedì 3 Ottobre 2019

In Romania c’è una crisi politica

La prossima settimana sarà votata una mozione di sfiducia al governo e c'è il grosso rischio che si vada a elezioni anticipate

La prima ministra Viorica Dăncilă, del Partito socialdemocratico (PSD), Bucarest, 30 settembre 2019 (AP Photo/Vadim Ghirda)

La Romania sta attraversando una complicata crisi politica. A fine agosto il partito al governo della prima ministra Viorica Dăncilă, il Partito socialdemocratico (PSD), aveva perso la maggioranza parlamentare dopo che un alleato minore (l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali, Alde) aveva abbandonato la coalizione. Ora la prima ministra dovrà affrontare una mozione di sfiducia che, come stabilito da una commissione parlamentare, si sarebbe dovuta votare il prossimo sabato, con il rischio però che non passasse a causa dell’assenza di molti deputati. Mercoledì 2 ottobre i partiti all’opposizione sono riusciti a ottenere lo slittamento del voto alla prossima settimana: avevano dichiarato che l’aver fissato la data del voto a sabato era una mossa del governo per non far passare la mozione stessa.

In Romania le elezioni politiche del 2016 erano state vinte dal Partito socialdemocratico ma il suo leader, Liviu Dragnea, non era potuto diventare primo ministro perché incriminato per frode elettorale, abuso d’ufficio, associazione a delinquere e appropriazione di fondi europei. Poco dopo il suo insediamento il governo aveva presentato una riforma della giustizia di cui avrebbero potuto beneficiare diversi politici, tra cui Dragnea: per l’opposizione l’obiettivo principale della proposta era mettere Dragnea al riparo dai processi attraverso la depenalizzazione dell’abuso di ufficio, la riduzione dei tempi della prescrizione per i casi di corruzione e abuso di potere e il ridimensionamento dell’indipendenza della magistratura.

Le iniziative del governo, criticate anche dal Parlamento e dalla Commissione europea, avevano portato a proteste di piazza estese e partecipate in tutto il paese, che – dicono i dati – è uno dei più corrotti dell’Unione Europea. Alla fine i manifestanti avevano vinto, la legge per riformare la giustizia era stata ritirata, ma le proteste non si erano fermate per diverse settimane. Nel frattempo Dragnea era stato condannato in appello a tre anni e mezzo di carcere per abuso d’ufficio e portato in un carcere di Bucarest.

Alle elezioni del parlamento europeo il PSD era stato superato dal principale partito di opposizione. A fine agosto, poi, l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali (Alde) aveva abbandonato la coalizione di governo facendo contemporaneamente un accordo con un partito di opposizione (“Pro-Romania”, guidato dall’ex socialdemocratico ed ex primo ministro Victor Ponta) per sostenere un unico candidato alle presidenziali che si terranno in novembre. Viorica Dăncilă si era ritrovata dunque a guidare un governo di minoranza. La richiesta di una mozione di sfiducia nei suoi confronti è stata firmata da 237 deputati: per farla passare saranno necessari 233 voti. È dunque molto probabile che il governo cadrà e che si andrà a elezioni anticipate.

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