Abbiamo provato FIFA 20 e PES 2020

Per capire su quale dei due la redazione calciofila del Post litigherà nei prossimi mesi: ci sono piaciuti entrambi, ma abbiamo scelto all'unanimità

Al Post, come in tutti i posti di lavoro, capitano di frequente animate discussioni sulla politica, sul cinema – abbiamo lungamente litigato sull’ultimo film di Tarantino, per esempio – o sulle serie tv: ma, come in molti posti di lavoro, è sul calcio che si sviluppano i dibattiti più vivaci. Che è un modo molto elegante per descrivere quello che avviene quotidianamente nella chat di Slack dedicata allo sport (chiedete all’unico redattore milanista che aria tira lì dentro, di recente). Non paghi del costante rischio di crisi redazionali, e determinati a non smentire in nessun modo i più triti cliché, i calciofili del Post si trattengono talvolta dopo la fine dell’orario lavorativo per giocare anche ai videogiochi, di calcio.

Se un tempo, un po’ per pigrizia un po’ per snobismo, amavano usare edizioni di videogiochi risalenti a quattro o cinque anni prima, tacitamente apprezzate perché facevano sentire tutti più giovani, oggi si sono abituati agli agi delle ultime uscite. Perciò anche quest’anno abbiamo provato i due grandi videogiochi di calcio, PES 2020 e FIFA 20, per valutare quale piattaforma avrebbe ospitato le nostre liti per la stagione 2019/2020. E qui arrivano le premesse: li abbiamo valutati unicamente per lo scopo che interessa a noi, e cioè il gioco multigiocatore (1 vs 1 o 2 vs 2) offline. È un utilizzo ridotto delle grandi potenzialità dei due giochi, ma è anche l’unico su cui ci sentiamo competenti a sufficienza da darvi dei consigli. Ed è anche l’utilizzo più divertente, diciamocelo. Altra cosa: tra di noi sono rappresentati vari livelli di gioco, dal redattore che usa le frecce direzionali (risparmiate i commenti, li abbiamo già fatti tutti noi) a quelli che usano regolarmente combinazioni di tasti da crampi alle dita. Ne abbiamo tenuto conto, nel giudizio complessivo.

PES 2020
Per PlayStation 4 costa 49,90 euro su Amazon e 49,90 euro su ePrice. Per Xbox One costa invece 54,09 euro su Amazon e 74,49 euro su ePrice.

Lo confessiamo subito: tutte le persone coinvolte nella prova appartengono alla fascia demografica che ha imparato a giocare ai videogiochi di calcio con i FIFA di fine anni Novanta, è cresciuta in quegli anni in cui PES era l’unico gioco a cui avesse senso giocare, e da ormai diversi anni è tornata a usare unicamente FIFA. Una condizione comunissima, visto che si stima che FIFA oggigiorno venda nel mondo oltre dieci volte di più di PES. Ma la prova è stata più che mai libera da pregiudizi, e PES 2020 – il cui nome ufficiale, per qualche oscuro motivo, è eFootball PES 2020 – ci ha subito colpito per due cose: per la straordinaria bruttezza dei menù di gioco, e per la straordinaria bellezza delle animazioni pre-partita.

Partiamo forte: Barcellona-Bayern, due contro due. La riproduzione del Camp Nou è impressionante, e movimenti di gioco ci sembrano da subito i più naturali e realistici che abbiamo mai visto in un gioco di calcio. Essendo abituati a FIFA, è piuttosto complicato capire come muovere i giocatori, ma il ritmo della partita è molto più lento e ragionato, e ci permette di prendere dimestichezza con lo stile di PES. Nonostante Messi, Suarez, Griezmann, Lewandowsky e Coutinho, la partita finisce con uno 0 a 0 che ci mette un po’ in imbarazzo. Bravissime le difese, come si dice.

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Sempre brontolando per la difficoltà di muoversi tra i menù e per la grafica più che mai respingente delle funzioni per modificare la formazione, esploriamo tutti i moltissimi campionati disponibili: da quello belga a quello danese fino a quello argentino, ci facciamo prendere dall’entusiasmo e giochiamo un grande Boca Junior – River Plate, finito 3 a 2 e che però si svolge regolarmente senza disordini, risse ed effettivamente alla Bombonera di Buenos Aires, un evidente difetto di realismo di PES.

Il gioco, com’è noto, non ha risolto uno dei suoi problemi principali: le squadre inglesi e quelle spagnole sono quasi tutte senza licenza, manca quasi del tutto la Bundesliga, le maglie riprodotte fanno cadere le braccia. È vero però che i nomi fittizi delle squadre sono stati resi un po’ più sensati: Madrid Chamartin B al posto di MD White, per il Real Madrid, o Manchester B al posto di Man Blue per il Manchester City. Ma le squadre importanti senza nomi, loghi e maglie originali sono tante, e soprattutto l’ultima è una caratteristica su cui è difficile soprassedere. È vero, però, che un vostro “cugino smanettone” potrebbe sapere come ovviare a questo problema. E lo è anche che PES 2020 è l’unico gioco su cui si può usare la Juventus, che ha ceduto a Konami i diritti esclusivi e che su FIFA è indicata con un terribile Piemonte Calcio, e ha una maglia molto diversa dall’originale.

Messe da parte queste lamentele proviamo a giocare un derby milanese – la Serie A, a parte il Brescia, ha tutte le licenze originali – e anche San Siro è riprodotto splendidamente. La partita si gioca però di pomeriggio, e nella metà sinistra del campo l’erba è di un bianco accecante il cui realismo ci sembra francamente eccessivo. La telecamera predefinita è diversa rispetto a FIFA, e centrare la porta con i tiri non è semplicissimo. Ma le dinamiche e la fisica con cui i calciatori concludono a rete è ammirevole e ci sembra contenga un numero di possibilità ben superiori a quelle di FIFA, più realistiche, eleganti e soprattutto meno prevedibili.

L’impressione è che PES ti consideri da subito un adulto e che ti costringa a giocare a qualcosa di simile al calcio vero, senza regalarti niente, nemmeno in quei movimenti automatici dei giocatori, specialmente in difesa, che talvolta fanno la differenza tra recuperare un pallone e subire un gol. Costruire azioni corali ci sembra più facile e appagante del solito, e si capisce in fretta che è l’unica strategia da applicare se si vuole portare a casa la partita. Nel complesso, quella di PES 2020 ci è sembrata un’esperienza di gioco più faticosa se non si è abituati, ma che può risultare molto soddisfacente e stimolante quando ci si prende la mano. Se volete un gioco da pronti-via, a cui può giocare anche quel vostro amico che non tocca un joypad da quando sulle copertine dei giochi c’era Adriano, PES 2020 non è però la scelta giusta.

FIFA 20
Per PlayStation 4 costa 59,99 euro su Amazon e 59,99 euro su ePrice. Per Xbox One costa invece 69,99 euro su Amazon e 59,90 euro su ePrice.

Dopo diverse partite passate a scervellarsi in schemi assolutamente al di fuori della nostra portata, passare a FIFA ha qualcosa di liberatorio. I colori fosforescenti dei menu, le familiari canzoni piene di chitarrine e coretti e il bellissimo menu di benvenuto dilatano le pupille di quelli di noi che avevano maggiormente patito la cerebralità di PES. L’attesa per la prima partita è spasmodica mentre cerchiamo inutilmente di saltare la noiosa animazione con protagonista Vinicius Jr. in un campetto di periferia, e cominciamo subito con una partita che sa molto di quarto di finale di Europa League: Atalanta – Galatasaray.

L’impressione è quella di essere in una specie di reboot in CGI del film che abbiamo appena visto nella sua versione originale: FIFA 20 è rapidissimo, la palla gira come in un flipper, i giocatori sono veloci e il gioco ti spinge a fare un’azione dopo l’altra senza rifiatare e senza ragionarci troppo. Non è una novità rispetto all’edizione precedente, rispetto alla quale forse, a guardar bene, certe dinamiche sono state perfino rallentate: ma l’approccio è talmente diverso rispetto a PES che sembra di giocare a un altro sport. La differenza sostanziale è che con FIFA ci divertiamo tutti da subito, e segniamo tanto. L’Atalanta vince 2 a 0, e il successivo Bologna-Cagliari finisce addirittura 1-4: una gran differenza rispetto a PES, dove le ultime due partite giocate erano finite tutte 0 a 0. Dipende molto dall’abitudine, ma è indubbio che la modalità più “arcade” di FIFA favorisca i gol e le partite spettacolari.

Si innesca subito l’effetto-dipendenza, e alla fine di ogni partita non vediamo l’ora di giocarne un’altra, sensazione che in PES era più attenuata: è il classico gioco che vi farà fare tardi nelle serate tra amici, quelle che si prolungano di ore a suon di “la rivincita e basta”, “ancora la bella e poi spegniamo”. Ma se a PES l’impressione è quella di giocare a qualcosa di molto simile al calcio, a FIFA si gioca a FIFA: nella nuova edizione ci sono ancora quelle dinamiche e quelle situazioni poco realistiche che chi conosce il gioco sa sfruttare a suo vantaggio, dalla facilità di scartare l’intera difesa avversaria al primo pallone del gioco all’efficacia delle progressioni rapide a suon di passaggi filtranti quando la difesa avversaria non è ancora schierata.

Eccezion fatta per la Juventus, e metabolizzata l’assenza di Boca e River, scorrere lunghe liste di loghi e nomi originali è un’esperienza molto appagante dopo ore di PES, e quelli di noi appassionati di seconde e terze maglie si perdono per un po’ tra le squadre di metà classifica tedesche. L’istinto della folla è però quello di giocare un big match dietro l’altro, nonostante i borbottii del redattore che userebbe unicamente squadre austriache da lotta-salvezza. Dopo un paio di Real Madrid – Manchester City ci calmiamo e ci buttiamo su un derby in cui la Roma spreca un vantaggio meritato consentendo una rimonta negli ultimi cinque minuti («è proprio la Roma, l’hanno fatta bene» dice un romanista).

Non ce ne accorgiamo nemmeno che son passate due ore, fuori è buio, qualcuno è in ritardo per la lezione di yoga e qualcun altro ha diverse chiamate senza risposta dei propri cari: FIFA ha fatto il suo lavoro, in sostanza, ed è eletto all’unanimità come gioco più adatto alle nostre esigenze. Le novità di cui ci siamo accorti rispetto all’edizione precedente non sono moltissime e non influiscono granché nel giudizio, ma ci va bene così: quello che cerchiamo è un gioco a cui possano divertirsi anche quelli meno pratici, che si possa usare senza troppa regolarità e che garantisca comunque partite piene di gol e ribaltoni, le più belle tra amici. E per una volta, i meno soddisfatti sono gli juventini della redazione, ancora un po’ imbarazzati dal finto nome della propria squadra: una seppur minima forma di contrappasso sportivo, secondo tutti gli altri redattori.

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