Da dove arrivano gli elastici per capelli a elica

Cioè gli Invisibobble: se avete i capelli lunghi è molto probabile che li abbiate notati almeno una volta al polso o nella coda di qualcun altro

Elastici Invisibobble nelle loro scatole (Presley Ann/Getty Images for Sephora)
Elastici Invisibobble nelle loro scatole (Presley Ann/Getty Images for Sephora)

Negli ultimi anni molte mode si sono diffuse molto velocemente grazie a Instagram e al sistema degli influencer, ma ce ne sono ancora di quelle basate soprattutto su un meccanismo che non ha nulla a che vedere con internet e i social network: vedi un tipo di accessorio che non avevi mai visto indosso a una persona, poi cominci a notare che ce l’hanno anche altre due, tre, dieci persone che conosci, fino a che non chiedi di che si tratta e decidi di provarlo a tua volta. È andata così, per esempio, con gli elastici per capelli Invisibobble, quelli di plastica, a elica. Esistono dal 2012 e nel giro di qualche anno sono diventati, insieme alle loro imitazioni, quasi onnipresenti tra i capelli o ai polsi delle persone con i capelli lunghi, in tutto il mondo.

Gli Invisibobble piacciono perché non strappano i capelli, non ci lasciano un segno anche dopo molte ore consecutive di coda di cavallo, e non danno fastidio se tenuti al polso. Sono soprattutto trasparenti o dei più comuni colori di capelli. Sophie Trelles-Tvede, la loro inventrice che nel 2016 era tra i trenta più notevoli imprenditori e creativi europei sotto i 30 anni secondo Forbes, è tedesca e l’azienda che li produce è a Monaco di Baviera. Come Trelles-Tvede ha spiegato in varie interviste, proprio perché gli Invisibobble – come si capisce anche dal nome – sono pensati per non essere visti, non erano un prodotto adatto a essere pubblicizzato con foto e video su Instagram: per questo come strategia di marketing l’azienda ha cercato in tutti i modi di facilitare il passaparola. Da quando sono stati inventati, nel 2012, a oggi, ne sono stati venduti più di cento milioni.

Le mode di quello che ci si mette nei capelli
A partire dagli anni Cinquanta e ancora più dagli anni Sessanta le donne hanno cominciato a usare sempre di più la coda di cavallo come acconciatura. Inizialmente si usavano nastri e foulard per legare i capelli, poi con la diffusione della coda di cavallo si iniziarono a usare gli elastici di gomma e poi in tessuto elasticizzato.

I primi elastici ad avere un proprio stile definito (e un nome specifico) furono gli “scrunchie”, diffusissimi negli anni Ottanta e pensati per non strappare i capelli: sono quelli con un elastico avvolto nel tessuto, di solito molto colorati. Sono tornati di moda ultimamente – come tornano di moda le cose considerate kitsch, ma anche dotate di fascino nostalgico – ma negli anni Novanta e poi Duemila chi li portava veniva criticato. In una famosa scena della sesta stagione di Sex and the City, andata in onda tra il 2003 e il 2004, la protagonista della serie Carrie Bradshaw dice che nessuna donna di New York oserebbe indossare uno scrunchie. Hillary Clinton invece fu presa in giro per gli scrunchie quando era segretaria di stato tra il 2009 e il 2013, al punto che scherzava sul fatto che avrebbe potuto intitolare la sua autobiografia su quel periodo The Scrunchie Chronicles, cioè “Le cronache degli scrunchie”.

Hillary Clinton, allora segretaria di stato americana, all’aeroporto militare di Torrejon De Ardoz, vicino a Madrid, in Spagna, il 1 luglio 2011: aveva i capelli legati con uno scrunchie (Carlos Alvarez/Getty Images)

Finito il periodo dei vistosi scrunchie e passata anche la breve moda dei piccoli elastici di gomma per treccine, fino a qualche anno fa gli elastici che andavano per la maggiore erano quelli semplici e sottili, di colori simili a quelli dei capelli. Dal 2010 invece si diffusero elastici colorati, anche se più sottili degli scrunchie, pensati per fare anche da braccialetti: quelli simili a nastri, tenuti insieme da un piccolo nodo, come quelli di Hershesons. Come questo genere di elastici, anche gli Invisibobble sono adatti a stare al polso, anche se esteticamente sono molto più neutri. Si distinguono però per essere stati ideati a partire da necessità pratiche.

Elastici di Hershesons

La storia di Invisibobble
Sophie Trelles-Tvede, l’inventrice degli Invisibobble, ha raccontato che l’idea per degli elastici a forma di elica le venne per caso, quando studiava all’università nel Regno Unito, per via di una festa a tema a cui si doveva partecipare vestiti male. Per l’occasione Trelles-Tvede aveva indossato una camicia sintetica “tie-dye” e dei pantaloni a zampa iridescenti, si era truccata con ombretti di vari colori e aveva abbinato al suo outfit una serie di strani accessori. Prima di uscire dal dormitorio dove alloggiava per andare alla festa, aveva notato il vecchio telefono attaccato al muro in uno degli spazi comuni, e in particolare il cavo a elica della sua cornetta: lo prese (il telefono era fuori uso da anni) e lo usò per legarsi i capelli. A fine serata andò a dormire dimenticando di slegarseli e il giorno dopo, quando lo fece, si accorse che il cavo non aveva quasi lasciato segni sui suoi capelli e che nonostante li avesse tenuti legati a lungo non le faceva male la testa (come può capitare).

Per concretizzare l’idea degli Invisibobble ci vollero circa sei mesi in cui Trelles-Tvede e il suo fidanzato di allora e socio Felix Haffa trovassero, con l’aiuto di vari tecnici esperti di materiali, le giuste caratteristiche fisiche per un elastico a elica resistente. La prima versione degli Invisibobble fu distribuita in Germania nel 2012: per un anno Trelles-Tvede e Haffa raccolsero pareri da parte di chi l’aveva usata per migliorare il prodotto e poi cominciarono a distribuire gli elastici anche all’estero. Oggi sono fatti di un tipo di poliuretano, una tipologia di plastica con cui si fanno anche certe guarnizioni e le cover degli smartphone; è un materiale inospitale per i batteri, quindi è adatto a stare a contatto con il corpo.

Gli Invisibobble si possono acquistare in più di settanta paesi, sono usatissimi e hanno molte imitazioni. La società che li produce fa parte di New Flag, una start-up fondata dal fratello di Haffa, Daniel Haffa, e Niklas Epstein, e che è la distributrice tedesca della spazzola Tangle Teezer, che con qualche anno di anticipo rispetto agli Invisibobble è stata un altro popolarissimo prodotto per capelli.

Come dicevamo, gli Invisibobble sono arrivati un po’ dappertutto alla vecchia maniera: con il passaparola. Non si è però trattato di un passaparola spontaneo, ma facilitato da una specifica strategia di marketing. Trelles-Tvede e i suoi soci sapevano che per proporre un nuovo prodotto progettato per essere utile – e gli Invisibobble, ideati come miglioramento degli elastici esistenti, rientrano in questa categoria – non c’è nulla di più efficace dei consigli di persone fidate, quelle che si conoscono direttamente. Inoltre si pensa che per i consumatori sia più bello avere la sensazione di aver “scoperto” un nuovo prodotto, invece di sentirne parlare online. Per ottenere l’effetto passaparola oltre a mettere in vendita gli Invisibobble nei negozi della catena di profumerie Sephora, l’azienda produttrice organizzò, nei primi anni, numerose occasioni in cui distribuiva elastici gratis.

Un’altra strategia pensata da Trelles-Tvede e dai suoi soci per rendere gli Invisibobble diversi dagli altri elastici è la confezione in cui sono venduti: normalmente elastici e forcine sono venduti attaccati a un cartoncino, mentre gli Invisibobble hanno confezioni cubiche, di plastica trasparente, adatte a essere impilate sui banconi, vicino alle casse di profumerie, negozi di parrucchieri, ma anche cartolerie, dove è facile fare acquisti d’impulso. Ogni scatola contiene tre elastici, ognuno costa più di un euro: sono dunque più costosi degli elastici più comuni. Si possono acquistare online, ma considerando le spese di spedizione presenti sulla maggior parte dei siti di e-commerce, ha più senso comprarli in un negozio fisico.

Sono davvero elastici diversi dagli altri?
The Strategist, il sito di recensioni di oggetti della rivista New York, li considera, insieme ai No Slip di Scünci, un’azienda americana, i migliori elastici tra quelli adatti a tutti i tipi di capelli. Sul sito americano di Amazon gli Invisibobble trasparenti sono stati votati con cinque stelle su cinque dal 60 per cento dei 415 utenti che li hanno recensiti e si trovano giudizi molto positivi anche sui blog che si occupano di cosmetici e prodotti per i capelli. Anche tra le redattrici del Post (non ci sono redattori con i capelli lunghi) gli elastici a elica hanno varie estimatrici convinte: il fenomeno del passaparola ha funzionato anche all’interno della redazione.

Una cosa interessante da dire sugli Invisibobble è che non si sformano con l’uso come tanti altri tipi di elastici. Cioè, lo fanno, soprattutto se vengono tirati molto per fare una coda alta o uno chignon che deve stare fermo, ma se poi per un giorno vengono lasciati a “riposare”, senza essere usati, riprendono la forma iniziale. Se sono stati particolarmente maltrattati e un giorno di riposo non basta, il consiglio dell’azienda è di metterli al sole, su un termosifone acceso (protetti da un asciugamano) o nell’acqua calda: il calore li fa restringere. Se vengono usati molto possono rompersi nel punto di giuntura, come capita anche agli elastici più resistenti; in casi di emergenza però anche un Invisibobble rotto può essere usato come nastro per legare i capelli facendo un nodo.

Infine guardando i numerosi video tutorial che ci sono su YouTube si capisce anche che gli Invisibobble sono versatili come strumento per provare a fare acconciature diverse dal solito: ad esempio un facile top knotch o una più complessa boho bun braid. I video sono in tedesco, ma con un po’ di attenzione basta seguire le immagini.

Le altre cose che fa Invisibobble, l’azienda
Il primo Invisibobble ha avuto grande successo e quindi negli ultimi anni Invisibobble, l’azienda, ha cominciato a proporre altri prodotti. Prima di tutto altri elastici, in aggiunta all’Original: i Basic, più piccoli, non a elica e pensati per legare le trecce in fondo, e gli Slim, che sono come gli Original ma con un raggio dell’elica minore. Questi ultimi non sono stati apprezzati quanto la versione originale: con alcuni capelli risultano meno delicati, secondo le recensioni. Poi ci sono i Nano: sono elastici a elica ma piccoli, nel senso che più che portarli al polso possono essere indossati come anelli, e sono pensati per fare codini o raccogliere i capelli solo parzialmente. Infine ci sono i Power, che sono semplicemente degli Original un po’ più spessi, e gli Sprunchie: sono scrunchie che all’interno del tessuto hanno un Invisibobble Original invece di un elastico tradizionale.

Nessuno di questi altri prodotti è particolarmente rivoluzionario – in fin dei conti gli elastici per capelli sono oggetti semplici – ma tra i più nuovi prodotti di Invisibobble ce ne sono alcuni con cui l’azienda potrebbe provare a replicare il successo del suo primo elastico: c’è una fascia per capelli in parte fatta da un Original (Multiband), le forcine Waver, e due strumenti per fare gli chignon in modo semplice, il fermaglio Clicky Bun e il nuovo Bunstar, una specie di pettine a forma di S pensato per tenere fermi i capelli arrotolati sulla testa. Per adesso però nessuno di questi prodotti si è diffuso come il primo elastico a elica.

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